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Finita la sosta per le nazionali, inizia la conta dei caduti. Ovvero, dei giocatori infortunati. Sempre troppi. La Juventus ne ha avuti un paio, Dybala e Bernardeschi, ma anche altri club hanno perso pezzi per strada. Un problema antico, la cui causa è nota: troppe partite. Più si gioca, maggiori sono le possibilità di infortunio. La via d’uscita la conoscono tutti, però nessuno vuole imboccarla. In primis la Federazione, a cascata gli stessi club, in particolare quelli più piccoli ai quali fanno comodo 4 incassi in più al botteghino e coi diritti tv. Ma essendo il nostro un Paese dove le minoranze prevalgono, guardate i novax, nessuno si prende mai la briga di cambiare le cose, in modo da tenere tutti buoni e non perdere consensi.

Quindi, meglio perseverare con una Serie A a 20 squadre, alla quale aggiungere poi altre partite (Coppa Italia e Supercoppa) piuttosto che toglierne qualcuna, in modo da beneficiarne in salute i calciatori e avere più spazio anche per la Nazionale. Magari quando ne ha più bisogno, causa imprevisti. Tipo, i playoff per i mondiali, quelli che nessuno aveva messo in conto, ritenendo – dopo l’alloro continentale - che la qualificazione a Qatar 2022 sarebbe stata una passeggiata di salute. Non è andata così, e adesso ai capatazzi federali è tornata la strizza come nel 2018, prima del dentro/fuori con la Svezia. E siccome un’Italia fuori dai mondiali per due edizioni consecutive sarebbe una tragedia, oltre che una figuraccia, si sta cercando di correre ai ripari. Come? Dando la possibilità al CT Mancini di poter contare su qualche stage in più coi suoi ragazzi prima delle date fatidiche di fine marzo. Oltre a quello, già previsto, dal 24 gennaio al 30 gennaio.

Per poterlo fare bisognerà necessariamente mettere mano ai calendari, aggiungendo qualche turno infrasettimanale alla già compressa Serie A. E questo significherà dopo marzo una partita ogni tre giorni, con i club impegnati anche con le coppe internazionali e la gare della coppa nazionale. Un tour de force per il bene dell’Italia. Un sacrificio dalle inevitabili conseguenze, perché più giochi e più rischi. Lo sanno bene anche in Federazione, ma se ne fregano. A spese degli altri, cioè dei club, quelli che pagano i calciatori e poi se li ritrovano spesso rotti ed inutilizzabili. Vedi stavolta la Juve con Bernardeschi, ma anche il Milan con Calabria, oppure l’Inter con Bastoni. Ai quali si aggiungono pure gli stranieri tornati malconci dalle loro nazionali, vedi Dybala, Dzeko, De Vraij.
Aggiungere un altro stage, magari a metà marzo, è complicato. Lo sa bene, lo ha anche ammesso pubblicamente, lo stesso presidente Gravina, ma intanto ci sta già lavorando. Perché in Federazione la paura fa 90 e bisogna salvare a tutti i costi la partecipazione in Qatar, anziché tutelare gambe e muscoli dei giocatori che magari (si spera) porteranno l’Italia ai Mondiali.

Tutto questo per non avere mai preso sul serio una riforma profonda dei campionati, e non solo quelli di Lega Pro e minori. Una riforma vera e seria della Serie A, sempre promessa e mai realizzata da tutti presidenti federali avvicendatisi sullo scranno di via Allegri. Gravina compreso, quello dei playoff dimenticati e degli inchini a Ceferin quando si trattò di affossare la SuperLega. Fossi Agnelli o uno qualsiasi dei presidenti di club fornitore di giocatori alla Nazionale, ora gli direi di arrangiarsi. Con tanti auguri di qualificazione per Qatar 2022. Perché siamo tutti patrioti, ma non con le natiche (e i muscoli) altrui.