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Il nuovo presidente della Repubblica italiana è il “vecchio” Sergio Mattarella. Lo stabilirà ufficialmente l’ottavo scrutinio delle schede elettorali dopo sette giorni spericolati e schizofrenici che hanno mortificato il nome dell’Italia e l’immagine degli italiani facendo ripiombare il nostro Paese nella prigione stereotipata di pizza e mandolino oltreché di premier che facevano le corna.
Un grande giorno per l’Italia. Un funerale senza manco l’onore delle armi per quella politica becera e maneggiona la quale, attraverso lo strumento dei partiti, ha sempre operato per il bene del giardinetto privato piuttosto che per il grande prato verde della collettività. La sconcertante reazione di Giorgia Meloni e quelli di Fratelli d’Italia alla notizia del ritorno di Mattarella al Quirinale offre la misura di quanto tra le azioni pensate e le intenzioni dichiarate vi sia un abisso.
Se ci è consentito, grazie di cuore. Se non lo è, grazie lo stesso. Ma un sassolino dalle scarpe ce lo vogliamo togliere. Personalmente e a nome di Calciomercato per il quale da sette anni scriviamo con piacere, affetto e convinzione. Dal primo giorno della kermesse presidenziale abbiamo sostenuto la necessità indispensabile di convincere Mattarella a rivedere la sua posizione di ex tornando al Quirinale lasciando che Mario Draghi continuasse a presiedere il Governo.
Una posizione, la nostra, ispirata dalla famosa citazione de ”Il Gattopardo” dove Tomasi di Lampedusa fa dire ad uno dei suoi personaggi che “soltanto cambiando tutto è possibile fare in modo che le cose restino come sono”.  Una frase che può suonare come un paradosso, ma che invece fotografa perfettamente la situazione attuale. Dall’insediamento di Draghi su indicazione precisa di Mattarella l’Italia ha cambiato rotta non solo nel mare nostrum ma a livello internazionale.
Operazione portata avanti con calma, certamente, perché nessuno possiede la bacchetta magica per mutare le cose in un amen eppure in maniera consolante in vista di un futuro meno tribolato. Interrompere questa tendenza al miglioramento per tutti e non soltanto per pochi sarebbe stato delittuoso e non avrebbe ottenuto altro risultato se non quello di un nuovo allontanamento dei politici (cioè dei loro leader incapaci di trovare soluzioni a vantaggio del popolo) dai cittadini che li hanno eletti. Fortunatamente ciò non è accaduto e a tutti coloro i quali, in questi giorni, commentavano i nostri articoli invitandoci a scrivere di calcio lasciando perdere la politica perché non ne capivamo nulla ci piace rispondere con una frase di Mourinho: “Chi sa solo di calcio non sa nulla di calcio”. In ogni caso, grazie Presidente e buon lavoro per tutti noi.