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Oggi facciamo l’operazione più scorretta della storia: rigiochiamo Italia-Brasile del 1982 con gli strumenti tattici attuali. La voglia di rivivere ‘la partita’ è talmente grande, che siamo disposti a proiettare nel nostro tempo un evento mitico. Siamo così nostalgici, ma più di tutto così inguaribilmente curiosi, da fregarcene del metodo. Vogliamo abbandonarci a una fantasia. Attualizzare di cuore, col rischio probabilissimo di ‘rovinare’ un capolavoro. Il capolavoro di Bearzot e dei suoi figli, da Rossi a Tardelli, da Conti a Scirea…

Come li allenerebbe il Vecio, adesso, quei grandi campioni? O come li schiererebbe Mancini, il nostro CT, trovandosi davanti un Brasile pressoché identico di contro, vista la modernità del futbol bailado di Tele Santana? E uno come il Gasp, mi chiedo, dove collocherebbe Antognoni? Avrebbe puntato su Rossi anche lui o avrebbe chiamato il bomber Pruzzo? Sono tutte domande estremamente stupide, ma irresistibili. Volevamo trattenerci, è stato molto più forte di noi.  

TRE A UOMO + IL LIBERO SCIREA - Partiamo sempre dalla realtà, da questa immagine rubata al 5 luglio 1982, stadio di Sarriá. È l’inizio ripresa di Italia-Brasile.



Bisogna limitare il ‘quadrato magico’ composto da Zico, Socrates, Falcao e Cerezo. Non solo: a sinistra c’è “Bomba” Eder, e il centravanti lo fa un pioppone che sfiora il metro e novanta, il sorridente ma grosso attaccabrighe Serginho. Poi ci sono i terzini ‘incredibili’ Leandro e Junior, di cui avremo modo di parlare. Insomma è un 4-2-3-1 impetuoso ma sghembo: la chiave è la posizione accentrata e scomoda (per Cabrini) di Socrates, che infatti segna nel primo tempo premiato da un assist indimenticabile di Zico. Ma quello era solo un pareggio. L’Italia va negli spogliatoi in vantaggio 2 a 1 con doppietta di Rossi, finalmente sbloccato. Farà il tris decisivo nella ripresa, a un quarto d’ora dalla fine. Nella foto, evidenziati in rosso, si vedono i tre marcatori di Bearzot in attesa dei rispettivi avversari: Bergomi di Serginho, Gentile di Zico e Oriali di Eder (Conti, all’altezza della linea di centrocampo, è fuori inquadratura). Dietro sta il libero Scirea, a sinistra Cabrini, in mezzo al campo Tardelli e Antognoni (sottolineati in azzurro), davanti Rossi al centro e Graziani defilato (in fucsia). 

SCUSA LIGA, MA ORIALI NON FACEVA IL MEDIANO? - Ecco dunque il sistema di Bearzot per quella precisa situazione, contro quel preciso avversario.



Leggo da un’intervista di Gianni Mura a Bearzot, datata 2005, una affermazione tipicamente italica del Vecio: “Io continuo a dire che col Brasile si gioca in un modo, col Lussemburgo in un altro. Usando gli stessi suonatori ma cambiando la musica”. Amava il jazz, si capisce. Tanto che un’altra volta disse: “vorrei una squadra jazzistica, un gran lavoro d’assieme, un enorme affiatamento e all’improvviso l’uscita del solista”. L’assolo di Conti nell’azione del primo gol contro il Brasile. 
Cambiare musica quel giorno voleva dire Oriali fisso su Eder, quindi un Oriali più terzino che mediano, se il rocker Ligabue ce lo concede. Poi Gentile, che sapeva fare benissimo il terzino (vedi l’assist per Rossi nella finale contro i tedeschi), quel giorno marcò stretto Zico sul centrosinistra, proprio come aveva fatto la partita precedente (e anche meglio) con Maradona. Ma sarebbe estremamente riduttivo ringraziare solo San Catenaccio, come fece il grande Brera, di fronte a una squadra che sapeva essere anche così fluida e armoniosa, in una parola eclettica (non solo contropiede…). Non a caso più tardi e a mente fredda, Sconcerti nella Storia del gol parlerà di Bearzot come di una sintesi tra Italia e Olanda (“Bearzot aveva la modernità dentro le sue pipe di radica”). 

IL GOL DI FALCAO: LA MODERNITÀ DEL BRASILE - Quanto a modernità, comunque, neanche il Brasile scherzava. Anzi, ci superava. Noi italiani abbiamo vinto sì gloriosamente, ma senza avere del tutto ragione. È la marcatura a uomo come la praticavamo allora che è sparita, è il ruolo di un gigante come Scirea che non vediamo più, non la difesa e i terzini del Brasile, che erano tanto scandalosi all’epoca quanto avveniristici. È un paradosso, certo. Ma basta prendere l’azione del gol di Falcao per capire.



Quello che si è appena liberato del pallone aprendo il gioco verso destra (cioè verso Falcao) è Junior. Il terzino sinistro del Brasile (un destro in realtà). E sì, entrava dentro il campo in conduzione che era un piacere, proprio come fanno oggi i terzini evoluti. Era un centrocampista aggiunto, in pratica un falso terzino. Ebbene nell’immagine sopra chi è che esce fuori a fronteggiarlo? Il libero Scirea. Perché lui? Rientrava fra le sue mansioni, tamponare di qua e di là, sopra e sotto. Perché gli altri seguivano ‘a uomo’ i pesci grossi, ovunque andassero. Così si creavano facilmente dei vuoti, in mezzo e davanti alla difesa. Il libero, che giocava di letture, li leggeva e li riempiva. Solo che il Brasile in quell’azione mostrò tutta la sua spregiudicatezza offensiva: sovrapposizione di un interno di centrocampo (Cerezo) sopra l’altro interno di centrocampo (Falcao) appena inserito. Tardelli e Scirea ‘scivolano’ verso sinistra.

Ma proprio il compito del libero qui tradì Scirea, che, osservandolo impeccabilmente (stava andando a chiudere anche la sovrapposizione di Cerezo), diede per certa la marcatura di Falcao da parte del compagno Tardelli, che invece come lui ‘scivolò’ ulteriormente verso Cerezo. Risultato: Falcao li beffò entrambi e andò a tirare di mancino attraversando la lunetta.



4-3-3: SCIREA COME KIMMICH, TRIDENTE FANTASIA - È arrivato il momento di osare l’impossibile. Rigiochiamo Italia-Brasile come fosse un film di Tarantino. Pura fiction anche se sembra storia. E partiamo proprio dal problema principale, affrontandolo di petto: dove diavolo mettere il campione Scirea, dato che il suo ruolo esatto non esiste più? Era intelligente, tecnico, chiudeva tutti i buchi. Poi ogni tanto si sganciava con grande perspicacia, dimostrando di saperci fare anche nelle proiezioni offensive improvvise. Di fatto era un regista, ma soprattutto un giocatore universale. Mi fa venire in mente la comprensione del gioco, la gestione dei tempi di Kimmich. Perciò in un 4-3-3 lo piazzerei davanti alla difesa, ma con ampie libertà. Ho detto Kimmich, ma potevo dire anche Lahm. Quella conversione lì, insomma. 



Dietro, Bergomi e Gentile si potrebbero anche invertire, se proprio volessimo tenere in vita il mitico duello tra Zico e Gentile sul centrosinistra. Ma Gentile era anche un terzino che sapeva spingere lungo la fascia, perché non andare oltre e osare? A centrocampo mezzali complementari: Tardelli e Oriali, per dare equilibrio e al contempo garantire gli inserimenti dentro e fuori al tridente leggero e di pura fantasia. L’esclusione dolorosa (o comunque alternativa possibile) è Graziani. Diamo libertà ad Antognoni sul centrosinistra del fronte d’attacco. Togliamogli un po’ di compiti difensivi. Alziamo un po’ anche Conti, sgravandolo, così forse il terzino Junior ci penserà due volte prima di sganciarsi…

3-4-2-1: CONTINUITÀ APPARENTE - La variante della continuità apparente è il 3-4-2-1, uno di quei sistemi a tre che tanto piacciono al Gasp. Lasciamo Scirea al centro della difesa a tre, ma in un contesto più arioso, aperto, e dove la marcatura a uomo si mescola alla zona. In mezzo Tardelli e Oriali, tipo Freuler e De Roon. Cabrini e Gentile i ‘tuttafascia’. Solito tridentino estroso composto da Conti, Rossi e Antognoni (e guardate: il quadrato magico l’avevamo anche noi, in teoria… Conti-Oriali-Tardelli-Antognoni). Con una piccola rotazione infine, dal 3-4-2-1 è un attimo passare al 3-4-1-2, con Antognoni trequartista.



4-2-3-1, FALSO TERZINO E ‘CICCIOMANDZUKIC’ - Ma gli azzardi non sono finiti, qui si vuol concludere col botto. Se Scirea è universale, se Scirea è un Kimmich o un Lahm per intelligenza tattica, allora potrebbe fare anche il percorso inverso: diventare un falso terzino, il regista decentrato. Quante volte andava in sovrapposizione lungo la fascia (e da libero per giunta!). Quante volte si portava all’altezza dei centrocampisti venendo dalle retrovie in conduzione o smarcandosi per ricevere. Se non vi piace l’idea potremmo fargli scambiare ruolo con Oriali in questo 4-2-3-1.



Serve equilibrio però, visto che mettiamo ben quattro giocatori offensivi. Antognoni trequartista, puro 10, Conti a piede invertito sulla destra, Rossi ad aprire spazi e colpire là davanti, più Graziani a sinistra a farsi il mazzo. Sì, rispunta Ciccio, un grande generoso. L’antesignano di Mandzukic (quello di Allegri, stagione 2016/17).

FORTUNATAMENTE… - Per nostra fortuna non vedremo mai questi falsi storici, l’Italia di Bearzot è solamente quella là, irripetibile, jazz e ancora da studiare. Bella ed eclettica, bella e dell’ ‘82. È stato solo un gioco, questo, non temete. Si fa di tutto pur di rivederla ancora in azione.