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Ha ragione Paulo Dybala: “Non devo dimostrare nulla a nessuno”, come ha dichiarato sprezzante al termine della partita con l’Udinese. È vero, dopo 6 stagioni alla Juventus, una (la settima) in corso d’opera e 110 reti realizzate, ciò che doveva dimostrare lo ha dimostrato. 

E cioè: di essere un giocatore di grande talento, capace di virtuosismi di alta scuola calcistica, ma al tempo stesso di essere molto discontinuo nel proprio rendimento e parecchio cagionevole dal punto di vista fisico (11 problemi muscolari, 1 all’inguine ed 1 traumatico al legamento, per un totale di 344 giorni di stop). Figura all’11° posto della classifica marcatori di tutti i tempi in maglia bianconera, ma il suo ex compagno di squadra Cristiano Ronaldo di gol ne fece 101 in sole tre stagioni (a proposito di continuità) ed era già un over-30. Michel Platini – tre palloni d’oro –  si fermò a 104, ma con 2 stagioni in meno (5) ed un numero di partite inferiore a quelle giocate fin qui dall’argentino.

Eppoi, vogliamo mettere il carisma e la personalità di Le Roi? Un giocatore in grado di decidere da solo le partite, di prendersi sulle spalle l’intera squadra e trascinarla alla vittoria. Chi non l’ha visto giocare, non può sapere. È imparagonabile a questo ragazzino capriccioso, poco leader e raramente decisivo, e che pretende di rientrare di diritto nel novero dei top-player mondiali senza, finora, essere stato mai preso seriamente in considerazione da nessuna giuria mondiale per un Fifa World player o un Pallone d'Oro. Ed ha già 28 anni. Tutto questo è sotto gli occhi di tutti, compreso i dirigenti della Juventus. Che ora stanno valutando per bene cosa fare con Dybala.  

Ma non era tutto fatto, deciso, sigillato e blindato? Una formale stretta di mano non vale mai quanto una firma. Così come non dovrebbe stupire più di tanto se, a furia di rimandare,  qualcuno poi si irrita. Vedi appunto il giocatore, il quale sabato scorso ha aperto ufficialmente il caso, con la mancata esultanza dopo il gol, l’occhiataccia in tribuna e le volutamente polemiche dichiarazioni a fine partita. L’autogol, però, se lo é fatto la Juve, decidendo di mandare proprio Dybala, e non un altro, davanti alle televisioni. 
A Paolino i continui ripensamenti e rinvii sulla firma stanno iniziando a scocciare, lo si è capito in modo nitido sabato. Figuriamoci una possibile proposta al ribasso sulle cifre del rinnovo, che semmai lui vorrebbe rialzare inserendo i soliti diritti d’immagine, quelli che già in altri tempi (quelli di Triulzi) fecero infuriare mica poco l’allora dirigenza bianconera.  

Quella attuale non sembra intenzionata a fare regali, e, in caso di mancata qualificazione alla prossima edizione di Champions, non ci pensa proprio a venire incontro al giocatore. Perché non avrà  a disposizione i soldi che Antun e Dybala chiedono, o semplicemente perché quelle risorse finanziarie le vorrebbe dirottare su qualcun’altro, valutando pro e contro dell’argentino. Ricordiamolo: già bocciato e ceduto due estati fa al Manchester United. 

Pure quella volta Paolino si arrabbiò mandando tutto per aria, e la società si piegò alle sue bizze. Non è detto lo faccia pure stavolta, nonostante il rischio molto alto di perderlo a zero e con Marotta in agguato. Alla Continassa magari lo hanno già messo in conto, e gli va bene così.

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