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  • Roma, Stekelenburg:| 'Tempo darà ragione'

    Roma, Stekelenburg:| 'Tempo darà ragione'

    Attilio Gregori, ex portiere di Roma e Genoa, ai microfoni di Radio Incontro 105.8, durante la trasmissione "Diario di bordocampo" si è espresso sul posticipo del prossimo turno di Serie A che vedrà affrontarsi le due squadre per cui a difeso i pali in carriera :
     
    "Sarà una partita interessante dal punto di vista tattico perché sono due idee diverse di fare calcio, entrambe valide anche se propendo di più per quella di Zeman, che rimane un allenatore che sa insegnare calcio a tutti i livelli. Sarà una partita da non perdere, per tutti, addetti ai lavori compresi".
     
     
     
    Per quanto riguarda i due portieri come vede Frey e Stekelenburg: entrambi sembrano aver ritrovato una buona forma.
     
    "Frey è da diversi anni che fa campionati importanti, e credo sia un portiere per il Genoa un giocatore importante. Come penso del collega romanista. Piace molto, l'olandese, anche se non sta facendo benissimo. Credo anche che giocare a Roma non sia facile, non lo è mai stato. Sono in buone mani, Genoa e Roma, e il tempo darà loro ragione.Anche a Stekelenburg".
     
    Quali sono i reparti migliori e quali quelli peggiori delle due squadre?
     
    "Dalla cintola in su, Genoa e  Roma hanno giocatori validi di livello e giovani  di prospettiva. La Roma ha moltissima qualità, in avanti, e tra poco migliorerà quando i meccanismi saranno più rodati, rispetto a quanto sta facendo adesso".
     
    L'allenatore si deve adattare ai giocatori o fa bene Zeman ad andare avanti per la sua strada?
     
    "Il modulo lo fanno i calciatori, non gli allenatori. Zeman ha avuto la possibilità di scegliersi i giocatori, per attuare il 4-3-3. De Canio si è trovato a dover riparare una campagna acquisti normale prendendo Borriello. Il boemo ha giocatori votati a fare quel tipo di schema".
     
    Che idea si è fatto, della diatriba tra Zeman da una parte, e De Rossi e Osvaldo, dall'altra?
     
    "Partiamo da De Rossi. Per quello che posso intuire io, Zeman ha bisogno di giocatori che abbiano in testa la giocata prima, la verticalizzazione. De Rossi è fatto per giocare davanti alla difesa, per come la vedo io: però penso sia anche in grado di provare a cambiare la sua posizione. E' un patrimonio da difendere, il giocatore, però deve modificare il suo ruolo e il modo di interpretarlo. De Rossi ha come caratteristica da sempre di tenere la palla e di giocare in orizzontale. Per quanto riguarda Osvaldo lo alternerà con Destro".
     
    Cosa manca alla Roma, per lottare al vertice?
     
    "Come qualità di organico la Roma è indietro, rispetto a Napoli, alla Juventus e al Milan stesso, anche se la partenza
    dei rosso-neri è stata quella che è stata. Potrebbe essere alla pari dell'Inter. Però come qualità di gioco la Roma è seconda a
    poche altre, perché credo nel lavoro che sta facendo Zeman. La Roma ha dei campioni, pochi, buoni giocatori, tanti, e giovani
    di prospettiva, come Lamela. La squadra ha un'idea di come si fa calcio, e in questo gioco contano le idee, un modo di fare 
    propositivo. E Zeman lo ha dimostrato nel tempo, ed è un maestro di calcio".
     
    Oltre a Lamela, Pianjc e Florenzi: quale di questi tre può far fare il salto di qualità alla Roma?
     
    "Pianjc e Lamela hanno un potenziale importante di prospettiva: diventeranno dei grandi giocatori, con quel modulo. La
    Roma ha dei giovani interessanti e di prospettiva, e con Zeman miglioreranno; il tempo ci ha insegnato che i giocatori sconosciuti
    e semisconosciuti si sono fatti valere grazie alle sue idee. Ed è un calcio che piace anche a me, in cui credo".
     

    Un ricordo di quel gol che, per sua sfortuna, in un noto Milan-Verona, lei fu costretto a prendere...

    - Gregori sorride - "Quel gol l'ho visto mille volte, e forse più. La cosa che più ricordo con maggior scalpore è che si trattasse
    di un calcio d'angolo per il Verona; Weah ha stoppato la palla, si è fatto cento metri di campo, palla al piede, pensi sarà stanco,
    e invece no: mi ha pure guardato, ha segnato, ha fatto altri trenta metri di corsa verso la bandierina, perché fisicamente è possente. Fu un rigore in movimento, dopo cento metri di scatto, con la palla al piede. Arrivò fresco come una rosa, e piazzò pure la palla".

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