Ma cosa rischierebbero i club che venissero colti a iscrivere in bilancio plusvalenze sospette? È l'interrogativo che nelle ultime settimane ci siamo sentiti rivolgere spesso. Dopo l'uscita degli articoli sugli scambi di calciatori tra Chievo e Cesena e sulle ardite manovre che hanno contribuito a portare il Vicenza al fallimento, ripresi e approfonditi dai servizi di Moreno Morello di Striscia la Notizia, molti lettori ci hanno rivolto domande sulle possibili sanzioni per i club A questa curiosità Calciomercato.com può rispondere adesso in modo certo: sul terreno della giustizia sportiva rischiano meno di zero. La certezza viene dall'analisi di un precedente. Si tratta di una vicenda a margine del fallimento del Parma (ricordate, quel "mai più casi Parma"?), dalla quale c'è da ricavare indicazioni molto pessimistiche in termini di atteggiamenti diffusi in federazione e presso i suoi organi giurisdizionali. Il caso si è sviluppato fra gennaio del 2016 e settembre del 2017. Copertura mediatica da parte delle grandi testate nazionali? Zero. Come se la vicenda fosse stata inghiottita da una spirale del silenzio. Fra le società calcistiche coinvolte in questa storia c'è anche il Vicenza. E questo è il motivo per cui se ne parla in questa serie di articoli dedicati al fallimento del club biancorosso, e al fatto che esso sia una parabola sull'irredimibilità del calcio italiano. Si parte dall'ennesimo scambio di calciatori misconosciuti fatto a cifre molto impegnative. Cifre grazie alle quali i bilanci di due società ricavano ossigeno nell'immediato grazie alle plusvalenze, ma che di fatto si trasformano nell'ennesima cravatta auto-imposta. Un altro passo verso la morte per asfissia.
 
CHI LI HA VISTI? -  I due calciatori si chiamano Milos Malivojevic e Mattia Sandrini. Nell'estate del 2013 il loro cammino si incrocia fra Parma e Vicenza. Malivojevic, a dispetto di un nome e un cognome, slavi, è nativo di Scandiano, provincia di Reggio Emilia. Centrocampista classe 1993, nell'estate del 2013 viene ceduto in comproprietà al Vicenza dopo aver trascorso le due precedenti stagioni in prestito alla Scandianese (Eccellenza) e al Renate (Lega Pro, Seconda Divisione). Il club biancorosso è appena retrocesso per la seconda stagione consecutiva dalla B alla Prima Divisione di Lega Pro (la prima volta era stato ripescato a causa della retrocessione del Lecce per illecito). Ma nonostante i disastri sportivi e una situazione economico-finanziaria già drammatica, arruola un calciatore proveniente da un club di Serie A per un valore di 1,2 milioni. Lo utilizza? Nella prima stagione, quasi per nulla. Malivojevic gioca le amichevoli estive e due gare di Coppa Italia di Serie C: quella che i biancorossi vincono ai rigori contro il Porto Tolle, e un’altra persa rovinosamente in casa contro il Monza. Per il resto finisce in disparte e non vede più il campo. Nell'estate del 2014 il Vicenza cede lui e il compagno Davide D’Apollonia in prestito al Savoia, che disputa il campionato di Lega Pro. Come va l’avventura col club di Torre Annunziata? Semplicemente, non va. A fine ottobre 2014 il calciatore e la società optano per la rescissione. Malivojevic torna al Vicenza e per il resto della stagione 2014-15 non si ha testimonianze di sua attività agonistica. A giugno del 2015, con l’ultima tornata di risoluzioni delle comproprietà che da quel momento in poi vengono proibite dalla Figc, il calciatore passa definitivamente sotto il controllo della società berica. Anche perché, al termine di quella stagione, il Parma comproprietario fallisce e scompare. Dal canto suo, Il Vicenza a tenersi Malivojevic non ci pensa proprio. Infatti da quel momento, per l’italo-serbo, si apre una fase di carriera che si svolge interamente nei gironi di Eccellenza emiliani. Le notizie disponibili sono incomplete, e a creare confusione ci si mette anche il fatto che egli abbia un fratello, Marko Malivojevic, pure lui impegnato in Eccellenza. Di sicuro c’è che Milos  Malivojevic  disputa la stagione 2016-17 con la Casalgrandese, e quella attuale col Rolo. Cinque anni fa, questo calciatore che risulta non aver giocato nemmeno una partita in Lega Pro, si è visto dare una valutazione di 1,2 milioni di euro.
 
 
Ma come accade in ogni storia di plusvalenze, ogni calciatore cui si dà una valutazione generosa ha il suo gemello. E il gemello di Malivojevic si chiama Mattia Sandrini, centrocampista classe 1993, nativo di Arzignano. Come informa il bilancio del Vicenza chiuso il 30 giugno 2013, Sandrini viene trasferito dal Vicenza al Parma per una valutazione identica a quella di Malivojevic: 1,2 milioni di euro. Anche lui ceduto in comproprietà.
Sarebbe sotto il controllo del Parma, ma in realtà non si muove da Vicenza. Nella stagione 2013-14 viene dato in prestito al Real Vicenza, che gioca in Lega Pro. Prestito che viene rinnovato per la stagione 2014-15. In due stagioni Sandrini mette insieme 24 partite di campionato. Per la gran parte si tratta di spezzoni. Quando a giugno 2015 arriva l’ultima risoluzione di comproprietà, il ragazzo si ritrova al Vicenza perché il Parma è morto. Arriva lo svincolo e inizia la carriera in Serie D. Due stagione all’Arzignano (2015-16 e 2016-17) e quella attuale al Legnago Salus. Sarà un caso, ma si tratta della stessa società in cui è andato a finire Sebastiano Foletto, uno dei calciatori al centro degli scambi fra Chievo e Cesena da cui è partita la nostra inchiesta. Nel sito ufficiale del club, Sandrini e Foletto vengono collocati uno dietro l’altro nella galleria dedicata ai calciatori.
Dunque, i due hanno generato un flusso di bilancio complessivo da 2,4 milioni di euro sulla tratta Parma-Vicenza. Su questo scambio, e non soltanto su esso, la Procura Federale decide di vederci chiaro.
 
LE ACCUSE DELLA PROCURA – Il 18 gennaio del 2016 la Procura Federale avvia un procedimento, il numero 638, che a sua volta è uno stralcio di un altro procedimento, il numero 634. Oggetto: „violazioni disciplinari relative alle operazioni di trasferimento dei diritti pluriennali alle prestazioni di calciatori“. Il procedimento riguarda i seguenti dirigenti sportivi: Gianluca Sottovia, Marcello Cestaro e Diego Penocchio, che in tempi diversi sono stati presidenti (i primi due) e amministratore delegato (il terzo) del Calcio Padova SPA; Roberto Benigni e Silvia Benigni, nei rispettivi ruoli di presidente e di amministratore delegato dell‘Ascoli Calcio 1898 (società in seguito fallita, e sulle cui ceneri è sorta l’attuale Ascoli Picchio FC 1898); Massimo De Salvo e Luca Faccioli, nei rispettivi ruoli di presidente e di direttore generale del Novara Calcio SPA all’epoca dei fatti contestati (De Salvo è tuttora presidente del club piemontese); Massimo Mezzaroma, in qualità di ex presidente dell’AC Siena SPA; Pietro Leonardi, in qualità di ex amministratore delegato e ex direttore sportivo del Parma FC SPA; Tiziano Cunico e Dario Cassingena, nei rispettivi ruoli di presidente e di amministratore delegato del Vicenza Calcio SPA. Il procedimento riguarda anche le società Novara, Vicenza e Brescia Calcio SPA, quest’ultima per vicende riguardanti l’operato dell’ex presidente Gino Corioni, nel frattempo scomparso.
Due giorni dopo, 20 gennaio 2016, la stessa Procura Federale avvia un altro procedimento riguardante Igor Campedelli e Luca Mancini, per vicende che riguardano i loro ex ruoli di presidente e di direttore generale dell’AC Cesena SPA. L’oggetto del procedimento è il seguente: “Notizie stampa in ordine al rinvio a giudizio da parte del GIP di Forli del Sig. Igor Campedelli ed altri dirigenti all'epoca dei fatti del Cesena Calcio, per presunti reati fiscali e condotte depauperative del patrimonio della società calcistica. Eventuali condotte ulteriori rispetto a quelle oggetto dei precedenti deferimenti“. Va specificato che in seguito, a settembre del 2017, Igor Campedelli è stato assolto al termine di uno dei procedimenti penali riguardanti la sua gestione dell'AC Cesena. Contestualmente a Campedelli e Mancini, il procedimento della Procura Federale viene avviato nei confronti della società bianconera.
I due procedimenti vengono unificati, benché le date dei deferimenti siano distinte. Il filone Campedelli-Mancini-Cesena porta a un deferimento datato 20 luglio 2016. L’altro filone, il più corposo, porta a un deferimento datato 14 settembre 2016. Per tutti quanti l’accusa formulata dalla Procura Federale è quella di „avere condotto operazioni di plusvalenze fittizie appostate nei rispettivi bilanci 2012 e 2013 (stagioni sportive 2012/2013 e 2013/2014), poste in essere attraverso operazioni di compravendita incrociata e/o cessione di calciatori a corrispettivi abnormi“. Nell’atto del deferimento viene allegata la lista dei calciatori e delle relative operazioni, tutte catalogate a partire dal ruolo esercitato dal Parma e da Pietro Leonardi: Niccolò Galli (da non confondere col compianto figlio di Giovanni Galli), Jonas Lennart Portin, Matteo Mandorlini, Cristian Pedrinelli, Luigi Palumbo, Thomas Fabbri, Zsolt Tamàsi, Matteo Di Gennaro, Emiliano Storani (il cui nome di battesimo è erroneamente indicato come Emilio nel documento riguardante il procedimento presso il Tribunale Federale), Daniele Gragnoli, Alberto Galuppo, Andrea Rossi, Joel Obi, Eloge Koffi Yao Guy, Lorenzo Crisetig, Diego Mella, Jacopo Galimberti, Federico Davighi, Andrea Casarini, e i nostri Miloš Malivojevič e Mattia Sandrini. Quasi tutti eclissati nelle categorie inferiori. Con riferimento allo scambio di valori e plusvalenze generato dai due che si sono mossi sull'asse Parma-Vicenza, ecco quali sono le accuse che vengono mosse ai dirigenti deferiti:
- Cassingena Dario, all’epoca dei fatti Amministratore Delegato della Società Vicenza Calcio Spa: violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all'epoca dei fatti oggetto di contestazione) e dell’art. 8 commi 1 e 2 del vigente Codice di Giustizia Sportiva in relazione all'art. 19 dello Statuto Federale, per aver sottoscritto e depositato presso la competente Lega le variazioni di tesseramento dei calciatori Milos Malivojevic e Mattia Sandrini, in data 28 giugno 2013 indicando in tutte un corrispettivo abnorme e strumentale allo scopo di occultare le reali perdite degli esercizi 2012/2013 e 2013/2014 della Società Vicenza Calcio Spa;
- Cunico Tiziano, all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società Vicenza Calcio Spa: violazione dell'art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all'epoca dei fatti oggetto di contestazione) e dell’art. 8 commi 1 e 2 del vigente Codice di Giustizia Sportiva in relazione all'art. 19 dello Statuto Federale, per aver contabilizzato nel Bilancio al 30 giugno 2013 della Società Vicenza Calcio Spa una plusvalenza fittizia di € 1.150.000 in relazione alla cessione alla Società Parma FC Spa del diritto pluriennale alle prestazioni del calciatore Mattia Sandrini nonché per aver contabilizzato nel Bilancio al 30 giugno 2014 della Società Vicenza Calcio Spa il diritto pluriennale alle prestazioni del calciatore Milos Malivojevic ad un valore abnorme che andava svalutato di € 920.000 secondo i principi che regolano la formazione dei Bilanci delle Società di capitali, condotte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti degli esercizi 2012/2013 e 2013/2014 ed a rinviare gli interventi di ricapitalizzazione dei soci;
- Leonardi Pietro, all’epoca dei fatti Amministratore Delegato e Direttore Sportivo della Società Parma FC Spa: (…)violazione dell'art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all'epoca dei fatti oggetto di contestazione) e dell’art. 8 commi 1, 2 e 4 del vigente Codice di Giustizia Sportiva in relazione all'art. 19 dello Statuto Federale, per aver contabilizzato nel Bilancio al 30 giugno 2013 della Società Parma FC Spa plusvalenze fittizie di € 6.832.489 in relazione alla cessione dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori Emilio Storani (plusvalenza di € 3.197.100), Milos Malivojevic (plusvalenza di € 1.200.000), Diego Mella (plusvalenza di € 1.414.634) e Jacopo Galimberti (plusvalenza di € 1.020.755) nonché per aver contabilizzato nel Bilancio al 30 giugno 2013 il diritto alle prestazioni del calciatore Andrea Rossi ad un valore abnorme che andava svalutato di € 2.480.000 secondo i principi che regolano la formazione dei Bilanci delle Società di capitali, condotte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti, a rinviare l’intervento di ricapitalizzazione dei soci e ad ottenere l’iscrizione al campionato di competenza della stagione 2014/2015 in assenza dei requisiti previsti dalla normativa federale.
Il procedimento davanti al Tribunale Federale, sezione disciplinare, ha un primo passaggio in data 4 novembre 2016, e il suo svolgimento è reso noto con Comunicato Ufficiale n. 31/TFN-Sezione disciplinare datato 8 novembre 2016. In quell’occasione alcuni fra i deferiti decidono di patteggiare. Esercitano questa opzione Massimo De Salvo e Luca Faccioli, unitamente alla società di cui sono o erano rappresentanti, il Novara. I due dirigenti se la cavano con un’ammenda da 10 mila euro ciascuno, la società con un’ammenda da 20 mila euro. Decide di patteggiare anche il Cesena, sia pure per motivi diversi. È successo infatti che nel frattempo la compagine societaria del club romagnolo sia cambiata, e che la gestione di Giorgio Lugaresi erediti questa grana dalla gestione di Igor Campedelli. A dirla tutta, la nostra inchiesta dimostra che da Campedelli a Lugaresi non è cambiata la propensione a manovrare con le plusvalenze. Ma questo è un altro discorso. Il club bianconero opta di uscire dal procedimento pagando un’ammenda da 80 mila euro. Lo svolgimento successivo della vicenda dirà che i patteggianti avrebbero fatto meglio a aspettare. Ché a patteggiare si rischia sempre di fare la fine di Rudy Guede.
Per quanto riguarda gli altri deferiti, le proposte di sanzioni avanzate dalla Procura Federale sono un mix di sanzioni pecuniarie e inibizioni per un massimo di trenta mesi ai dirigenti. È questo un dettaglio che è bene tenere a mente, man mano che si illustra lo sviluppo del procedimento. Rispetto a tutti costoro, il Tribunale Federale decide di soprassedere perché emerge una questione procedurale, relativa al termine che viene concesso alla Procura Federale per emettere l'informativa di conclusione delle indagini. È infatti necessario stabilire quando sia stato compiuto „l'atto di conclusione delle indagini“, per poi conteggiare da lì i 20 giorni entro cui l'atto deve essere notificato all'indagato. Che, specifica un passaggio presente a pagina 12 del documento, „non può essere identificato con l'avviso ai deferiti di conclusione delle indagini né con la relazione finale di conclusione delle indagini indicata dalla Procura Federale“. Un distinguo molto sottile, e parecchio oscuro. Ma su questo distinguo si gioca una questione di rispetto dei termini per la notifica dei deferimenti, col rischio che il lavoro della Procura Federale venga azzerato. Per questo viene deciso di convocare una nuova comparizione delle parti per il 2 dicembre 2016.
(fine prima parte)

@pippoevai