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Non ci sono solo gli emiri di Dubai, Abu Dhabi o del Qatar, con i relativi patrimoni miliardari (in petrodollari), pronti a fare shopping di maison di moda, alberghi di extralusso o squadre di calcio in Europa.

Adesso tocca anche ai gruppi industriali e finanziari dell'Arabia Saudita. Come la conglomerata Asyad International, che fa riferimento alla famiglia Al Sayed, tra le più facoltose di Gedda, seconda metropoli (4,5 milioni di abitanti) per importanza del Paese della Penisola Araba dopo la capitale Riyad.

I progetti di espansione in Italia e negli altri mercati del Vecchio continente saranno individuati da Andrea Agnelli. L'esponente della famiglia torinese proprietaria di Fiat, nonché presidente della Juventus, secondo quanto appreso da documenti ufficiali consultati da MF-Milano Finanza, è riuscito a convincere Ahmed Abdullah Al Sayed, presidente della holding Sayad (attiva nelle costruzioni, nella petrolchimica, nel trasporto aereo, nel retail, nell'energia, nella logistica, nelle tlc e nel turismo) a scommettere sulle potenzialità del sistema-Italia e non solo.

Così, da qualche giorno Agnelli, attraverso la subholding Investimenti Industriali, partecipata al 50% dalla sua cassaforte Lamse, ha dato vita alla newco Bravo Invest, che vede come principale azionista, al 47,5%, la Asyad Industrial & Commercial Investment Holding Company, branch finanziaria proprio del colosso di Gedda.

Gli altri soci della joint venture sono appunto Investimenti Industriali (46,5%) e i manager vicini al presidente della Juventus, Francesco Roncaglio (3%), amministratore delegato di Lamse, e Andrea Longatti (3%), partner della Add Editore, di cui la holding di Agnelli possiede il 35%. Al momento la newco, che ha un capitale sociale di partenza di 100 mila euro, non ha fatto alcun investimento. Ma da quanto trapela dall'entourage dei due azionisti di riferimento emerge che gli obiettivi saranno società attive nei settori retail e commerciale, nell'immobiliare o nel comparto finanziario.

Anche se non sono da escludere incursioni nel comparto più strettamente industriale, visto il vasto know how del socio arabo, interessato non solo all'Italia ma anche a mercati come Francia, Spagna, e Germania.

La metodologia d'investimento potrebbe essere quella tipica del private equity o del family office, sulla falsariga di quanto fatto in questi ultimi anni dalla cassaforte di Agnelli, che attualmente ha in portafoglio le quote in Investimenti Industriali (50%), Add Editore (35%), Lucos Alternative Energies (5%) e Royal Park Real Estate (0,12%), oltre a quote del fondo inglese BlueGem da 200 milioni di capitalizzazione. A sua volta la subholding Investimenti Industriali detiene una partecipazione del 25% nella compagnia Nobis Assicurazioni.

L'unione tra l'esponente di una delle più importanti famiglie industriali italiane e una consolidata realtà imprenditoriale della Penisola Araba rappresenta una novità importante per l'Italia. E rafforza la propensione all'internazionalizzazione di casa Agnelli, che oggi vede il presidente di Exor e Fiat, John Elkann, al centro di importanti relazioni su scala globale, come dimostrato anche dal recente ingresso nel consiglio di amministrazione della News Corp di Rupert Murdoch.