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  • Tutto Della Valle a 360°: Moratti, Fiorentina, sciopero, Barcellona...

    Tutto Della Valle a 360°: Moratti, Fiorentina, sciopero, Barcellona...

    • Luca Talotta

     

    Il patron della Fiorentina Diego Della Valle, dai suoi uffici milanesi: "Sono abbastanza amareggiato, sto cercando di capire quale futuro si possa avere in questo mestiere - dice - quando dissi che bisognava sedersi attorno ad un tavolo, volevo dire che bisognava occuparsene seriamente, al di là delle polemiche e dei fatti del passato; bastava parlarsi civilmente e cercare di capire il perché sono accadute certe cose"
     
    MORATTI - "Non voglio entrare in polemiche banali, Moratti non ha accettato il mio confronto civile per cercare di capire cos'era accaduto in modo amichevole; e questo non ha migliorato la mia considerazione in lui. Lo giudico solo per il comportamento che ha avuto".
     
    CALCIO - "Ho visto che nell'ambiente calcio alcuni grandi presidenti vanno per la loro strada; nessuno ha voglia di costruire nulla che possa servire a riportare il calcio italiano ai vertici; quindi questa cosa mi ha fatto ragionare. Oggi mi sentirei di dare qualche consiglio, stiamo parlando di una delle cose che gli italiani amano di più. Il calcio non è un porto franco, un posto dove che chi vuole fa quello che vuole, ma uno strumento che deve occuparsi di trasmettere; dobbiamo riconsiderare questi valori, in parte persi. 
     
    NUOVA GOVERNANCE - "E' il momento di fare il punto della situazione, con un'analisi critica del calcio. Se continuiamo a pensare che si possa tutti i giorni fare bagarre su tutto e considerare tutto e il contrario di tutto, non è questo il modo di affrontare il calcio, bisogna che ci fermiamo tutti. Qui si tratta di costruire tecnicamente un gruppo, una governance esterna come la Consob, che dovrà governare il calcio senza avere condizionamenti dalle persone che operano nel calcio stesso. se le regole dobbiamo farle scrivere ai protagonisti  del calcio sarà dura, nel mondo del calcio ci sono presidenti di grande qualità, qualche altro che lavora bene senza grande esperienza e poi ce ne sono altri che con il calcio c'entrano ma perché è il loro mezzo di sostentamento quotidiano"
     
    SCIOPERO - "Se si gioca o meno, è un fatto secondario, non ha nessuna importanza se si pensa ai veri problemi economici che dovrà affrontare il paese con la riapertura delle aziende a settembre; 
     
    FIORENTINA - "Io e mio fratello lo abbiamo visto a Firenze; siamo stati accolti bene, trattati bene. Ad un certo punto, con l'aiuto anche di qualche giornalista, sono state enfatizzate delle cose che non esistono. Bisogna che si centri l'attenzione su chi ha cose buone da portare al calcio del futuro". 
     
    SDEGNO - "In una situazione del genere è impensabile vedere che si concentra l'attenzione su procuratori che portano via i giocatori o altro. Sono cose non rispettose del calcio; da noi c'è sempre folklore, non ci rimane piu l'attaccamento alla maglia. Nelle aziende non funziona così: un operaio al 99% farà bene il suo mestiere e il dirigente vorrà che si trovi bene lì; è la chiave del successo. La reputazione è alla base della nostra vita quotidiana. Oggi parlare se è giusto o no fare lo sciopero è un cosa banale".
     
    ALLO STADIO - "E' vergognoso che i calciatori non giochino; sarebbe bello, in un periodo così delicato del paese, che la gente possa andare allo stadio. Considero una banalità questo tipo di divergenza. Chi ha più o meno ragione non conta nulla".
     
    BARCELLONA - "Il Barcellona non è una società del futuro, è piena di debiti. Le società del futuro sono quelle con un altro regime, con un controllo dei costi preciso. Quelle società lì non avranno un grande futuro quando arriverà il fair play finanziario; le considero solo sotto l'aspetto del calcio giocato".
     
    PRESIDENTI - "Ci sono presidenti che possono costruirsi la società, altri che l'unica cosa che possono fare è prendere i soldi dei diritti e farci dei bei guadagni. Il primo tassello del domino per creare la governance esterna? Quello che potrei fare è farmi dire cosa intendono gli altri presidenti per calcio e calcio del futuro. Se il problema è sempre farsi prestare un centrocampista o avere un giocatore svinccolato, il problema sta a zero. La cultura di fare impresa ce l'hanno solo pochi presidenti. Attorno alle società bisogna costruire qualcosa che permetta di autosostenersi, se si vuole che si possa giocare delle chance a livelli più alti. Bisogna costruire a livello di business: ma in Lega quattro presidenti sanno farlo, altri no o non hanno voglia. Il resto sono solo chiacchere". 
     
     

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