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Il 6 novembre non è una data come le altre per chi ha il cuore foderato di rosso e di blu. Questo giorno per tutti i tifosi del Genoa è quello del lutto più doloroso e del ricordo più nostalgico. Quello in cui la Bandiera più alta e più bella ha smesso per sempre di sventolare. Quello in cui il Capitano di mille battaglie ha deposto definitivamente le armi. 

Il 6 novembre di diciott'anni fa ci lasciava Gianluca Signorini. Il giocatore più amato dal popolo del club più antico d'Italia. Se ne andava in silenzio, lontano da quei riflettori mediatici sotto cui non si era mai trovato troppo a suo agio. Con il suo stile unico e composto che lo aveva contraddistinto quando fronteggiava gli alieni del pallone e che non lo aveva abbandonato neppure nel pieno del dramma. A prenderlo con sé un mostro chiamato Sla. Un mostro terribile e crudele, che ti divora il fisico, lasciandoti però lucidissima la mente, rendendo il dolore ancora più atroce.

I suoi occhi lucidi e malinconici si sono chiusi in una fredda giornata d'autunno, dando finalmente sollievo a quel fisico martoriato per anni ma lasciando anche un enorme vuoto nella sue due famiglie. Quella che aveva creato con la moglie Antonella e quella rossoblù. Signorini, però, esattamente come un eroe greco valoroso ma dannato, è rimasto immortale per tutti coloro che gli hanno voluto bene e hanno avuto il privilegio di apprezzarlo in mezzo al campo e fuori e che ancora oggi non riescono a dimenticarlo.
Lo dimostrano le migliaia di attestazione d'affetto che come un fiume in piena ogni anno da 18 anni in questo giorno travolgono la rete. Lo dimostrano le parole che in molti si sentono quasi in dovere di spendere per una persona che le ha fatte stare bene. Perchè in realtà anche se il vento ha smesso di soffiare la Bandiera con il numero 6 non è ancora stata ammainata. Anzi sventola ancora più alta di tutte.

Ciao Capitano.