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  • 'Armando Picchi, un uomo Libero', il meraviglioso documentario che lo racconta. Quando i miti della grande Inter giocavano  scalzi sull'asfalto. E quella verità detta solo a Moratti

    'Armando Picchi, un uomo Libero', il meraviglioso documentario che lo racconta. Quando i miti della grande Inter giocavano scalzi sull'asfalto. E quella verità detta solo a Moratti

    • Pasquale Guarro
    La 39esima edizione di Sport Movie & Tv ha concesso all’Inter e agli interisti un dono di inestimabile valore: un documentario sulla vita di Armando Picchi (regia di Roberto Davide Papini), leggenda e colonna dell’invincibile armata nerazzurra guidata da Helenio Herrera. Un’opera che si eleva da tutte quelle fin qui realizzate e dedicate a questo magnifico campione, perché più di altre, ci aiuta a conoscerne l’uomo, portandoci in una dimensione diversa. Facendoci entrare nella sua sfera più privata, per farci abbracciare il calciatore, ma anche l’amico, il marito e il padre. 

    IL FIGLIO LEO - Come un piccolo miracolo che si concretizza minuto dopo minuto, con la grazia del racconto di suo figlio Leo, che ne ha ereditato onestà e gentilezza. Una testimonianza non impostata, continuamente minata dall’incedere di travolgenti emozioni che spaccano in due la voce di un figlio che non ha mai dimenticato suo padre, nonostante a legarli sia un unico ricordo: un pallone di pezza colorato e un corridoio in cui Leo, bimbo di appena due anni, giocava con Armando. Il destino ha interrotto il loro legame terreno, non certo quello spirituale, perché quel bambino, adesso divenuto uomo, ha cercato, e ancora cerca suo padre, instancabilmente, in ogni angolo di mondo. Nelle foto sgualcite e dimenticate in cassetti sconosciuti e nei racconti di chi ha potuto viverlo più di lui, per stringersi nei suoi valori e per crescere come suo padre lo avrebbe cresciuto se gli fosse stato accanto.

    I MODI ALLA PICCHI - “Armando Picchi, un uomo Libero”, è l’opera che ci avvicina alla famiglia e agli affetti di questo indimenticabile campione. Che ci racconta il legame con la sua Livorno, ma anche il rapporto di odio e amore con Herrera e quello di complicità con Angelo Moratti che volle salutare con una battuta, a conferma del suo essere e sentirsi interista: “Muoio all’estero”, disse al suo ex presidente, accorso a trovarlo in un ospedale di Torino, città che lo ospitava da quando era divenuto allenatore della Juventus. E poi le partite, estenuanti, nel “gabbione” dei Bagni Fiume a Livorno, a piedi scalzi, su un campetto di asfalto in piena estate. Veri e propri tornei cui prendevano parte anche i suoi amici della Grande Inter, che lo raggiungevano in villeggiatura per ritrovarsi poi a sfidare sconosciuti vacanzieri. Perché nella fantastica unicità dell’essere Picchi, svettano soprattutto i valori di uguaglianza e fratellanza. Campione totale.

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