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La sosta per le Nazionali stimola la creatività. Paraculata, lo so, ma scrivere che si tratta in realtà di una gran rottura di balle non si può. Comunque la sostanza resta la stessa: la pausa è il pretesto giusto per fare riflessioni, e magari analizzare l’andamento sino a questo punto della stagione, per capire cosa funziona e cosa invece può migliorare la Sampdoria di Ranieri. L’inizio di campionato blucerchiato è stato nel complesso molto positivo, e questo è fuori dubbio. Dieci punti in sette partite, oltretutto considerando la caratura delle avversarie, sono grasso che cola. Il centrocampo è quadrato ma pure creativo, grazie all’estro di Candreva e al talento strabordante di Damsgaard, mentre l’attacco si conferma abile a capitalizzare le occasioni. Il Doria mediamente fa un gol ogni tre tiri, perché le 11 punture stagionali sono arrivate grazie a 32 conclusioni nello specchio. La media è più che buona sotto questo punto di vista. La Samp efficace di Ranieri ha interiorizzato parte dei concetti che avevano reso grande – con le dovute proporzioni – il Leicester. Anche quella squadra, con interpreti logicamente superiori, si affidava all’intensità e al pressing, oltre che alla rapidità in contropiede di Mahrez e alla vena realizzativa di Vardy.

Alla Sampdoria, Ranieri ha trovato il suo Kanté, che però è norvegese, si chiama Thorsby e macina 11,38 km a partita, uno in più del secondo in classifica tra i blucerchiati (Jankto a 10,57) mentre là davanti a fare il Vardy c’è sempre l’eterno Quagliarella, 38 anni e 4 gol già in saccoccia, uno ogni due partite e, soprattutto, uno ogni 4 tiri. Il cinismo direi che non difetta. Per il momento a sir Claudio sta mancando il Mahrez della situazione, quello autorizzato a strappare in contropiede e a saltare l’uomo. Potrebbe incaricarsi del ruolo Keita. Per caratteristiche e capacità di accelerare è l’unico della Samp in grado di portare il fardello, ma al momento non abbiamo ancora potuto apprezzarlo sul serio. Temo non ci riusciremo neanche con il Bologna, e forse neppure a Torino. Sì, probabilmente gusteremo qualche spezzone dell’ex attaccante di Lazio e Monaco, magari pure di alto livello, lo abbiamo già ammirato in più di un’occasione, ma per averlo a pieno regime temo servirà ancora un po’ di tempo e, soprattutto, il pieno recupero fisico.

Insomma, di questa prima Samp stagionale ci sono parecchie cose che mi hanno convinto, e alcune che mi lasciano perplesso. Non mi è piaciuto per nulla, ad esempio, l’atteggiamento tenuto dai blucerchiati a Cagliari. La Samp in Sardegna è andata in gita, l’impressione – netta – era quella di una squadra appagata e soprattutto già tranquilla. E’ vero che commentare il match con i rossoblù è complesso, poichè fortemente condizionato dall’inferiorità numerica e da un rigore molto dubbio, ma è altrettanto vero ad esempio che l’espulsione di Augello è frutto di una leggerezza difensiva, derivante da un doppio errore di distrazione. Questa formazione ha dimostrato in passato di essere obbligata a giocare sempre in maniera battente, in special modo sotto l'aspetto quantitativo. Appena molla la presa, cala e si ‘normalizza’. L’anarchia tattica del Cagliari ha reso complessa la ricerca di punti di riferimento e delle giuste distanze per i giocatori di Ranieri, ma l’impressione che ho avuto è che la Samp concentrata e sul pezzo ammirata contro la Lazio non avrebbe avuto alcun problema a regolare Di Francesco, mentre il Doria tranquillo e senza pressione arrivato in Sardegna (ma pure visto nel derby) rischia di faticare con chiunque.
A questo discorso credo sia legata anche una statistica piuttosto curiosa. Degli 11 gol subiti, tutto sommato non troppi e anzi in linea con quello che è l’andamento di una Serie A in cui si segna tanto, soprattutto a porte chiuse, la Samp ne ha incassati 3 nei minuti che vanno dal 60’ al 75’ e ben 4, ossia il 37% del totale, negli ultimi quindici giri di orologio. Significa che la squadra di Ranieri, durante la mezz’ora finale delle partite, ha preso addirittura 8 reti, il 64% sul monte complessivo. In tutto il campionato, le avversarie dei blucerchiati hanno rifilato ad Audero 3 gol nei primi 45 minuti di gioco, e ben 9 nella ripresa, specialmente nella fase conclusiva di gara, quando la soglia di attenzione dovrebbe alzarsi.

Quasi speculare la statistica delle marcature fatte da Quagliarella e compagni: 7 messe a referto nel primo tempo, il doppio rispetto alle 4 della ripresa. Questi numeri possono anche essere letti tramite un’altra chiave, ossia quella della Samp che perde brillantezza se, con il passare dei minuti, cala il livello di intensità fisica . Anche in questo caso, la conclusione a cui si arriva è sempre la medesima: il Doria non può permettersi di specchiarsi, di gestire la partita e men che meno il risultato. Deve andare a mille, sempre, per mettere il prima possibile in cascina i 40 punti. La quota salvezza deve essere l'obiettivo principale, anzi, l'unico per questa formazione, considerando anche la coperta piuttosto corta in alcuni ruoli, sino ad oggi risparmiati da infortuni, squalifiche e quant’altro.

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