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La passione per l'Inter, Holly e Benji, il mito di Ibra, la voglia un "Lukaku 2" e l'amicizia con Ranocchia. Abbiamo incontrato Riccardo Zanotti, frontman dei Pinguini Tattici Nucleari, a ridosso dalla partenza del "Dove eravamo rimasti Tour", che prenderà il via il 14 giugno a Conegliano, e pochi giorni dopo l'uscita del singolo "Giovani Wannabe". Il brano è accompagnato da un video che vede protagonista la coppia, artistica e nella vita, formata da Chiara Pieri e Francesco Mehths Ciconetti, ragazzo trans e divulgatore per le tematiche transgender. 


Singolo appena uscito e video già in tendenza. Bomba spiazzante per le tematiche toccate. Cosa si cela dietro questa scelta? 
"Nel video volevamo raccontare una storia d'amore incredibile, che ha viaggiato tanto, cambiando e trasformandosi, rimanendo una grande storia d'amore. E' un videoclip che ha fame di vita e futuro, con due protagonisti, Francesco e Chiara, che con grande naturalezza e normalità raccontano una storia fantastica. Sono entrato in contatto con loro tramite Instagram e mi hanno colpito. Il pop deve avere anche il coraggio di raccontare tematiche che qualcuno magari ancora non accetta o recepisce, scalfendo un muro mediatico che ancora a volte si crea". 

Chi è il Giovane Wannabe? 
"E' il Wannabe in senso positivo, colui che aspira a diventare qualcosa in un mondo che cambia. E' una persona che ha fame di vita, anche a 90 anni. Per usare una metafora calcistica, è l'attaccante che torna un po' in difesa, che ambisce al gol ma allo stesso tempo pensa di dover fare di più. Una sorta di ricostruzione dal basso, che si basi su diritti riconosciuti, in ambito lavorativo come esistenziale, dal salario minimo alla fluidità di genere". 

Tu che Giovane Wannabe sei stato? 
"Il Riccardo "Giovane Wannabe" ha avuto tre fasi nella vita. La prima in cui voleva essere un calciatore, grazie a Holly e Benji e alla passione per l'Inter di mio nonno. Giocavo a calcio sempre. Avevo il sogno di giocare a Wembley. Poi, a un certo punto, ho scoperto i Queen e mi sono detto che a Wembley ci volevo andare ma da musicista. Ed è stata la seconda fase. Poi c'è n'è stata una terza, della "quasi disillusione", in cui mi sono reso conto di quanto sia difficile raggiungere determinati posti in questo ambiente musicale e discografico. A quel punto mi sono detto di poter virare su una laurea in architettura o ingegneria. Però rimaneva quella vocina che mi diceva "devi provarci in qualche modo". Ho avuto solo il coraggio di provarci sul serio ed è andata bene". 

Anche Cesare Cremonini sognava Wembley, poi ha detto di aver trovato il suo Live Aid quest’anno a Sanremo. 
"Cesare ha una storia particolare su Sanremo, perché era stato rifiutato con i Lunapop e quella di quest'anno è stata una rivincita. Anche per noi Pinguini, ogni volta che saliamo sul palco, è un po' una Wembley da una parte e una rivincita dall'altra. Io, ad esempio, ho iniziato a cantare perché, da chitarrista, non trovavo qualcuno disposto a cantare con me. Però adesso ogni volta che salgo sul palco è una rivincita". 

Dal 14 giugno tornate in Tour. Quali sono le sensazioni prima della ripartenza live? 
"C'è una grande felicità e gioia di risalire sul palco, ma anche tante consapevolezze in più. Abbiamo avuto una grande sfortuna con le chiusure nel settore musica post Covid, ma anche una grande fortuna di aver fatto Sanremo appena prima, arrivando a un grande pubblico. La consapevolezza è che il nostro mondo deve cambiare. Mi è parso di vedere un Paese che non sapeva nemmeno che il nostro è un lavoro a tutti gli effetti. Ora sono necessarie più tutele e anche più informazione, sul nostro lavoro e su quello di tutti i tecnici che lavorano con la musica. Non so se questo Tour diventerà un film ma adesso, partendo, vogliamo rendere evidente la nostra grande gratitudine per il mestiere che facciamo noi e tutto il nostro team". 

A quale grande concerto parteciperai da spettatore, ora che tutto è finalmente riaperto? 
"Sarei voluto andare a vedere Paul McCartney e spero possa esserci l'occasione in futuro. Anche Dua Lipa e Vasco erano nei piani negli ultimi giorni, ma stiamo lavorando tanto tra sala prove e studio, così sono saltati. Spero di riuscire vedere gli Imagine Dragons. Ho una gran voglia di "grandi produzioni" dopo questi ultimi due anni". 
Parliamo di calcio, ho letto in un'intervista questa frase dei tuoi genitori: "Un bel giorno lo tolsero dalla panchina per metterlo in campo, dove Riccardo si è seduto, mandando in tilt compagni e allenatore". E’ vero? 
"E' verissimo, ma ero molto piccolo (avevo 5 anni) e non capivo ancora dove stavo. Un giorno non avevo voglia di giocare e, per una sorta di protesta pacifica, mi sono seduto in mezzo al campo a fare le formine di terra e sabbia. La passione per il calcio è venuta un po' più tardi. Giocavo in attacco, avevo il mito di Ibra, ero molto alto, anche se non particolarmente fisicato, e mi sfruttavano soprattutto per le sponde di testa". 

Tu sei interista come il nonno? 
"Sì, sono interista grazie a lui. Andava a lavorare a Milano da Bergamo negli anni '60. Si è innamorato dell'Inter di Herrera e, di conseguenza, quando siamo arrivati io e mio fratello siamo stati portati sulla strada dell'interismo. Sono però anche simpatizzante per l'Atalanta, anche perché sono circondato da compagni di band atalantini, ma il cuore rimane interista". 

C'è anche molta Inter nei tuoi testi. Tu "tifi Inter e non lo dici sottovoce" mi pare… 
"Già, perché nei testi metto un po' tutta la mia quotidianità e quando tifi una squadra come l'Inter non puoi lasciarla fuori dalle canzoni. E' difficile tifare Inter a volte, perché ti crea talmente tanti sbalzi di cuore e non sai mai come andrà a finire, ma a me piace lo "struggle". Il tifo per l'Inter sembra quasi una telenovela. E' una squadra molto "letteraria" e "musicale", non è un caso che tanti cantautori tifino Inter. Ad esempio questo campionato l'ho adorato, indipendentemente da come è andato a finire, perché fino all'ultimo mi ha tenuto attaccato. E' stata una bella lotta e adesso vedremo come andrà nella prossima stagione". 

A proposito, parlando di mercato, chi sogni per la prossima stagione? 
"Sicuramente Lukaku. Se ne è andato e adesso pare voglia tornare. Non so cosa avverrà e quanto sia fattibile, ma penso che sia un giocatore incredibile e che possa essere decisivo. Da tifoso lo riaccetterei, perché bisogna anche accettare che i calciatori siano persone e possano fare delle scelte sbagliate, avendo la possibilità di tornare indietro. Non la vedo come una cosa negativa, anche perché sulla nostalgia, malinconia e sindrome da epoca d'oro ci scrivo tante canzoni". 

C'è un calciatore dell'Inter a cui sei particolarmente legato? 
"Sicuramente Ranocchia (si svincola a parametro zero a fine giugno ed è nel mirino del Monza, ndr). Ci sentiamo anche spesso, so che apprezza molto le nostre canzoni, e sia io che mio fratello siamo grandi estimatori, dell'uomo Ranocchia oltre che del calciatore e bandiera nerazzurra". 

Una curiosità: hai poi denunciato Bono Vox e Martin Garrix per il presunto "plagio" di Euro 2020? (l'inno dell'ultimo Europeo è molto simile al ritornello di Ringo Starr dei Pinguini). 
"No, non l'abbiamo fatto (ride, ndr). Anche perché nella musica, soprattutto quando fai pop, esiste il caso. Le note sono 12 e la scala pentatonica è abbastanza comune. Quindi è comprensibile che ci possano essere assonanze o affinità. E poi, in una causa del genere, un avvocato non lavora "pro bono" e in questo caso, anche se il nostro avvocato lo facesse, sarebbe comunque un problema. Però è stato divertente, perché in un momento in cui non avevamo promo, dischi o live, tutto a un tratto stavano parlando di noi senza che facessimo nulla". 

Avete un nuovo album in programma? 
"Sì, onestamente ti dico che lo abbiamo in cantina. Ci stiamo lavorando piano piano. Adesso c'è il tour a cui pensare, quindi ce lo siamo un po' tolto dalla testa, ma in un futuro non troppo lontano uscirà".