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Inter, oltre gli errori c'è di più: in attacco non fa più paura

Inter, oltre gli errori c'è di più: in attacco non fa più paura

  • Emanuele Tramacere
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Un altro passo falso, l'ennesimo stagionale, con gli stessi problemi di tutte le altre volte. Il ko subito a Bologna dall'Inter è un forte campanello d'allarme per Simone Inzaghi, che giustamente si è preso le colpe della sconfitta, ma anche per la società perché questo gruppo, quasi ciclicamente, ripiomba in difficoltà endemiche che non possono essere soltanto legate alle scelte dell'allenatore, ma anche a quelle dei giocatori e perfino della dirigenza stessa. La squadra che è stata allestita in estate, probabilmente, è sì una squadra di alto livello, ma con delle pecche strutturali che incidono soprattutto in questi momenti e contro questi avversari. E allora si può e si deve analizzare che cosa non ha funzionato, perché, così come successo contro la Sampdoria e contro l'Empoli, la sensazione che si ha guardando l'Inter in queste gare è che l'attacco non faccia paura agli avversari.

I NOMI NON BASTANO - E no, non basta avere in campo Lautaro, Dzeko, Lukaku, e perfino Dimarco, Mkhitaryan e Calhanoglu, giocatori in grado di "vedere" la porta. No, i nomi non bastano, soprattutto contro squadre organizzate e che tendono a chiudersi. Sì perché a fine gara il possesso palla e la precisione dei passaggi di queste partite sono sempre in vantaggio sugli avversari e iper-positivi, ma sono dati sterili con un unico comune denominatore: l'Inter completa la maggior parte delle azioni manovrate (1522 contro 1350 contro il Bologna) ma con un indice di pericolosità bassissimo.


STATISTICHE NEGATIVE -
Troppo pochi i passaggi chiave, troppo pochi gli avversari superati, troppo basso l'indice di rischio del passaggio e troppo poche anche le azioni individuali tentate e riuscite. Contro il Bologna, ad esempio, sono solo 8 i dribbling tentati e solo 9 cross riusciti. C'è solo un dato che in tutte queste partite che porta in alto l'indice di pericolosità ed è il numero di corner tentati, sempre molto alto, ma che rispetto al passato porta troppe poche occasioni da gol con sé. Statistiche di squadre negative, che sono anche la somma di singole prestazioni al di sotto delle aspettative.

I SINGOLI - E nella gara contro il Bologna fanno specie, in particolare, i soli 9 passaggi riusciti da Lukaku, i soli 3 passaggi chiave dei centrocampisti (2 Calhanoglu, 1 Barella), e i soli  2 dribbling riusciti di Gosens e Dumfries che, se rapportati al rendimento ad esempio del miglior esterno della passata stagione e quello della stagione precedente, Ivan Perisic e Achraf Hakimi, oggi risultano ancor più preoccupanti. E se i singoli non incidono nelle scelte individuali, o non sono in grado per caratteristiche, allora è l'allenatore che deve metterci del suo, studiare e mettere in pratica soluzioni alternative. Perché no, l'attacco dell'Inter non riesce a far paura, soprattutto contro avversari che si chiudono e non concedono spazi per correre, questa sì, la vera caratteristica di forza di questa rosa.

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