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Lucas Paquetà se n’era andato dal Milan con la coda fra le gambe, in silenzio, con la stessa joie de vivre che sembrava avere le rare volte che veniva messo in campo negli ultimi mesi in rossonero. L’offerta di 20 milioni giunta dal Lione negli ultimi giorni di mercato era stata vista come un sospiro di sollievo da tutti: il club, i tifosi e probabilmente anche lui stesso. Al Lione, invece, è tutta un’altra storia. Arrivato fra lo scetticismo generale, si è imposto fin da subito ed in pochi mesi è diventato uno dei giocatori più importanti dell’intero campionato, segnando 6 gol e fornendo 3 assist in 27 partite, deliziando con la sua tecnica e stupendo per il suo spessore tattico.

LA COLLOCAZIONE TATTICA – Uno dei motivi per cui Paquetà non è riuscito a dimostrare tutto il suo potenziale in Serie A è stato sicuramente la difficoltà che hanno avuto i suoi allenatori nel trovargli una collocazione tattica. Sia Pioli che prima Giampaolo e Gattuso lo hanno provato in tutti i ruoli del centrocampo, ma il brasiliano è sempre sembrato inadatto: troppo inconsistente per fare la mezzala, troppo poco incisivo per fare il trequartista, troppo poco scattante per fare l’esterno. Ci è riuscito invece Rudi Garcia, trasformandolo in quel tuttocampista che, nei primi mesi di Milan, sembrava poter diventare. Nel 433 di dominio tecnico dell’ex allenatore della Roma, Paquetà gioca da mezz’ala destra in un centrocampo molto offensivo completato da Thiago Mendes e Aouar e svolge perfettamente ogni fase del gioco: attenzione in fase difensiva, recupero palla alto, impostazione (al fianco di Mendes) ed inserimenti senza palla.
L’AMBIENTE – L’altro ingrediente fondamentale per l’esplosione di Paquetà, che invece lo aveva enormemente condizionato a Milano, è certamente l’ambiente che ha trovato in Francia. I tifosi del Lione non sono abituati a vincere quanto quelli del Milan, la stampa non è così esigente come la nostra e le aspettative riposte su di lui non erano così alte come quelle da cui era stato investito quando arrivò dal Flamengo per 38 milioni di euro: nessuno si aspettava un “nuovo Kakà”. Inoltre il campionato francese non è tatticamente asfissiante come quello italiano ed anche il livello tecnico è più basso. Infine, nel suo ambientamento non può non aver avuto un ruolo la presenza di Juninho Pernambucano, leggendario centrocampista brasiliano ed attuale DS dell’OL, che per lui è una sorta di mentore, proprio quello che gli era venuto a mancare con l’addio di Leonardo al Milan.

RISULTATO? - Paquetà, dopo circa un mese di adattamento, è salito alla ribalta e si è preso il posto da titolare nello scacchiere di Garcia quando, il 10 novembre, il suo ingresso dalla panchina ha cambiato completamente l’atteggiamento e il gioco della squadra, risultando decisivo per la vittoria nel derby contro il Saint Etienne. La consacrazione è arrivata circa un mese dopo, con la grande prestazione fornita nell’impresa del Lione al Parco dei Principi contro il PSG (battuto 1 a 0) ed a fine anno, contro il Nantes è arrivato anche il primo gol. Questa primavera però Paquetà è letteralmente esploso e, nelle ultime due partite di campionato, ha messo a segno due gol e un assist. In mezzo ha deciso gli ottavi di finale contro il Red Star, vinti poi ai rigori dal Lione. Non si può però parlare di un rimpianto per il Milan: le condizioni tecniche, tattiche ed ambientali del campionato italiano non erano adatte a valorizzarlo. Semplicemente doveva andare così.