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Domenica pomeriggio l’Ancona ha battuto 2-0 il Pisa allo Stadio del Conero, portandosi a due punti dal secondo posto occupato dalla stessa squadra nerazzurra e a uno dal terzo posto (e dalla zona playoff) occupato dalla Maceratese. Una vittoria arrivata al termine di una prestazione d’alto livello, che ha suggellato un’altra e ben più importante affermazione del calcio anconitano. Di questa si era avuta celebrazione poche ore prima, durante una mattinata che ha visto la presentazione della Fondazione “Unione Anconitana” alla città. Un ulteriore passo del percorso virtuoso iniziato nella disperazione durante l’estate di sei anni fa, e che grazie al duro lavoro delle rappresentanze del tifo ha portato a un risultato straordinario: la prima società italiana di calcio a essere passata sotto la proprietà dei tifosi.

La storia è stata già raccontata più volte, anche su questo sito. Dunque sarebbe superfluo ripercorrerne le tappe nel dettaglio. Basti ricordare che nell’estate del 2010 il club, che aveva appena mantenuto il posto nel campionato di serie B, venne cancellato dopo il fallimento per debiti; e che si trattava del secondo fallimento nel giro di sei anni, dato che un precedente si era registrato nell’estate del 2004. Una situazione che con ogni evidenza aveva avviato un circolo vizioso, dal quale bisognava uscire inventandosi qualcosa di rivoluzionario. Quella rivoluzione l’hanno condotta i tifosi attraverso l’associazione Sosteniamolancona. L’iscrizione della nuova società al campionato di Eccellenza 2010-11 è stata l’inizio di una nuova storia che pur fra mille difficoltà ha portato alla riconquista del calcio professionistico e all’attuale corsa verso la serie B. Se il risultato sportivo dovesse arrivare, saremmo in presenza di un prodigio. Ma già le conquiste fin qui raggiunte segnano tappe esaltanti, un esempio per il mondo del calcio italiano che finalmente scopre un modello virtuoso.

A dire il vero, questa scoperta la stanno facendo gli stessi protagonisti della rinascita del calcio anconitano. Cioè quel gruppo espressione della tifoseria che ha guidato il progetto di ricostruzione fin dai primi passi, con l’ausilio fondamentale di un personaggio come l’ex sindaco Fiorello Gramillano, che non per nulla è adesso il presidente della Fondazione. In questi sei anni di attività tutti costoro sono stati talmente schiacciati sulle fatiche di dover garantire e consolidare il progetto, da non essersi resi conto d’avere costruito un’eccellenza calcistica non soltanto sul piano italiano. Il definitivo passaggio dell’US Ancona 1905 sotto il controllo dei tifosi, sancito la scorsa estate con la cessione delle quote effettuata dall’ex proprietario e attuale sponsor Andrea Marinelli, ha infatti segnato un salto di qualità che porta molto in avanti l’esperienza di democrazia e partecipazione realizzata a Ancona. E ciò viene riconosciuto dall’estero, da quei paesi in cui gli esperimenti di coinvolgimento e partecipazione dei tifosi sono stati avviati prima che in Italia e con un raggio di diffusione ancora non realizzato nel nostro Paese. Soltanto all’inizio degli Anni Dieci si riteneva che esperienze del genere non potessero attecchire in Italia, a causa di un ritardo culturale troppo ampio e di una mentalità generalizzata presso il mondo del tifo italiano che privilegia ancora il modello mecenatistico. E fino all’anno scorso si continuava a pensare di dover prendere a modello singoli casi esteri. Invece adesso sono i protagonisti di quelle esperienze estere a guardare al caso di Ancona e a indicarlo come un riferimento. E a questo punto bisogna che chi di dovere ne prenda atto, e faccio tutto il possibile per proteggere e valorizzare questa eccellenza calcistica italiana. Certamente le autorità del territorio, che si ritrovano in casa un modello associativo virtuoso, capace di fare da aggregatore a beneficio della comunità. Ma anche chi governa il mondo del calcio in Italia, che per una volta ha l’occasione di mostrare qualcosa di positivo nello squallore generale del nostro pallone.
Lo ha capito immediatamente il nuovo presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, presente domenica all’iniziativa di presentazione. Gravina ha voluto nel nuovo Consiglio di Lega il presidente dell’US Ancona 1905, David Miani, uno dei leader di Sosteniamolancona. Un segnale di attenzione, importante non tanto per il riconoscimento politico, quanto per l’adesione a un’idea di democratizzazione del calcio non più rinviabile. Si auspica che anche la Federazione e le altre leghe mostrino analoga attenzione, da condursi non tanto con l’assegnazione di cariche, ma piuttosto con un’azione tesa a favorire le esperienze che di settimana in settimana si moltiplicano. Favorendo i fermenti dal basso, e resistendo alla tentazione di dirigismo dall’alto che mortificherebbe in partenza la spinta verso la rifondazione del calcio italiano.

@pippoevai