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Il Verona che non ha mai (mai!) vinto a San Siro, in 59 sfide contro Inter e Milan, il Verona che non batte l‘Inter da quasi vent’anni è chiamato a Milano per collaudare dell’Inter la serenità societaria, più che la qualità, risaputa e intanto discussa, del gioco. I due allenatori, Ivan Juric e Anotnio Conte, sono diversi che di più non riusciamo a immaginare come si possa essere: anche di passaporto calcistico. Uno (Juric) sussurra l’altro grida, uno sospira l’altro sbraita. Uno dà l’impressione che allenerebbe anche gratis, se del caso pagando qualcosa di tasca sua, l’altro  dà l’impressione che i soldi per lui siano molto, siano doping e polizza vita. E in effetti il solo problema dell’Inter, con la classifica gonfia di punti e ciononostante un vasto esercizio scaramantico da parte di molti dei suoi, non è tanto arrivare allo scudetto (ci vorrebbe un masochismo da antologia), quanto far arrivare i soldi.

I suoi calciatori sono tutti miliardari ma tutti parlano di stipendi arretrati, e si sa che la ricchezza genera avidità. Il  suo padrone ufficiale, un cinese, parla con i silenzi aiutati dalla lingua e dalla mascherina, La Superlega, che in fondo l’Inter sta ancora ufficialmente vivendo, ha soltanto complicato le cose, crederle ancora bisogna, crederle ancora è peccato.

Il primo tempo, all’insegna di un quasi nulla però plastificato bene, con giocate anche eleganti, registra in tutto, e al via, un madornalissimo (se esiste il superlativo) errore di Lautaro che solo davanti a Silvestri alza e si fa pure fischiar fallo sul portiere. Due tiri fuori a testa, una parata di Handanovic su Bessa. Possibilità di divagare, dunque, e per esempio di segnalare come ormai i tantisismi passaggi all’indietro, che molti chiamano schemi ma che per noi sono spesso tiritere e tradiscono incertezze e timidezze, ormai vengono eseguiti quasi con violenza, intanto che sono migliorate le capacità da parte di tanti giocatori di ammortizzare i pallonacci e renderli trattabili. Per chi sa di basket, è un’evoluzione che questo sport si concesse mezzo secolo fa.

Secondo tempo e se non fosse per le maglie verrebbe difficile capire chi è l’Inter dei 76 punti, chi il Verona da 35. Un bel sole, proprio come se si fosse nell’aprile avanzato di una volta, invita i giocatori al rinfresco, anche se non ancora quello ufficializzato dall’arbitro. Il signor Abisso ha poco lavoro, le mischie ci sono ma senza troppo scalciare, i giocatori sembrano volersi tutti bene. Lukaku è spento, Lautaro pare spesso acceso ma l’impegno basta solo a scaldare lui. Dopo una ventina di minuti cominciano i cambi che non cambieranno quasi nulla. Entra nell’Inter anche Sanchez, per Lautaro. Entra Darmian (uno dei parametri zero dell’economico mercarto di riparazione, gli altri sono stati Kolarov e Vidal, per chi li ricorda). Per fortuna (dell’Inter, ma  anche del bel giocare a calcio) che in campo c’è un nerazzurro che non avrebbe problemi a giocare la famosa Superlega contro le corrazzate spagnole, si chiama Hakimi, è marocchino, ha frequentato il Real Madrid, pratica calcio vero a tutto campo, prende la traversa su punizione splendida, toglie la palla all’avversario Salcedo sotto la porta nerazzurra

 ... E intorno alla mezz’ora porta avanti il pallone che Darmian, abbastanza libero, mette in porta. E’ 1 a 0, vale eccome, Conte si fa sentire ma anche Juric urlicchia, i suoi reagiscono, c’è un qualcosa di buffo quando Faraoni di spalla manda la palla dentro la porta di Handanovic che sul pallone alto manco è saltato, sicuro lui come quasi tutti nel mondo che l’arbitro sta comunque fischiando un fuorigioco, una presuntissima carica irregolare al portiere, qualcosa insomma. E così è, niente gol e niente proteste, il mistero resto e amen.

E l’Inter con la classifica ancora corroborata fa festa grossa, e il Verona può giocare a pensare  che Hakimi aveva il diritto di vincersi questo match, Hakimi il migliore in campo con gli altri tutti dietro di lui, a distanze siderali che esimono dal metterli in fila, in una partita in cui neanche i massimi esperti calcistici del mondo, che come si sa vivono in Italia, avrebbero distinto bene la squadra dei 76 punti diventati 79 e pronta a supergiocare solo contro squadre immense del pianeta da quella dei 41 rimasti 41.




IL TABELLINO

Inter-Verona: 1-0


Marcatori: 31’ Darmian

Assist: 31’ Hakimi

Inter: Handanovic; Skriniar, de Vrij, Bastoni; Hakimi (dal 34’ s.t. D’Ambrosio), Barella, Brozovic (dal 34’ s.t. Gagliardini), Eriksen (dal 20’ s.t. Sensi), Perisic (dal 20’ s.t. Darmian); Lukaku, Lautaro (dal 26’ s.t. Sanchez).

Hellas Verona: Silvestri; Ceccherini (dal 1’ s.t. Dawidowizc), Magnani (dal 1’ s.t. Gunter), Dimarco (dal 27’ s.t. Udogie); Faraoni, Tameze (dal 20’ s.t. Salcedo), Ilic, Lazovic; Barak, Bessa (Dal 32’ s.t. Colley); Lasagna.

Ammoniti: Ceccherini (H), Magnani (H), Barak (H)

Espulsi:

Arbitro: Rosario Abisso (della Sezione di Palermo)