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Il massimo (vincere e anche nettamente) con il minimo (cioé con l’apporto di soli due grandi giocatori). L’Inter impone la sua legge (2-0) in una partita non memorabile in Bulgaria, raggiunge virtualmente gli ottavi di finale di Europa League con una settimana di anticipo e sfoggia il nuovo gioiello di casa nerazzurra (Eriksen) e il diamante prezioso (Lukaku), giunto al ventiduesimo centro stagionale.

E se il danese, alla prima marcatura in nerazzurro, non solo ha segnato con un gol dal limite dell’area (71’) ma, sempre allo stesso modo, ha colpito la traversa (73’) e, prima, costretto il portiere Iliev ad una deviazione in angolo, Lukaku ha realizzato su calcio di rigore (nel terzo minuto di recupero) per un fallo di mano commesso da Anicet in piena area. Curiosamente, ma non proprio casualmente, Eriksen e Lukaku sono stati co-protagonisti nelle due occasioni decisive. Il belga perchè, su combinazione di Vecino al culmine di una paziente azione dell’Inter, ha fornito la palla del vantaggio ad Eriksen, che ci ha messo molto di suo. L’ex Tottenham ha battuto con una parabola assai insidiosa il calcio d’angolo da cui è nata l’assegnazione del tiro dagli undici metri. 

Oggi i due insieme costituiscono una delle risorse prioritarie dell’Inter anche se Conte ha messo Eriksen dietro le punte, cioé a fare il trequartista qual è, solo dopo l’1-0. Prima Eriksen ha svolto il compito di mezzala a fianco di Borja Valero, con Vecino da mezzo destro e Moses e Biraghi ai lati. Lautaro Martinez e Sanchez erano le due punte, mentre davanti a Padelli (del tutto inoperoso) Ranocchia ha fatto il centrale affiancato da Godin e D’Ambrosio.  Senza cinque infortunati (Sensi, Gagliardini, Esposito, Handanovic e Bastoni), con due titolari (Brozovic e Skriniar) lasciati a Milano per precauzione, De Vrij, Young, Lukaku, Barella e Candreva in panchina, l’Inter è partita piano, alimentando il cattivo sospetto che a questa Europa League tenga molto meno del campionato. Ritmo basso, qualche errore di troppo, un giro palla lento. Due le sole azioni degne di menzione, entrambe con la stessa dinamica, entrambe con gli stessi interpreti, ovvero i due esterni: Moses, a destra, con cross a Biraghi a sinistra. Nella prima occasione, Biraghi ha eseguiito una conclusione goffa e alta. Nella seconda, il tiro al volo è stato pronto e spettacolare. Il portiere del Ludogorets ha parato in due tempi.

L’Inter della ripresa, sicuramente stimolata da Conte, ha cominciato con piglio definitivo. Ancora Moses è andato al cross basso e Sanchez, attaccando il secondo palo, ha colpito di tacco. La palla, leggermente deviata da Grigore, ha sbattuto sul legno e poi è andata in angolo. Sarebbe potuto essere un episodio decisivo, invece gli interisti hanno dovuto attendere altri venti minuti, cioè quando Eriksen è entrato in azione con la sua specialità, ovvero il tiro dal limite. Si dirà - ed è giusto - che Eriksen ha colpito stando a ridosso dell’area, dove dovrebbe giocare da trequartista. Tuttavia vale anche la considerazione opposta. Pur agendo da mezzala, come ha voluto Conte, ha trovato tempo e misura per esercitare il suo colpo preferito. Certo, Eriksen non ha né il dinamismo di Barella, né la determinazione di Vecino. Meno che mai - anche se in carriera l’ha fatto - può essere un centrale di centrocampo al posto di Brozovic. E’ necessario dargli il tempo di ambientarsi, di capire cosa Conte vuole da lui, di trovare la misura delle giocate e poi, secondo me, si esprimerà per il calciatore che è, cioé un campione. Qualcosa, nel frattempo, l’abbiamo già visto e non solo a Razgrad.

Conte ha capito che per fargli da apripista aveva bisogno del peso di Lukaku (dal 64’ al posto di un poco positivo Lautaro). Poi, dopo il vantaggio, ha inserito Barella per Moses e cambiato il sistema di gioco: 4-3-1-2 ovvero il modulo con il trequartista, Eriksen appunto, provato per meno di venti minuti. Il Ludogorets, padrone del campionato bulgaro, è una discreta multinazionale che, però, non tira mai in porta. Probabilmente è stata condizionata dall’assenza dell’attaccante romeno Claudiu Keresu (in tribuna un po’ a sorpresa), autore fino ad oggi di sedici gol. I due gol di differenza con l’Inter ci stanno tutti anche se, girata la boa del primo tempo, l’idea di strappare un pareggio l’allenatore Vrba la stava coltivando. Invece è finita come l’Inter pensava e voleva. Cioè qualificandosi senza dover buttare energie la prossima settimana, a tre giorni dalla partita con la Juve.

Ludogorets-Inter 0-2 

Marcatori: 26’ s.t. Eriksen, 49' s.t. Lukaku (rig.)
Assist: 26’ s.t. Lukaku

Ludogorets: Iliev; Cicinho, Terziev, Grigore, Nedyalkov; Dyakov ( dal 22’ s.t. Badji), Anicet Abel, Cauly (dal 45’ s.t. Biton); Marcelinho, Swierczok (Tchibota 30’ s.t.), Wanderson.

Inter: Padelli; D’Ambrosio, Ranocchia, Godin; Moses (dal 27’ s.t. Barella), Vecino, Borja Valero, Eriksen, Biraghi (dal 36’ s.t. Young); Sanchez, Lautaro (dal 19’ s.t. Lukaku).

Ammoniti: Lautaro (I), Grigore (L), Wanderson (L), Anicet Abel (L)

Espulsi:

Arbitro: Carlos Del Cerro Grande