Questione di feeling. Questione di fedeltà. Si, fedeltà: non quella amorosa, sia chiaro. I calciatori, infatti, sono volubili nei sentimenti. Per loro la tentazione di cambiare è irresistibile, che sia la velina di turno o la maglietta indossata. Al giorno d’oggi è difficile affezionarsi, e lo è per tutti. Sia per i calciatori, sia per i tifosi. I soldi, le febbricitanti sessioni di mercato e i contratti faraonici hanno reso il calcio asettico. I campioni preferisco cambiare i loro colori. Prima passavano dal neroazzurro al rossonero, per esempio. Ora, invece, passano dall’Europa alla Cina. Ed ecco cosa direbbero i nostalgici: non esistono più le bandiere di una volta. Retorica? No, realtà; la cruda realtà. E dopo questo weekend saremo tutti ancora più d’accordo. Anzi: saremo Totti d’accordo. Alcuni giocatori fanno delle scelte: o scelgono i soldi (non per forza sinonimo di successo), o scelgono di rimanere con gli stessi colori addosso, per tutta (o quasi tutta) la carriera. Ebbene, quest’ultimi diventano le icone delle loro società, diventano delle leggende. Insomma, ne diventano le bandiere.

E mentre il caso Spalletti-Totti continua a tenere banco, noi di Calciomercato.com abbiamo stilato per voi l’elenco delle dieci più grandi bandiere del calcio italiano. E, come è giusto, partiamo da lui:

ROMA, FRANCESCO TOTTI – Ogni argomentazione su Totti e la Roma, oggi, rischia di cadere nell’ovvietà. Perché, diciamocelo, Totti - a Roma - conta più del Papa. E Spalletti è stato duro, forse anche troppo: ha messo da parte il capitano. Certo, il tempo passa per tutti, anche per Totti, è ovvio. Ma la situazione del numero 10 è stata gestita in modo disdicevole. La società è mancata proprio nella gestione del caso. Dov'era Pallotta? E Baldissoni?. Hanno messo da parte la loro bandiera, il loro patrimonio. Insomma, Francesco - la bandiera della Roma, oggi e per sempre - sta passando come colpevole. Il motivo? Ama troppo la Roma. Ma Totti, in fondo, lo sa: deve dire addio ai giallorossi, prima o poi. Ma questo non vuol dire esiliarlo.



MILAN, PAOLO MALDINI - Una bandiera. Una leggenda, ovviamente rossonera. E' stato uno dei capitani storici del Milan, nonchè uno dei difensori più forti della storia del calcio. Lui è nato con il gene del diavolo, ereditato dal padre Cesare e trasmesso poi  ai due figli. Lui ha scelto il Milan, a vita: dal provino nel 1978 all'addio al calcio, nel 2009. Un totale di 902 presenze, fino ad arrivare all'ultima partita, conclusa con un triste giro di campo, rovinato dai fischi di una parte del tifo rossonero. La sua ultima a San.Siro, infatti, è stata un colpo duro: "Franco Baresi, c'è solo Franco Baresi", ha intonato la curva. Per carità, ave Franco. Ma Maldini, da quel giorno, cambiò il suo rapporto con l'intera società.



JUVENTUS, DEL PIERO - Alex è sinonimo di Juventus. Secondo un sondaggio fatto dal club torinese, 6 tifosi su 10 hanno indicato Alessandro Del Piero come uomo più rappresentativo della Juventus, la vera bandiera bianconera. Pinturicchio, così soprannominato dall'avvocato Agnelli, ha regalato emozioni al popolo juventino dal 1993 al 2012. Con la maglia bianconera ha messo a referto 289 reti; si, quelle reti, alla Del Piero.



INTER, FACCHETTI - "Terzino e gentiluomo". Giacinto era questo. Debuttò con la maglia neroazzurra nel 1961, perchè Herrera ne intuì la stoffa del campione; non sbagliò. Facchetti ha lasciato un retaggio immenso, non solo all'Inter, ma allo sport in generale. Il Cipe, diminutivo di Cipelletti, (storpiatura del suo cognome inventata da Helenio Herrera), con i neroazzurri vinse tutto:  4 scudetti, 1 Coppa Italia, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe intercontinentali,  confezionando 634 presenze, conditeda 75 gol, tantissimi per un terzino. Un terzino di quelli che difficilmente si rividreanno.



FIORENTINA, ANTOGNONI - Ogni sua pennellata, al Franchi, veniva paragonata ad un quadro di Leonardo Da Vinci. Antognoni fu un artista del pallone. Un centrocampista che realizzò 72 reti con la maglia viola. Un genio.


CAGLIARI, RIVA - Rombo di Tuono, e abbiamo già detto tutto. Nella storia c'è lo sudetto del 1970 e, soprattutto, quel rapporto con la Sardegna. Un sodalizio indissolubile, che da calciatore lo fece rimanere su quell'isola a vita, rifiutando le grandi potenze del calcio.



BOLOGNA, BULGARELLI - Giacomo Bulgarelli spese tutta la carriera in rossoblù, dal 1958 al 1975. E' suo il record di presenza con la maglia del Bologna: ben 490. Fu il cuore il cervello di quel Bologna, un vero direttore d'orchestra, capace di tracciare su campo geometrie euclidee di cui hanno beneficiato molti altri campioni.



LAZIO, CHINAGLIA - Giocò con la maglia biancoceleste dal 1969 al 1976, e fu il protagonista nella Lazio della "Banda Maestrelli". Nella Lazio collezionò 246 presenze, accompagnate da 122 reti, vicendo lo storico scudetto 1974. 



TORINO, PULICI - Fu il mito del Toro. Con la maglia granata disputò 14 campionati, realizzando 436 presenze, con 172 gol all'attivo. Non solo lui a nella Torino granata: la storia, infatti, è rappresentata da Valentino Mazzola, uomo simbolo del grande Torino.



NAPOLI, MARADONA - L'essenza del calcio, un eletto, una divinità. Mettiamocelo in testa: come lui nessuno mai. La sua era arte bizantina applicata al calcio, il suo giocare a pallone aveva un qualcosa di lascivo e geniale. Con la maglia del Napoli disputò 259 partite, segnando 116 gol e regalando agli azzurri gli unici due scudetti della storia del club. Maradona è il re e il simbolo di Napoli, ma gli onori della cronaca li merita anche Giuseppe Bruscolotti. Bandiera napoletana, detentore del record di presenze con la maglia azzurra, ben 511. Inarrivabile?