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Romelu Lukaku dà ragione ad Antonio Conte. La cessione data per imminente dell'attaccante belga al Chelsea (dopo quella di Hakimi al PSG) è la dimostrazione del ridimensionamento dell'Inter, alla base del divorzio con l'allenatore campione d'Italia. E' vero: al giorno d'oggi non esistono più i calciatori incedibili e a certe cifre è anche giusto cedere, a patto che i sostituti siano già all'altezza o almeno dei talenti in prospettiva futura. 

Come ad esempio Dusan Vlahovic (classe 2000). In effetti i dirigenti nerazzurri hanno provato a bussare alla porta della Fiorentina per la giovane punta serba, ma Rocco Commisso non ci sente: per lui è incedibile, almeno quest'anno. In tal caso il presidente viola si sta dimostrando più forte del suo collega Steven Zhang, arrivato in Italia per festeggiare lo scudetto per poi tornare in Cina senza mai fare una conferenza stampa. Così tante, troppe domande sul destino del club restano ancora senza risposta. Chissà se e quando lo rivedremo a Milano, dove intanto inizia a montare la contestazione dei tifosi che si sentono presi in giro. 
Al posto di Lukaku ne arriveranno due tra Duvan Zapata (classe 1991 dell'Atalanta), Edin Dzeko (classe 1986 della Roma), Gianluca Scamacca (classe 1999 del Sassuolo) e Joaquin Correa (classe 1994 della Lazio). Il Chelsea propone Zappacosta, ma l'Inter non accetta contropartite tecniche perché vuole scegliersi l'erede di Hakimi con Dumfries (PSV Eindhoven) preferito a Bellerin (Arsenal) e Nandez (Cagliari). 

Il problema è che Zhang deve ancora finire di pagare Lukaku al Manchester United e Hakimi al Real Madrid, senza dimenticare la situazione debitoria che grava sul bilancio. Quindi, dei quasi 200 milioni di euro incassati, solo poco più di un quarto potrà essere subito reinvestito in nuovi acquisti da Marotta e Ausilio. Sarebbe curioso sapere cosa ne pensa lo spogliatoio nerazzurro: a partire da De Vrij, Barella e Lautaro, altri pezzi pregiati sul mercato. Povera Inter...