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Le notizie che rimbalzano dalla Cina trovano in Italia una enorme cassa di risonanza. Perché quando si parla di Suning e di Zhang il pensiero vola inevitabilmente all’Inter e al futuro del club nerazzurro, legato a doppio filo al destino dell’azienda cinese e ai repentini cambi di strategia di un governo che dopo la crisi globale portata dal Covid ha deciso di chiudere con il calcio e in generale con gli investimenti che portano fuori dalla Cina grossi capitali a basso margine di guadagno.

BOMBA DALLA CINA - Storie che viaggiano all’unisono e che si intrecciano, ma tanto vale affrontarle singolarmente. La notizia di giornata è sicuramente quella che vede i titoli di Suning sospesi alla Borsa di Shenzhen. Il perché va ricercato dietro la decisione da parte di Zhang di cedere quote societarie di suning.com per un totale del 20-25%. La priorità è quella di reperire liquidità per far fronte all’eccessivo indebitamento e l’eventuale cessione porterebbe nelle sue casse circa 2 miliardi di euro. Il lato negativo è che Zhang potrebbe perdere il controllo di maggioranza dell’azienda, ma questa al momento è ancora un’ipotesi da confermare.
A FILO DI GAS - In Italia c’è invece l’Inter, che vive di riflesso, seppur cercando di camminare su gambe proprie. Il club nerazzurro risente fortemente della crisi economica di Suning, che da qualche mese ha ormai lasciato intendere la strategia. Zhang è alla ricerca di soci che possano immettere capitale fresco all’interno del club per alleggerire obblighi e scadenze che in qualche modo stanno opprimendo il gruppo Suning. Allo stesso tempo gli Zhang non vorrebbero subire il classico danno oltre la beffa e per questo motivo il desiderio è quello di proseguire fino a fine anno in sella. Le possibilità di portare a casa uno scudetto sono elevate e vendere prima che ciò possa accadere è uno scenario che vogliono scongiurare, dopo tutte le risorse investite. Ecco perché, se non dovesse giungere alcun accordo sulla cessione del club, la famiglia Zhang guiderà l’Inter a filo di gas fino al termine della stagione, onorando le scadenze, per poi tuffarsi con ancora maggiore grinta nell’alto mare dei fondi e delle banche, alla ricerca di una cessione invocata soprattutto dal partito comunista.