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Sono settimane di riflessione per Davide Nicola che messosi alle spalle l'esperienza con l’Udinese, e in attesa di un nuovo incarico, segue con attenzione il campionato che ha appena preso il via.

Noi di Calciomercato.com lo abbiamo raggiunto, intavolando con lui una piacevole chiacchierata. A base di calcio, ovviamente. Ma non solo.

Classica domanda di rito: quanto le manca la panchina? 
"E' chiaro che per chi come me fa questo mestiere non poterlo svolgere, seppur temporaneamente, è non il massimo. Purtroppo dopo il mio esonero dall'Udinese in Serie A i giochi per le varie panchine future erano già più o meno tutti chiusi, a volte prima ancora che terminasse lo scorso campionato. Ho avuto comunque qualche contatto ma i programmi che mi sono stati illustrati non erano in linea con le mie aspettative e ho preferito declinare restando in attesa di altre proposte".

Da vecchio cuore granata e rossoblù, come giudica il Torino e il Genoa attuali?
"Credo di non dover essere io a dovermi complimentare con Preziosi, Cairo e con i loro dirigenti per quanto svolto quest'estate. Entrambe le società hanno compiuto un grande lavoro e sono convinto che sia Toro che Genoa potranno lottare per traguardi importanti. Nel Grifone c'è l'intenzione di lasciarsi alle spalle l'ultima stagione e le basi per riuscirci ci sono davvero tutte. Se le cose dovessero girare per il verso giusto potrebbe essere una delle più piacevoli sorprese del campionato. Il Torino ha invece lavorato sulla continuità, consolidando un gruppo che ha fatto grandi cose e inserendo pedine valide come Laxalt e Verdi. La zona europea è sicuramente alla sua portata. Certo, rimane il rammarico per quell'eliminazione contro il Wolverhampton anche perché nel doppio confronto con gli inglesi io tutta questa differenza qualitativa di cui molti parlano non l'ho vista. Forse il Toro, avendo un po' perso l'abitudine agli appuntamenti internazionali, è arrivato alla sfida senza la giusta consapevolezza nei propri mezzi. E questo alla fine è risultato fatale".

Allargando la visione alle altre squadre della nostra Serie A, cosa prevede per il campionato appena iniziato?
"Sulla carta e secondo il giudizio di tutti la Juventus è e resta la squadra più completa e competitiva. Poi però, confidando soprattutto nella legge dei grandi numeri, dopo otto scudetti consecutivi è legittimo che ogni sua avversaria speri che sia finalmente giunto l'anno buono per detronizzarla. Ovviamente le più autorizzate da questo punto di vista sono Inter e Napoli che proveranno in ogni modo a sfruttare gli eventuali passi falsi dei bianconeri. In particolare i partenopei mi incuriosiscono molto. Hanno un grande allenatore come Ancelotti e gli innesti di Lozano e Llorente allungano una rosa già di per sé molto valida e rodata. L'Inter è invece la squadra che personalmente mi dà la sensazione di stare lavorando meglio dal posto di vista societario. E' un'impressione che mi sorge sommando tanti piccoli segnali, come l'idea di presentarsi all'esterno eliminando quell'aggettivo 'pazza' che ne ha contraddistinto la storia recente. Questo aspetto può apparire un dettaglio ma a mio avviso dimostra come la strategia della società e del suo tecnico (che io stimo particolarmente) sia molto chiara. E poi hanno portato giocatori oltre che molto forti tecnicamente anche con tanta fame e voglia di far bene. Credo che ci divertiremo e che nel complesso assisteremo ad un campionato più equilibrato e competitivo". 

Alle spalle della zona scudetto chi saranno le altre protagoniste?:

"Sicuramente l'Atalanta. La conferma di Gasperini e di quasi tutto l'organico, irrobustito dall'ingresso di Muriel, è un sintomo di come questa squadra possa e voglia continuare a volare molto alto. Vedo bene anche la Roma che viceversa ha cambiato molto ma l'ha fatto in maniera ragionata. Credo che se ai tanti nuovi acquisti, molti provenienti da un torneo di primissimo livello come la Premier League, verrà dato il giusto tempo per inserirsi allora i giallorossi faranno una bella stagione. Il Milan punta su allenatore capace e con una chiara idea di gioco. Sarà interessante capire cosa riuscirà a dare in più ad una squadra che comunque con Gattuso aveva fatto buone cose. La Lazio la considero la vera favorita per il quarto posto. E’ davvero una gran bella squadra che gioca assieme da tempo e con un gruppo molto affiatato. Anche la Fiorentina si è mossa bene, trattenendo Chiesa e tesserando Ribery. Chi mi piace molto è poi il Cagliari. Giulini ha fatto un gran mercato portando sull’isola giocatori estremamente interessati. Assieme al Genoa i sardi potrebbero essere la rivelazione del torneo".

E delle tre neopromosse cosa pensa?
"Il Brescia ha creato un organico invidiabile, mettendo assieme una miscela di giovani talentuosi come Tonali e Bisoli e giocatori d'esperienza, quali Balotelli, Romulo e Matri. Ha tutto per far bene. Il Lecce è una squadra con un’idea di gioco ben precisa che ha già dato i suoi frutti sia in Serie C che in B e che alla lunga potrebbe rivelarsi vincente anche nella massima categoria. E poi attenzione alla classe di Babacar e alla voglia di riscatto di Lapadula. Il Verona, infine, è quella che ha cambiato di più sia sotto l’aspetto tecnico che nell’organico. Qui la carta vincente potrebbe rivelarsi Stepinsky”.

 

Ora una domanda molto meno tecnica: voi professionisti del pallone siete spesso visti dalla gente comune come alieni che vivono in un mondo parallelo. Chi la conosce bene sa però che lei è invece una persona molto aderente alla realtà e ai temi della quotidianità. Si sente una mosca bianca?

“Tra la carriera da calciatore e quella da tecnico da quasi trent’anni sono immerso in questo mondo. E’ chiaro quindi che le mie competenze siano prevalentemente calcistiche. Eppure sono convinto che per restare al passo nello sport di oggi sia necessario acquisire nozioni che vadano oltre il campo. Spiego spesso ai miei ragazzi come le idee migliori mi vengono quando mi confronto con altri settori. D’altronde possedere conoscenze extracalcistiche sta diventando un aspetto sempre più richiesto ed apprezzato per lavorare in un mondo come quello del calcio, che per quanto sia autoreferenziale non può essere scollegamento da ciò che lo circonda. Viviamo in un ambiente che ha una visibilità enorme ma ciò comporta responsabilità altrettanto grandi. E credo che tutti debbano esserne consapevoli”.

 

Cosa pensa della questione razzismo negli stadi che ciclicamente torna d’attualità?

“Che innanzitutto basterebbe studiare un minimo di storia per capire come il razzismo sia un’idiozia priva di fondamenta. Qui però non credo che il problema sia il razzismo in sè quando la mancanza di cultura sportiva che caratterizza il nostro Paese. Ovunque e a tutti i livelli. Insulti e minacce a giocatori, tifosi avversari o arbitri sono una costante presente dappertutto. E non solo nel calcio. E’ l’ora di piantarla di puntare il dito sul singolo episodio, parlandone per qualche giorno per poi dimenticarsene lasciando tutto come prima. Occorre mettere in atto provvedimenti seri e condivisi, parlando meno ma agendo di più. Deve cambiare la mentalità collettiva di base con cui in Italia ci approcciamo allo sport. Anche a costo di perdere qualche spettatore”.