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Ormai è soltanto questione di giorni, o forse di ore. Perché anche i più romantici tifosi dell’Inter hanno capito che Romelu Lukaku lascerà l’Inter. Per lui non vale il proverbio “non c’è due senza tre”, perché dopo due stagioni in maglia nerazzurra salterà la terza, a prescindere dal fatto che sia arrivato Simone Inzaghi al posto di Antonio Conte al quale era particolarmente legato. Per la verità dopo l’arrivo del nuovo allenatore, con il quale aveva avuto un primo colloquio telefonico, l’attaccante belga aveva assicurato i tifosi che sarebbe rimasto volentieri all’Inter. Parole sincere, ma inutili, perché il Chelsea non aveva ancora fatto un’offerta concreta all’Inter e a lui, proponendo 105 milioni alla società e il doppio dell’ingaggio al giocatore, da 7,5 a 15 milioni. 

Una follia economica, pensando alla crisi mondiale del calcio, alla vigilia di una clamorosa cessione che ha già provocato la massiccia contestazione dei tifosi, dagli ultras ai cosiddetti “vip, e soprattutto rischia di spaccare l’Inter, perché il presidente Zhang è favorevole all’operazione, mentre Marotta e Inzaghi sono contrari. La verità, al di là di una facile demagogia e dei sentimenti che nel calcio-business non esistono più, è che non si possono rifiutare simili proposte, a maggior ragione se il bilancio è in sofferenza. E siccome Lukaku ha già detto sì al Chelsea, l’Inter farà altrettanto perché la famiglia Zhang vuole ridurre le perdite. Per questo è stato subito ceduto Hakimi e per questo Conte ha preferito chiudere il suo rapporto con l’Inter nella convinzione che la squadra non sarebbe stata rinforzata. 

I fatti gli stanno dando ragione e quindi bisogna pensare al futuro nerazzurro, per il quale Marotta dovrà confermare tutte le sue grandi qualità, prima per ottenere il massimo dal Chelsea e poi, soprattutto, per trovare un sostituto di Lukaku, facendo i salti mortali per trovare un punto di equilibrio tra le esigenze tecniche e del bilancio. Ecco perché l’Inter vuole ricevere 130 milioni dal Chelsea, ricordando che ne deve ancora 55 al Manchester United e in ogni caso ne spenderà quasi altrettanti per acquistare il sostituto di Lukaku. E qui si aprono le discussioni, con tutti i distinguo del caso. 

Dal punto di vista tattico, il giocatore che più si avvicina a Lukaku è il colombiano Duvan Zapata dell’Atalanta, di 30 anni, 15 gol nell’ultimo campionato, in grado di integrarsi con Lautaro Martinez. In prospettiva, invece, il grande colpo sarebbe il serbo Dusan Vlahovic della Fiorentina, che ha soltanto 21 anni (7 meno di Lukaku) e ha segnato 21 gol nell’ultimo campionato. Per lui, però, il presidente della Fiorentina, Commisso, chiede 50 milioni o forse di più, sapendo che l’Inter è obbligata a comprare, per cui si prospetta una trattativa difficile. 
In ogni caso, a prescindere dal nome del suo sostituto, Lukaku è il sicuro vincitore di questa operazione, prima di tutto perché guadagnerà il doppio, poi perché giocherà nel Chelsea neo campione d’Europa oggi più forte dell’Inter, infine perché potrà cercare una rivincita personale, dopo le due precedenti esperienze nel club di Abramovic, in cui tra il 2011 e il 2013 giocò soltanto 10 partite in Premier senza segnare nemmeno un gol. Il tempo, come sempre, dirà chi ha avuto ragione. 

Oggi i tifosi dell’Inter, che si sentono traditi, sono comprensibilmente preoccupati e arrabbiati, a maggior ragione dopo aver festeggiato uno scudetto, atteso undici anni, che ha finalmente interrotto la dittatura della Juventus. Il campo, però, ha già detto che malgrado tutti i suoi gol in campionato, Lukaku con l’Inter non ha mai fatto la differenza in Champions. E così è facile ricordare il precedente di Ibrahimovic, decisivo per vincere l’ultimo scudetto di Mancini e il primo di Mourinho, ceduto al Barcellona nell’estate del 2009. 

Senza di lui l’Inter sembrava meno forte e invece, con l’arrivo di Milito ed Eto’o, i tifosi nerazzurri l’anno dopo festeggiarono il “triplete” a Madrid, dopo avere eliminato proprio il Barcellona di Ibrahimovic. Le cifre erano diverse, ma il principio è lo stesso. Se si sa scegliere bene e amministrare meglio nessun giocatore è indispensabile. E se in società c’è un dirigente esperto come Marotta tutto è possibile. Anche vincere di più senza Lukaku, come era successo nel 2010 senza Ibrahimovic.


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