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    Sampmania: viaggio indietro nel tempo

    Sampmania: viaggio indietro nel tempo

    • Lorenzo Montaldo
    Vi ricordate quando, nello scorso Sampmania, vi avevo parlato di loop infiniti, di tempo ciclico e di situazioni che si srotolano sempre uguali a sé stesse? Come se ci si trovasse in un inferno dove la pena è rivivere sempre, volta dopo volta, la stessa drammatica, dolorosa situazione? Ecco, prendete lo scorso Sampmania, fate Ctrl + C e Ctrl + V, copiatelo e incollatelo qui, perché io non ho più voglia di commentare questa Sampdoria. Come in ogni buon circolo vizioso che si rispetti, ieri siamo precipitati indietro nel tempo, ad un mese fa, a quel 2 ottobre che sancì la chiusura della gestione Giampaolo e l’arrivo di Stankovic sulla panchina blucerchiata.

    Fateci caso, la giornata si è dispiegata tale e quale: figuraccia indecente sul campo, contestazione di una gradinata intera, richiesta di confronto tra tifosi e calciatori che non c’è stata (e a questo punto probabilmente mai ci sarà). Ovviamente poi non potevano mancare voci e interminabili papelli su presunte trattative con sceicchi evanescenti, accompagnate da cori di trombettieri pronti ad accusare di genoanità gli scettici. Guai a ‘salire sul carro’ quando il Sultano avrebbe fatto il suo ingresso al Ferraris per Sampdoria-Roma (di un mese fa), a dorso di dromedario, accompagnato da mezza Sampd’Oro, lanciando milioni di euro al pubblico in pieno giubilo mentre uno stuolo di danzatrici del ventre avrebbe ondeggiato le palme per rinfrescare i nuovi acquisti Haaland, Mbappe e Modric, trattati in prima persona da Gianluca Vialli. Pensate che quel 2 ottobre, il bonifico era già in viaggio da giorni. Oggi, 13/11/2022, deve ancora arrivare. Le analogie però non finiscono qui: anche allora, come ieri, l’allenatore era squalificato, e seguiva la partita dal box in Tribuna. Credo che l’immagine di Stankovic - uno che doveva sputare fuoco e fiamme e che ‘finalmente avrebbe restituito grinta alla squadra’ - crollato a testa china sulla balaustra restituisca perfettamente il disegno di cosa sia attualmente la Sampdoria

    Il cambio di allenatore, per ora, ha inciso in negativo perché i blucerchiati, nella prima parte di stagione, se non altro una parvenza di organizzazione e di gioco in alcune partite l’avevano pure mostrata. Adesso, invece, non c’è nulla. Non c’è orgoglio, non ci sono schemi riconoscibili, non c’è coraggio. Non si scorgono minimamente insomma quei famosi ‘passi avanti’ che la retorica vuota del calcio tentava di mistificare già dopo Bologna-Samp, a 48 ore dall’arrivo di Deki in blucerchiato. I calciatori della Sampdoria di ieri, soprattutto nel secondo tempo, sembravano i bastoncini dello Shangai quando comincia la partita: buttati a caso sul prato verde da una mano invisibile. Ad un certo punto, non si capiva neppure quale fosse lo schema, chi fosse collocato dove, con che compiti. Il Doria era un’accozzaglia di giocatori mediocri, terrorizzati e tremanti, incapaci di completare un passaggio a due metri di distanza. 

    La fotografia di questa disorganizzazione è il gol che ha indirizzato la gara. Ferrari, da ultimo uomo di difesa a tre, spazza via una pallaccia addosso al centrocampo del Lecce. A quel punto, invece di tenere il suo attaccante, il centrale doriano sale di un metro e mezzo andando a prendere la mezz’ala giallorossa sistemata oltretutto spalle alla porta, regalando due metri alla punta ospite. Villar, nella partita della vita, confeziona un tacchetto molle, con sufficienza, e il Lecce va in tutta tranquillità da Audero. Ma come si può sperare di prendere punti, con errori del genere sul groppone? L’unico modo è sviluppare una partita sulla falsariga di Cremonese-Samp: botta di fortuna, episodi tutti favorevoli, e magari vinci 0-1.

    L’aspetto peggiore, però, lo sapete qual è? E’ che Stankovic, come Giampaolo, di colpe ne ha poche. Parlare di tattica, di moduli, di schemi e di giocatori che giocano fuori ruolo è stucchevole, è vuoto, è inutile. Chi lo fa è un musicista dell’orchestra del Titanic, impegnato a contenere il panico suonando ‘Più presso a te, Signor’ mentre il transatlantico cola a picco. La Sampdoria, con il peggior attacco dell’intera Europa e la peggior difesa della Serie A, è un malato terminale. Scrivere che va tutto bene, che ci si può issare al sicuro con le proprie forze intervenendo addirittura sul mercato mentre il ponte si riempie d’acqua, come vorrebbe qualcuno, è una enorme presa in giro. La Sampdoria non si può salvare da sola. Credo non possa farcela neppure se aiutata, di certo non è in grado di riuscirci con le proprie forze. Chi aveva promesso di non farla morire, oggi deve mettersi una mano sulla coscienza, e rimediare all’enorme ferita purulenta e letale aperta nel fianco di una società storica. Vi posso dire la mia sensazione? Non lo farà. A noi, invece, rimane la magra consolazione del Mondiale: grazie alla sosta di novembre, per due mesi eviteremo di assistere a scempi simili. Di questi tempi, è già qualcosa. 

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