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Ce l’avevano presentata come la panacea di ogni errore, uno strumento indispensabile e infallibile, preciso, soprattutto giusto. Con l’introduzione del VAR – voluta a tutti i costi dall’indimenticabile presidente federale Tavecchio – sarebbe stato dato a Cesare ciò che è di Cesare, e tolto sempre a Cesare ciò che non gli apparteneva. Di fatto, il VAR  ne sta combinando più di Bertoldo. Non tanto perché non sia una tecnologia affidabile, ma perché o viene usata male oppure non viene utilizzata del tutto, per negligenza o incapacità di chi è delegato ad utilizzarla. Provocando inevitabili danni, perché c’è chi degli errori ne beneficia e chi no.

La storicamente iper-favorita Juventus, secondo il solito “sentimento popolare”, in questa stagione ha incassato dal VAR un solo episodio a  favore. I restanti, tutti contro. Dai gol annullati per fuorigioco millimetrici a Ronaldo e Higuain, ai rigori non ricevuti, fino alle espulsioni non comminate agli avversari.

L’ultimo episodio in questo senso è avvenuto proprio contro la Roma, con Veretout che travolge nella propria area Dybala e determina il rigore per la Juventus (postilla: qualcuno ha avuto da eccepire pure su questo penalty,roba da teatro dell’assurdo di Ionesco) . Essendo una chiara ed evidente azione da rete, il cartellino rosso avrebbe dovuto essere matematico, anche se dietro la linea della palla c’erano altri 2 giocatori giallorossi. Ma ormai sulle regole non si capisce davvero più niente, e a fare ancora più confusione è Rizzoli quando prova a spiegarle. 

Vedi i falli di mano in area: ci avevano detto che quando il pallone sbatte prima su un’altra parte del corpo e poi rimbalza sul braccio non è mai rigore, invece in Roma – Juve è avvenuto l’esatto contrario con Alex Sandro. Eh, ma il braccio era largo e si muove verso la palla…vabbè. 

Dove il VAR avrebbe dovuto intervenire, e non lo ha fatto, è stato per esempio nella gara interna col Sassuolo, su una trattenuta evidente in area su De Ligt, oppure per uno sgambetto altrettanto solare ai danni di Emre Can nella gara con Lecce. Due partite terminate entrambe in pareggio, con conseguente perdita di punti in classifica da parte della Juventus. Che, sempre a Lecce, subì un rigore che furono poi  gli stessi vertici AIA ad ammettere  in seguito che non avrebbe dovuto essere fischiato. Che fu insomma il prodotto di un errore commesso in tandem dall’arbitro Valeri e dal varista Pasqua.

A furia però di falli non visti ed errori interpretativi, le squadre maggiormente penalizzate da questo utilizzo del VAR sono state l’Udinese e la Juventus, entrambe ultime nella classifica sia degli episodi a favore che in quella degli episodi contrari. Casualmente Inter e Lazio sono nella situazione opposta:  1 solo episodio VAR a sfavore, mentre ne contano finora rispettivamente 6 e 4 a favore. Per un saldo finale di +3 per i nerazzurri e + 5 per i laziali. La Juve evidenzia in vece un bel -3. 

Per carità, lungi da me chiedere una compensazione perché sarebbe oltremodo scorretto, ciò che mi sento invece di chiedere è meno lassismo e più attenzione su tutti gli episodi. La stessa che, noto, viene giustamente usata su quelli che riguardano la Juventus, in particolare quelli a suo sfavore. 

Perché un fallo macroscopico e antisportivo come quello di Lautaro Martinez sull’atalantino Toloi non può essere ignorato, o derubricato come una disattenzione dell’addetto al VAR (cosa stava facendo Irrati, prendeva un caffè? Telefonava alla moglie?). Rocchi in campo non poteva vederlo, Irrati si. E sarebbe stato rigore più espulsione. Il para-rigori Handanovic avrebbe magari neutralizzato pure quello, ma intanto per l’intero 2° tempo l’Atalanta avrebbe potuto approfittare della superiorità numerica e l’Inter non utilizzare uno dei suoi migliori attaccanti per almeno le prossime due gare di campionato. 

Non recrimino e non esagero, sto solo provando ad entrare in modalità-interista. Nel caso in cui, un episodio del genere, fosse capitato in un Juventus - Atalanta, con protagonista ,chessò, Bonucci o Chiellini il popolo nerazzurro sarebbe insorto: avrebbe parlato di campionato falsato e richiesto un  processo per direttissima per il reo, con richiesta di squalifica per almeno cinque giornate per condotta antisportiva. 

Al contrario, stavolta abbiamo dovuto assistere ad un fatto inedito: il web che ha stabilito non essere un episodio punibile perché Zapata avrebbe spinto a terra per primo Lautaro. Ipotesi completamente smentita poi dalle riprese televisive. Passi l’errore arbitrale e la dormita del Var, ma la cialtroneria social, ammantata di verità anche da parte di qualche collega (pochi,per fortuna), è inammissibile.