Una lunga intervista tra presente e passato, tra la super sfida tra Juventus e Inter e il Pallone d'Oro. Ronaldo Luiz Nazario da Lima, conosciuto semplicemente come Ronaldo, si è concesso ai microfoni della Gazzetta dello Sport alla vigilia del Derby D'italia.

SUL 'VERO' RONALDO - "È una cosa che mi ha sempre divertito, ma dico no: non ha senso. Siamo così diversi, io e lui. Differenze? L’età, anzitutto. Nove anni di differenza, differenti gli anni in cui abbiamo giocato. Il calcio è cambiato in fretta recentemente, e cambia sempre più in fretta. Non voglio dire che ai “miei tempi” fosse più difficile: però abbiamo affrontato situazioni molto diverse e con squadre diverse. Poi l’impatto con il campionato italiano. Io avevo vent’anni, avevo già detto abbastanza con il Psv e il Barcellona, ma non tantissimo, sicuramente non tutto: ero ancora un progetto di campione, o perlomeno così mi sentivo. Cristiano è arrivato in Italia a 33 anni, nel pieno della sua maturità di giocatore. Anzi, di campione fatto e finito".

DIVERSI? - "Direi di sì: pure per il ruolo e il modo di recitarlo, anche se lui ora gioca molto più in mezzo e molto più vicino alla porta. Ma ha un altro modo di avvicinarla, di arrivarci, anche se lo scopo ultimo è lo stesso. Forse in passato un assist lo appagava quanto un gol, adesso non credo. Ecco: per la voglia di gol siamo abbastanza uguali, sì".

SULLA JUVE - "Cristiano per la Juve è un enorme valore aggiunto, ma non avrebbe mai scelto la Juve se non avesse calcolato di arrivare in una delle squadre più forti d’Europa. Io quando scelsi l’Inter avevo una missione molto meno immediata di quella di provare a vincere subito la Champions. Me la diede Moratti: far diventare l’Inter una grande squadra, aiutarla a tornare ai livelli della squadra di suo padre. E un po’ più grande, soprattutto a livello di immagine, era diventata".

SULLA SUA INTER - "Io di quell’Inter ho solo ricordi molto nostalgici: bellissimo gruppo, ci divertivamo. Però sarei ipocrita se dicessi che, dal punto di vista puramente tecnico, appena arrivato era una squadra di un livello paragonabile a quello della Juve di oggi".
SUL SUO PALLONE D'ORO - "Quello del 1997 per me ha un valore assoluto molto grande: con il Barcellona avevo vinto la Coppa delle Coppe e la Copa del Rey, ma l’ho sempre considerato un riconoscimento molto 'personale'".

SU JUVE-INTER DEL GENNAIO 1998 - "Un giorno che ricordo con emozione, anche perché quella fu la prima sfida contro la Juve vinta da Moratti. Ed era molto emozionato anche lui".

SULLA SFIDA - "Non facile per l’Inter, e non c’è bisogno che lo dica io. La Juve è molto forte, più forte di tutte le altre, e sta succedendo quello che era prevedibile già a inizio campionato. Anche se non immaginavo una fuga così già a dicembre. Juve-Inter è una di quelle partite che ad una squadra possono dare molta più forza che punti in classifica. In questo, solo in questo, mi ricorda Juve-Inter del ‘98: lì eravamo in corsa per lo scudetto, mentre questa Inter realmente non lo è, ma andandoli a sfidare con quel coraggio cercavamo la certificazione della nostra crescita. Ecco, l’Inter di Spalletti deve andare a Torino con quel coraggio. Poi andrà come andrà".

JUVE IRRAGGIUNGIBILE? - "L’Inter sta recuperando un po’ di terreno, ma piano piano. Quando sarà definitivamente fuori dal financial fair play, potrà accelerare. Un paragone Moratti-Zhang non ha senso, hanno per forza un modo di vivere l’Inter diverso, ma in una cosa sono sicuramente uguali: Suning non ha meno voglia di vincere".

SU QUEL FAMOSO CONTATTO CON IULIANO... - "È passato così tanto tempo e ne abbiamo parlato talmente tante volte... Vent’anni giusti, già: una vita. Fu una vergogna, lo dissi già quel giorno e non sapevo ancora tutto il resto, ma erano anche altri tempi per il calcio italiano: vigilare per farsi rispettare è giusto, fare le vittime no. E poi mi sembra che le cose in Italia stiano andando meglio, no?".