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Casarin ne ha per tutti: il Var, arbitri, fuorigioco, Ifab, i doppi arbitri, quelli dietro la porta… Nulla, dice, è mai sembrato risolutivo. Anzi: gli arbitri di porta hanno peggiorato la situazione, il fuorigioco millimetrico ha un che d’imponderabile, il Var è applicato solo dal 25% delle Federazioni. Passare, aggiunge, “dall’ arbitro in campo, l’uomo quindi, a quello con la tecnologia non è facile. Lo spettatore e molti addetti hanno bisogno di avere l’arbitro tra le mani, coglierne i soliti difetti tecnici e anche la debolezza per poterlo alla fine perdonare dopo averlo piegato, sconfitto". Partiamo da questa ultima considerazione non da poco, che investe un profondo argomento filosofico: il rapporto tra uomo e tecnologia. Di fronte all’efferata e indiscutibile perfezione tecnologica non ci mancherà la più abbordabile e discutibile imperfezione umana? Non ci mancheranno la colpa e il perdono? Il passaggio ai dettami d’una “superiore” e inappellabile intelligenza artificiale, capace di disumanizzare il soggetto, non è lontano. E d’altra parte, la tanto agognata (anche criticata, temuta, per la verità) epoca della tecnica che “affranca” l’uomo da fatiche, predetermina nuove fisiologie, permette rapidità, salute e, alla fine, miglioramenti non porta indubbi vantaggi?

Per restare al Var, comunque, il tasso di confusione e di squilibrio è ancora altissimo. Primo perché non sostituisce affatto l’uomo, secondo perché ognuno lo applica come gli pare, terzo perché le Federazioni lo utilizzano come a loro pare. In quella inglese, ad esempio, il Var giudica direttamente senza far intervenire l’arbitro a rivedere, dirimere, discutere, giudicare. Dalla cabina dicono: “E’ rigore” e il penalty viene assegnato oppure: “Il goal è viziato da un fallo” e la rete viene annullata. Da noi, invece, l’arbitro decide se ascoltare, rivedere l’azione al monitor o intervenire senza farsi “distrarre” dai collaboratori tecnologici.
Diciamo dunque che la perfezione tecnologica è ancora lontana da venire, che per altro, la tecnologia di porta ha migliorato assai i goal non goal e viceversa e che forse rimpiangiamo le regole sul fuorigioco d’una volta. Il fuorigioco fischiato per tre centimetri di ciuffo o cinque d’alluce, sa troppo di calcolo infinitesimale che né occhi umani, né telecamere possono applicare efficacemente. Perché non si dice, come un tempo: è fuorigioco quando tra i due giocatori c’è luce, altrimenti l’azione va avanti. Ne guadagnerebbero la chiarezza e il gioco.

I monitor hanno creato un altro dilemma o forse una nuova professionalità: l’arbitro da Var. Dopo aver saputo che Irrati è considerato forse il miglior addetto Var d’Italia e averlo visto sul campo l’ultima partita di campionato, in cui è sembrato uno dei peggiori della penisola, ci è venuto in mente che le carriere potrebbero dividersi e creare dei “varristi” veri e propri che non pestano l’erba. Il primo del genere potrebbe essere proprio lui.