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Meeting non previsto, l'intervista slitta di qualche minuto. Perché anche se il Watford è già promosso in Premier League da qualche giorno, il ds Cristiano Giaretta sta già pianificando il lavoro per la prossima stagione. Al primo anno in Inghilterra ha centrato subito la promozione nel club della famiglia Pozzo, col quale aveva già lavorato all'Udinese dal 2013 al 2016: "Il mercato italiano e quello inglese non sono molto diversi, in tutti e due i casi un affare si può risolvere in un giorno come in un mese - racconta nella nostra intervista - La differenza è negli ultimi giorni di trattative: in Italia vengono organizzati in un solo hotel con giornalisti e telecamere, in Inghilterra sono come tutti gli altri. E questo aiuta a non ridursi all'ultimo per chiudere un'operazione".

Come viveva l'ultimo giorno di mercato in Italia?
"E' molto stressante. Spesso si arriva a trattare nelle ultime 24h proprio perché si sa che stiamo lì tutti insieme, altrimenti sono convinto che gli animi sarebbero più distesi. Eppure all'estero ci invidiano quest'organizzazione dell'ultimo giorno".

E' pronto per affrontare squadre come Chelsea, i due Manchester, Tottenham...?
"Ci sto pensando in questi giorni. Personalmente sono orgoglioso di affrontare top club, ma sono consapevole che la Premier è un campionato stupendo dove però è più difficile salvarsi rispetto alla Serie A. Dobbiamo sudarcela".

Quali differenze ci sono tra Championship e Serie B?
"La Championship è più vicina alla Serie A per caratteristiche fisiche, tecniche e per intensità. Il livello è molto alto in ogni gara. In Serie B invece si gioca un calcio diverso: più tecnico, più lento e più pensato".

A dicembre avete cambiato allenatore puntando sullo spagnolo Xisco.
"E' un ragazzo serio che ha lavorato bene e ha una buonissima comunicazione con i giocatori. Attorno a lui c'è uno staff molto ampio: lui si è portato il suo, e noi abbiamo il nostro. Tra fisioterapisti, preparatori atletici e assistenti tecnici ci sono circa 25 membri dello staff che lavorando quotidianamente intorno all'allenatore".



Ismaila Sarr e Joao Pedro sono i due gioielli della squadra, vi è arrivata qualche richiesta?
"Hanno fatto tutti e due una stagione di altissimo livello, sono cresciuti molto. Al momento non si è fatto sentire nessuno, ma noi vogliamo tenerli anche in Premier League".

Nel 2016 avete preso Doucouré dal Rennes per 10 milioni di euro, rivendendolo un anno fa all'Everton al doppio del prezzo: quale sarà la prossima grande cessione?
"Credo che Sarr possa diventare un top player. A oggi ha una valutazione importante, è un giocatore che forse possono permettersi solo cinque o sei club in Europa".

Ci racconta la sinergia con l'Udinese?
"Dietro a questo rapporto non c'è solo uno scambio di giocatori, ma la reputo una grande risorsa sportiva. Sema, per esempio, quest'anno ha fatto molto bene con noi venendo da una stagione di formazione importante a Udine; così come Pereyra e Pussetto qui erano in difficoltà e in Italia stanno facendo molto bene. E' una sinergia che viene portata avanti nella quotidianità: i due staff sono in contatto settimanale per scambiarsi protocolli di lavoro, esercizi, analisi dei dati fisici ed esperienze sul campo".
Come sono andati gli altri ex Udinese?
"Troost-Ekong ha fatto molto bene, Perica non ha trovato molto spazio. Sierralta in Italia giocava poco, qui è il miglior difensore della Championship e si è già fatto avanti qualche club della Premier. Ma vogliamo tenerlo con noi".

Avete già parlato di giocatori che potrebbe venire in Inghilterra o fare il percorso inverso e sbarcare in Serie A?
"Ancora no, di solito lo facciamo a fine campionato. L'Udinese ha ancora cinque partite importanti da giocare".



Nei giorni scorsi al Watford è stato accostato il nome di  Ashley Young.
"E' cresciuto da noi, ha il cuore qui. Ha fatto anche un bellissimo post sui social dopo la nostra promozione in Premier. Per ora non abbiamo avuto nessun contatto, ma è chiaro che è un nome importante".

Qual è stato il grande colpo di mercato della sua carriera?
"Quello di Bruno Fernandes, è stato clamoroso. L'ho portato al Novara dal Boavista per 40mila euro e oggi è uno dei cinque migliori centrocampisti in Europa. Ci era stato segnalato da un nostro scout e così siamo andati a vederlo quando nessun altro club si era avvicinato a lui. Era un ragazzino piccolo, minuto, con una buona tecnica. L'abbiamo inserito in Primavera ma poco dopo l'ho proposto alla prima squadra. E lì ha iniziato a stupire".

Poi l'ha portato all'Udinese.
"L'abbiamo preso per 4 milioni. Bruno è un ragazzo serio e con la testa sulle spalle, aveva solo bisogno di qualcuno che credesse in lui".

Ci faccia qualche altro nome.
"Zielinski arrivò giovanissimo a Udine, ce lo segnalò un agente polacco quando era in scadenza di contratto e fu scovato dall'area scouting. Ai tempi dell'Ascoli presi Favilli dal Livorno in Serie C per poi rivenderlo alla Juve, e oggi è un giocatore di Serie A. L'anno in cui portai Bruno Fernandes a Novara presi anche Seferovic dalla Fiorentina: era un giovane che non trovava molto spazio, con noi segnò 10 gol e anche grazie a lui facemmo una grande cavalcata nella seconda parte della stagione fino ad arrivare ai playoff". 

@francGuerrieri