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Ok, in casa Inter la pace non esiste. Anche quando le cose sembrano andare bene si riesce sempre a trovare il modo per creare inquietudine. L’esempio lampante di questo si può trovare nella notte del 2010 al Bernabeu, mentre l’Inter faceva la storia con il suo Triplete, Milito parlava in campo di un possibile addio mentre Josè aveva già deciso di prendere l’aereo per Madrid senza saluti strappalacrime inutili.

Il giorno dopo quindi la festa ha avuto il suo contorno sui giornali, l’ombra degli “arrivederci” a fare da cornice alla bellezza della Champions League alzata da capitan Zanetti.

Dieci anni dopo la situazione non è cambiata molto, la squadra si sta rialzando dopo anni di sofferenze, si arriva al secondo posto in campionato a un punto dalla Juve, con la miglior difesa, il secondo miglior attacco e con solo 4 partite perse in tutta la stagione di A. La Juve campione ne ha perse 7. Il ruolino di marcia degli uomini di Conte recita 24 vittorie 10 pareggi e 4 sconfitte, esattamente come il cammino dell’Inter dell’ultimo scudetto di Mourinho.

Ora la squadra batte un Getafe sulla carta sicuramente inferiore ma tignoso, rognoso e riposato guadagnandosi l’accesso a un quarto di finale europeo che mancava da nove anni con Leonardo in panchina. 

L’Inter soffre, barcolla ma non molla, regge la veemenza iniziale degli spagnoli e poi colpisce con la sua pantera. Il rigore sbagliato dal Getafe da morale, fa pensare che la sorte stavolta aiuterà e il tanto criticato Eriksen mette il sigillo finale alla partita ritirando il pass per le final eight.

Il danese è già al 4 gol in stagione con una media di minuti giocati di 45 a partita, non male in una stagione così strana, va aspettato assolutamente.

Ovviamente nelle partite da dentro o fuori può succedere di tutto, non sempre vince la più forte, soprattutto in una formula così rivisitata causa Covid. Quindi si potrà vincere come perdere nei quarti ma questa Inter ha innegabilmente fame. Ha la fame del suo allenatore, una fame maniacale, isterica e pazza, una voglia di vincere che non ha freni e che rasenta la malattia, ma questo serve all’Inter ora dopo anni di secche, dopo anni di digiuno, dopo anni di paure e giocatori cha avevano timore a toccare un pallone in più, giocatori che si limitavano al compito perchè “così si va sul sicuro” e “se perdiamo non è colpa mia”. No così non andava bene, la musica è cambiata e l’ha cambiata Conte. 
Si certo la società ha fatto il suo e lo ha fatto molto bene. Il club sta lavorando alla grande aumentando il livello di ogni singola parte dell’azienda e questo lo si vede ogni giorni di più. Ma ora la società deve dimostrarsi grande non cedendo alla tentazione di fare l’offesa con il suo allenatore. 

Conte è questo e lo sai sin da quando lo metti sotto contratto e lo paghi milioni e milioni. Lo devi accettare, magari richiamandolo all’ordine ma senza metterlo alla porta. Lui è l’uomo giusto per questa Inter, per costruire la mentalità vincente, per far diventare i suoi giocatori dei malati di vittoria. Così è, così deve essere anche i prossimi due anni. 

La grande società è quella che capisce come gestire questa situazione senza dover arrivare a drastici rimedi e a decisioni che andrebbero contro un processo di crescita che è evidente stia avvenendo con...Conte. 

Zhang e Marotta devono far rientrare il caso, scelgano loro come, Conte deve capire che attaccare la società ancora sarebbe controproducente. 

Chiunque arrivi al posto di Conte interromperebbe un lavoro incredibile che ha portato a progressi immediati. 

Ma scusate, secondo voi perché tutti gli anti-interisti che parlano, scrivono, danno opinioni tifano per la partenza del nostro allenatore? Perché Conte è tanto scomodo quanto bravo, perché è una garanzia di lavoro ad oltranza, perché non si arrende finchè non vince e noi di tornare a vincere dopo 10 anni ne abbiamo assolutamente bisogno.