14
Dramma nel dramma in Israele. Aumentano i casi di positivi al coronavirus. Ieri sera il totale di contagiati era intorno ai 7000 (Gerusalemme in  testa con oltre 900 casi) con 34 decessi quasi tutti questa settimana. Ma la situazione rischia di divampare soprattutto tra i religiosi ultraortodossi di Bnei Brak nei pressi di Tel Aviv dove il 38% dei circa 200mila abitanti sarebbe positiva al virus. Il dottor Ran Saar che guida l’Associazione sanitaria Maccabi ha parlato di decine di migliaia di casi nascosti ancora non registrati. Gli ebrei ultraortodossi (haredim) hanno accolto con riluttanza le restrizioni annunciate dal governo e sono contrari al distanziamento sociale. Secondo il giornalista Anshel Pfeffer: «il coronavirus è per gli ultraortodossi la più grande minaccia esistenziale dai tempi dell’Olocausto». 

Due i motivi che rendono gli haredim così esposti: il primo è il rifiuto di accedere alle notizie per via del divieto rabbinico di usare televisione, radio, giornali laici, Internet e telefoni con app tipo whattsapp; il secondo è la condanna  di ogni interferenza "esterna" all'autorità del rabbino e agli studi della Torah perché «sotto il sole non c'è mai nulla di nuovo».
Proprio a Bnei Brak durante la guerra del Golfo nel1991, il rabbino vietò agli abitanti di tagliarsi la barba e indossare le maschere antigas contravvenendo così alle disposizioni del governo. Saddam Hussein avvalorò poi la scelta bombardando i luoghi vicini ma non Bnei Brak e gli abitanti si persuasero che fosse bastata la Torah a proteggerli.

Col virus il rabbino ha dovuto cedere  dopo alcune resistenze iniziali: sono state chiuse scuole e sinagoghe e suggerito di pregare a casa. «Difficile immaginare un colpo più grande alla sua autorità». Per il resto Bnei Brak resiste contestando il coprifuoco antivirus come un inaccettabile ritorno alla condizione di ghetto.
A differenza del '91 si iniziano tuttavia a contare i morti. «La città della Torah non è più protetta», anzi: sta diventando il più grande focolaio pandemico di Israele.
Gli ebrei ortodossi sono protagonisti in questi giorni anche su Netflix con una serie tv appena uscita, «Unorthodox», che viene considerata una delle migliori dell’anno. E’ la storia di un’ebrea ultra-ortodossa che lascia di nascosto il marito e la comunità in cui vive a Williamsburg, a Brooklyn, New York, per cercare una nuova vita a Berlino. È ispirato alle memorie di Deborah Feldman «Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots» (pubblicate nel 2012) e scritto in collaborazione con lei.