Mi apprestavo a scrivere queste considerazioni sul rapporto fra Sinisa Mihajlovic e il Toro prima che arrivasse la notizia dell'esonero. Un provvedimento che era nell'aria, e che francamente avrebbe potuto essere già preso durante l'intervallo del derby di ieri sera. Ciò che si era visto nei primi 45 minuti avrebbe potuto essere il suggello a un'esperienza che ormai si stava trascinando. Per un tempo si è visto un Toro molto minore, surclassato dalla Juventus non soltanto sulla tecnica (ciò che era scontato), ma anche sulla corsa e sulla cattiveria agonistica. 

E proprio l'episodio che ha dato una svolta alla partita, quello che è costato l'allontanamento del tecnico serbo dal campo e continuerà a provocare polemiche sul corretto uso del VAR, è stato il simbolo di questo mondo alla rovescia. Tralascio il giudizio sulla decisione arbitrale, che rimane controversa. Tanto che stamattina, nello spazio dedicato alla moviola, due quotidiani sportivi prendono posizioni distinte. Secondo il Corriere dello Sport-Stadio, Khedira colpisce la palla prima di travolgere Acquah, e ciò rende l'azione "dubbia". Più decisa la Gazzetta dello Sport, secondo la quale l'entrata di Khedira su Acquah è troppo dura, indipendentemente dal fatto che il centrocampista bianconero tocchi prima la palla. Circostanza controversa, dunque. Per quanto mi riguarda, propendo per l'interpretazione della Gazzetta. 

Ma non è questo il punto. Il punto è che, in un mondo normale, un intervento deciso come quello dovrebbe avvenire a metà campo invertite. Dovrebbe essere Acquah a lanciarsi su Khedira, dovrebbe essere il centrocampista in maglia granata a stroncare sul nascere l'azione del centrocampista in maglia bianconera. Perché così comanderebbe lo squilibrio di valori in campo, e soprattutto perché ciò sarebbe in linea con l'identità delle due squadre. La tecnica e lo stile dalla parte della Juventus, la grinta e il temperamento dalla parte del Torino. Invece ieri sera stava tutto quanto dalla parte della Juventus, e francamente pare già tanto che il punteggio sia stato soltanto 2-0.

Già ieri sera, su Twitter, mi chiedevo: ma se il Toro non fa il Toro nemmeno nel derby, perché Mihajlovic sta ancora su quella panchina? E in questo caso non si tratta di essere profeti – ché del resto era ormai evidente la precarietà dell'allenatore serbo sulla panchina granata – ma piuttosto di fare riflessioni d'altro tipo. E queste riflessioni portano a considerare l'avventura di Mihajlovic al Toro un fallimento di speciale portata. Perché può capitare che un allenatore abbia un'esperienza negativa alla guida di una squadra, fa parte delle cose che del calcio. 

Ma nel caso di Mhajlovic e del Toro c'è qualcosa di più. C'è che in linea di principio pareva che l'allenatore serbo fosse l'uomo giusto al posto giusto. Così pensai quando due anni fa venne ufficializzata la notizia del suo ingaggio alla guida dei granata. C'erano le condizioni per far realizzare una chimica straordinaria: l'uomo di grandissimo temperamento, messo in mostra sia da calciatore che da allenatore, alla guida della squadra più "da combattimento" nella storia del calcio italiano. Invece, in questa stagione e mezza sotto la guida del tecnico serbo, abbiamo visto un Toro fra i più amorfi della storia. Una squadra che ha reso nettamente al di sotto del suo potenziale, sempre alla ricerca di una chiara idea di gioco, discontinua per mancanza di spina dorsale. Priva d'identità. Un Torino che quasi mai è stato Toro. Giusto sotto la guida dell'allenatore che per temperamento avrebbe dovuto coglierne al volo l'anima. Sta tutto qui il senso dello speciale fallimento. E forse sarebbe stato meglio chiuderla prima, questa storia d'insuccesso.