La sfiga non c’entra proprio nulla. Togliamocelo dalla testa, dalla bocca e dalla tastiera. La sfiga, la sfortuna, la malasorte, sono gli alibi dei perdenti. Il Sampmania di qualche giorno fa l’ho incentrato su questo tema, per esorcizzare il tabù e farci due risate in vista di una partita che si preannunciava difficile, spinosa, dannatamente complicata. Nemmeno se me lo sentissi. 

A D’Aversa abbiamo dato tutte le attenuanti possibili. Un avvio di campionato da incubo, una situazione infermeria da mani nei capelli, e una società terremotata e eterea sono dati di fatto. Ma come si può pensare di derubricare a contrattempo la fuga di un giocatore in Olanda? Come si può pretendere di far passare una chiamata a Milano dell’allenatore della prima squadra, costretto a saltare la direzione di un allenamento, per un normale ‘pranzo amichevole’? Come si può immaginare di ridurre il licenziamento di un direttore sportivo, peraltro storicamente benvoluto da squadra e staff, ad una banale divergenza aziendale senza alcuna ripercussione sull’ambiente? Tutte queste cose, signori, hanno un peso e un’incidenza in Prima Categoria, figuriamoci in Serie A. Tentare di far filtrare tale messaggio è circonvenzione di incapace, oltre che una mancanza di rispetto nei confronti del cervello dei tifosi pesanti. 

Ora però togliamo la patina degli alibi, dei ‘sì però’, dei ‘ma’ e di tutte le congiunzioni avversative a cui potete pensare. Guardiamo al nocciolo delle cose, e al match in sé. Prendiamo il coraggio di definire la Sampdoria di Cagliari come la peggiore della stagione. Non si tratta di un’affermazione così sconvolgente, no? Sono lampanti le disattenzioni e le dimenticanze di un gruppo evidentemente spaesato dagli elementi destabilizzanti citati poco sopra, e sono altrettanto abbacinanti i vuoti, a livello tattico ma anche e soprattutto dal punto di vista tecnico. La squadra in Sardegna era proprio messa male in campo. Tre centrocampisti, contro i cinque di Mazzarri, sono un suicidio, e infatti i rossoblù hanno sempre raddoppiato e talvolta triplicato i poveri Askildsen, Thorsby e Silva. La completa assenza di pericolosità sulle corsie, con Gabbiadini e Candreva regolarmente preda degli esterni sardi, ha ingolfato la manovra in mezzo. Resta comunque pure la sensazione di un attacco disorganizzato e convulso. Caputo, tolto l’exploit di Empoli, ha le polveri bagnate e ricorda troppo da vicino un doppione di Quagliarella. L’unica buona notizia di giornata, a volerne trovare una, è il recupero di Gabbiadini. Ci è mancato come il pane, faremmo meglio ad aggrapparci a lui, a Quagliarella e a Candreva, e sarebbe positivo riuscire farlo il prima possibile. 

Già, a proposito di Candreva. Se persino il numero 87 sbaglia due volte, oltretutto nella stessa azione, prima con un errore concettuale e poi dimenticandosi Joao Pedro alle sue spalle, vuol dire che qualcosa non va a livello globale. I gol non sono mai colpa esclusiva della difesa, anche se la linea arretrata ci mette del suo. Yoshida e Colley sbandano da morire, non parliamo dei terzini, ma è l’intero assetto doriano a trasmettere l’impressione di fragilità e poca organizzazione. Il dettaglio dei tiri, ad esempio, lo trovo molto eloquente. La Samp ne ha fatti 17, ben 5 in più rispetto ai 12 del Cagliari, e dei 17 addirittura 10 sono arrivati da dentro l'area. Sapete quante sono state le conclusioni in porta? Soltanto 3. Volete un altro dato quantomeno curioso e preoccupante? Il giocatore doriano ad aver tirato di più è stato Colley, con 3 tentativi.
Il possesso palla, 60% blucerchiato, si è rivelato sterile e poco ragionato, la manovra doriana ha cercato spessissimo i cross, addirittura 26 volte, ma con al centro dell’area i Caputo e i Quagliarella, non è mai una grande idea. E qui ritorniamo al discorso a monte: se segui una punta centrale pesante e forte fisicamente alla Petagna, e alla fine prendi Caputo, con tutto il rispetto per il giocatore, qualcosa non funziona a livello di comunicazione strategica. Non è un problema del povero Ciccio, che ora rischia di diventare facile capro espiatorio. Le sue caratteristiche sono sempre state quelle, è il ragionamento alle spalle ad essere inceppato e poco trasparente.

Il modulo visto ieri, peraltro, non era neppure un 4-3-3, ma una sorta di 4-3-1-2 con Candreva alle spalle di Gabbiadini-Quagliarella. Confrontare le posizioni medie dei giocatori nel classico report post partita per avere conferma dell’affermazione. Significa che la Samp si è trovata poco a suo agio persino con uno schieramento già visto e rivisto, provato e, almeno in teoria, interiorizzato. Più in generale, comunque, è l’intero atteggiamento blucerchiato a preoccupare. Rispetto ad altre gare la Samp è sembrata scarica, poco convinta e rinunciataria. Le lacune tecniche, i problemi tattici, la povertà caratteriale e di organizzazione ci sono e sono evidenti, così come sono palesi le responsabilità di D’Aversa. Ma sono difficoltà che scaturiscono (anche) dalla fragilità strutturale e organizzativa di una società pervasa, ormai da parecchio, da confusione e assenza programmatica. Siamo riusciti a trasformare la partita con lo Spezia quasi in un ultimatum, mi auguro che D’Aversa riesca a ribaltare le perplessità che nutrivo  già da tempo contro i bianconeri. Ma vi prego, non parliamo di sfiga, o di maledizione. Questi due termini non c’entrano proprio niente, anzi, sono una presa in giro.

Instagram
@lorenzomontaldo
Twitter
@MontaldoLorenzo