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Continuiamo a leggere - con crescente stupore - paragoni improponibili tra la situazione di Sacchi nel Milan di oltre trent’anni fa (era il 1987) e quella di Giampaolo oggi. E’ un riferimento che ha azzardato Maldini prima della partita di Torino e che lo stesso Arrigo (estimatore massimo e perfino esagerato dell’attuale tecnico rossonero, che dipinge come una specie di profeta) ha rispolverato in un articolo sulla Gazzetta dello Sport.

A beneficio dei più giovani ricordiamo in breve quanto accadde a quel Milan. Berlusconi ebbe il coraggio di difendere Sacchi, il quale cominciò malissimo il suo percorso in rossonero. Aveva scelto quell’allenatore sconosciuto prendendolo al Parma, in serie B, e lo protesse da critiche feroci e clamorose polemiche quando infilò i primi insuccessi (compresa un’inattesa eliminazione dalla Coppa Uefa per mano dell’Espanyol). Poi il Milan ingranò, diventò irresistibile, vinse lo scudetto e avviò il percorso di una squadra leggendaria.

Perché il paragone è improponibile? Soprattutto per un motivo, da solo sufficiente per spiegare l’assurdità del confronto: la differenza di valori tecnici. Il Milan di Sacchi proprio quell’estate si era rafforzato con alcuni tra i calciatori più forti del mondo (Gullit e Van Basten, le squadre potevano avere solo due stranieri in campo) e d’Italia (Ancelotti, ma l’anno prima erano arrivati Giovanni Galli e Donadoni). Questi si erano aggiunti a Baresi, Maldini, Tassotti, Evani, Virdis… Ecco, ciascuno di questi calciatori, anche il peggiore, inserito nella squadra di oggi sarebbe un fiore all’occhiello.

Se si continua a misurare il Milan di oggi in relazione a quello dei tempi d’oro, ci si cala in un mondo finto, irreale. In questo modo Maldini e Sacchi non aiutano Giampaolo, che non allena Van Basten e Gullit. E nemmeno qualcuno che in qualche modo gli somiglia.

@steagresti