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“Lo potevi incontrare dappertutto in città. 
A passeggio ai Giardini, in un bar di Via della Repubblica oppure in qualche pizzeria da asporto, tranquillo, in fila ad aspettare il suo turno come al suo paese fanno tutti quanti con la massima naturalezza.
Semplice, pacato, spesso vestito addirittura un gradino sotto il “casual” (spesso in tuta e quasi mai quella della società) e sempre, ma davvero sempre, con il sorriso stampato sul quel suo bel faccione.
Lui era così.
Poi la domenica lo vedevi in campo e ti chiedevi se quella era la stessa persona che magari aveva incontrato il giorno prima al Centro Torri.
In perenne movimento, a scattare per dettare un passaggio, a lanciarsi sulle fasce palla al piede, a lottare per il pallone con difensori spesso più prestanti di lui e sempre con una energia che sembrava non finire mai.
Quando arrivò a Parma nell’estate del 1990 fummo tutti un po’ sorpresi.
Era stato una delle rivelazioni dell’ultimo mondiale, quello giocato proprio qui da noi in Italia e nonostante la Svezia non avesse fatto una gran figura di quel ragazzino biondo ne parlavano in tanti e assai bene.
C’erano squadre spagnole, inglesi e tedesche sulle sue tracce e in fondo noi eravamo una piccola squadra di provincia, senza grosse tradizioni e addirittura al nostro primo anno in Serie A.
Invece TOMAS BROLIN scelse proprio Parma.
Quando arrivò fu messo in squadra per giocare da attaccante insieme al “nostro” Sandro. (Melli).
Attaccante … per modo di dire perché in realtà lo trovavi dappertutto. Andava incontro ai centrocampisti, apriva spazi portandosi dietro il suo marcatore per tutto il fronte d’attacco, si faceva dare la palla da Osio o addirittura da Zoratto e poi partiva palla al piede mettendo a soqquadro le difese avversarie.
In questo modo Sandro se ne poteva stare negli ultimi 20 metri di campo a fare quello che era davvero bravo di fare: buttarla dentro.
Di quella nostra prima, indimenticabile stagione in Serie A, in città se ne parla ancora.
Al Bar Gianni, nei locali di Via Farini o in Piazza Garibaldi.
Parma aveva una grande tradizione nel  baseball, nella pallavolo, nel ciclismo e nel rugby.
Il calcio, almeno a questi livelli, era una novità assoluta.
L’ascesa dei ragazzi del grande Nevio Scala aveva sorpreso e spiazzato tutti.
A tal punto che la squadra non aveva neppure un posto fisso dove allenarsi !
Spesso la destinazione cambiava anche più volte nella stessa settimana.
I calciatori si cambiavano al Tardini, salivano su un pulmino che li portava al campo di allenamento, in Cittadella o allo Stuard il più delle volte o in qualche altro campo della città (e qualche volta addirittura in provincia) messo a disposizione dalle varie società sportive o dal Comune stesso.
Avrebbe potuto essere uno shock importante per gente come Tomas, come per il portiere brasiliano Claudio Taffarel e per il difensore belga Georges Grun che pochi mesi prima qui in Italia ci avevano giocato un Mondiale con le loro nazionali e che in quell’estate arrivarono insieme qui al Parma.
Macché ! Mai nessuna lamentela, nessun mugugno. Imparammo subito che Tomas, Claudio e Georges erano ragazzi fantastici, umili, disponibili e gentili.
Perfetti per Parma e per i parmigiani, che non amano gli eccessi e che apprezzano serietà ed educazione.
Si fa un gran parlare dell’importanza “del gruppo” in una squadra di calcio.
Ecco, quello che nacque a Parma in quella stagione 1990/1991 sono più che sicuro ha avuto pochi eguali nella storia del calcio.
Di sicuro non in quella del Parma Calcio.
Finimmo la stagione al 5°posto. Da neo-promossi.
Non ci potevamo credere.
Nella stagione successiva avremmo giocato in Europa. 
Noi che fino a pochi anni prima come obiettivo principale avevamo quello di battere i cugini reggiani nei nostri derby di Serie C !
Tomas per diverse stagioni fu determinante.
Anche quando arrivò quel “matto” di Tino Asprilla prima e Gianfranco Zola dopo, continuò da dare il suo grande contributo alla squadra spesso adattandosi a giocare anche in ruoli diversi o addirittura qualche volta partendo dalla panchina.
Nel frattempo il Parma era diventato un club importante a livello europeo.
Il 12 maggio del 1993 andammo addirittura nel tempio inglese di Wembley a vincere il nostro primo titolo continentale: la Coppa UEFA.
Non fu una semplice trasferta.
Fu un pellegrinaggio.
Per anni tra i tifosi che allora riempivano il nostro Ennio Tardini quel 12 maggio rappresentava lo “spartiacque” assoluto tra il VERO tifoso e il semplice sostenitore.
Bastava una domanda.
“Tu c’eri quella sera a Wembley ?” e la risposta definiva il tuo status di tifoso.
Poi però arrivò quel maledetto 16 novembre del 1994.
In quel momento a Parma si parlava di Scudetto. Per la prima volta nella nostra storia.
Eravamo in testa alla classifica con Lazio, Fiorentina e Juventus dietro di noi ad inseguire.
Tomas era diventato un imprescindibile giocatore del nostro centrocampo dove Nevio Scala lo aveva reinventato. La sua duttilità, la sua intelligenza tattica, il suo dinamismo lo avevano trasformato nel nostro playmaker.
Quel giorno Tomas si ruppe la caviglia, proprio mentre stava mandando in porta il compagno di squadra Dahlin con la sua Nazionale.
Rimase fuori 6 mesi.
Quando tornò la Juventus aveva 8 punti di vantaggio e a Parma di scudetto non si parlava più da settimane.
Non solo.
Tomas non era più lui.
Faceva sempre la sua parte con orgoglio, dedizione e grande senso tattico.
Ma qualcosa mancava.
Qualcosa che prima c’era e ora non più.
Inutile nasconderlo.
Quando arrivarono gli inglesi del Leeds con una valigia piena di sterline non ci fu nessuno tra società e tifosi che non pensasse che l’affare l’aveva fatto il Parma.
Quello che soffriva era “il cuore”.
A Parma, come diciamo noi, gli volevamo “un bene della Madonna”.
Arrivò da noi che era un ragazzino e ora era rimasto uno degli ultimi baluardi di quella prima, meravigliosa stagione nell’elite del calcio italiano.
Lui, Capitan Minotti e Gigi Apolloni. Solo loro tre.
Melli, il “sindaco” Osio, Cuoghi, Zoratto, Taffarel, Grun … se n’erano andati tutti.
Ma Parma, discreta, educata, rispettosa e a volte un po’ fredda e distante, non ha mai dimenticato nessuno di quei ragazzi.
Tomas Brolin per primo, che scelse Parma quando lo voleva mezza Europa.
 E a Parma, Tomas Brolin, si sentirà sempre a casa.





ANEDDOTI E CURIOSITA’

L’arrivo di Brolin sulla scena calcistica fu assolutamente eclatante. Al suo debutto assoluto con l’IFK Norrkoping Tomas segnò una tripletta in un importantissimo match di campionato contro il Goteborg, trasmesso in tv e visto da milioni di svedesi … tra cui ovviamente il manager della Svezia Olle Nordin.
La nazionale svedese si era qualificata da poche settimane per i Mondiali del 1990 dopo un’assenza lunga 12 anni. Il CT Nordin decise di provare il ragazzino in una partita amichevole contro il Galles.
Brolin esordisce con una doppietta ed una prestazione di altissimo livello. Altre due reti nella successiva amichevole con la Finlandia e a questo punto il posto tra i 22 per i Mondiali è suo.

Ai Mondiali del 1990 sarà una delle poche note liete della Nazionale svedese, sconfitta in tutti e tre i match del girone ma il suo gol contro il Brasile (e ai danni del futuro compagno di squadra Taffarel) e le sue ottime prestazioni lo proietteranno all’attenzione di tutti gli osservatori internazionali.
Brolin raccontò che al Norrkoping arrivarono 12 richieste di trasferimento da parte di svariati Club eruropei, tutti più che pronti a pagare 

Nel 1992, durante i campionati Europei organizzati proprio dagli svedesi, Brolin è ancora una volta il migliore dei suoi. Tre reti in quattro incontri con la “chicca” del gol contro l’Inghilterra a una manciata di minuti dal termine che dava la certezza del passaggio alle semifinali prima di cedere contro la Germania in semifinale al termine di un confronto spettacolare e ricco di reti.

La consacrazione definitiva per Tomas e per la sua Nazionale arriva ai Mondiali del 1994 degli Stati Uniti dove Brolin, ormai diventato stabilmente un centrocampista offensivo, supporta con le sue qualità la coppia d’attaccanti formata dall’opportunista Martin Dahlin e dalla “torre” Kennet Andersson.
La cavalcata della Svezia arriverà fino alle semifinali dove solo un gol di Romario ad una decina di minuti dal termine (e con la Svezia in 10 dalla metà del secondo tempo) permetterà al Brasile di raggiungere la finale, vinta poi contro gli azzurri ai calci di rigore. Tomas Brolin sarà eletto nella “Formazione ideale” di quei Mondiali insieme a nomi come Roberto Baggio, Stoichov e lo stesso Romario.
Tomas in quel momento è al top della sua carriera.
Cinque mesi dopo l’infortunio in Nazionale che condizionò pesantemente il resto della sua carriera fino al ritiro dall’attività agonistica avvenuto nell’estate del 1988 … quando Tomas Brolin ha soltanto 28 anni.


Quando Tomas Brolin si infortunò gravemente alla caviglia tutti pensarono che il Parma sarebbe andato sul mercato per cercare un’alternativa allo svedese.
Ci pensò Nevio Scala a chiarire subito la questione.
“In giro uno forte come Tomas non c’è. L’unico che può sostituirlo degnamente ce l’abbiamo già in casa. Nestor Sensini.

Al Leeds le cose non andarono come Brolin si sarebbe aspettato. La forte compagine capace di vincere il titolo solo tre anni prima si stava sfaldando. Da Brolin il manager Wilkinson e i tifosi di Elland Road si attendevano grandi cose ma era inequivocabile che nessun calciatore da solo avrebbe potuto risollevare le sorti di quel team.
Nonostante le critiche, spesso impietose, ricevuto dai media inglesi, Brolin non giocò in maniera così disastrosa. In quel team era l’unico calciatore (insieme allo scozzese Mc Allister ) con la qualità sufficiente per rifornire di assist il forte centravanti del Ghana Tony Yeboah in un team che era stato incapace di sostituire adeguatamente calciatori del valore di Gordon Strachan, David Batty o Lee Chapman.

Mentre le cose nel Leeds stavano andando di male in peggio ci si mise anche un innocente “pesce d’aprile” di Brolin che si ritorse clamorosamente contro di lui.
Durante un’intervista alla televisione svedese Tomas affermò il quel 1 aprile 1996 che avrebbe lasciato il Leeds per giocare il resto della stagione con il suo vecchio team del IFK Norrkoping. La cosa però venne presa terribilmente sul serio dal Leeds e da Wilkinson che multarono Brolin e chiesero le sue pubbliche scuse.

Brolin e Wilkinson sono ai ferri corti da tempo.
Dopo la partita contro il Liverpool, persa dal Leeds con un umiliante 0 a 5, Wilkinson accuserà Brolin di scarso impegno e di poca dedizione ai compiti difensivi richiesti.
Anni dopo Brolin ammetterà che in quella partita non giocò effettivamente con la sua proverbiale energia e dedizione. “Wilkinson mi aveva addirittura schierato sulla fascia destra quel giorno chiedendomi di fare su e giù per la fascia come un idiota” racconta lo stesso Brolin “quando pochi mesi prima al momento del mio acquisto mi aveva garantito di schierarmi sempre nel mio ruolo di playmaker di centrocampo”.

Sul finire di quella stagione Tomas torna in Svezia per l’ennesima operazione alla sua martoriata caviglia. Ci sono frammenti ossei da rimuovere che non consentono più la completa mobilità dell’arto.
Dopo una brevissima parentesi allo Zurigo per Tomas c’è un nostalgico ritorno a Parma.
Tomas paga (profumatamente !) di tasca sua per svincolarsi almeno provvisoriamente dal Leeds e fare ritorno nella “sua” Parma.
Carlo Ancelotti, il nuovo mister dei gialloblù, lo tiene in buona considerazione schierandolo spesso a partita iniziata e in una occasione, nell’incontro interno con l’Atalanta, dal primo minuto.
Il Parma però deciderà di non confermare Brolin che a questo punto dovrà fare ritorno al Leeds … scoprendo che non è minimamente nei piani di George Graham, il nuovo allenatore dei “Whites” che lo esclude dalla rosa.
L’ultima sua esperienza è al Crystal Palace dove giocherà 13 partite senza riuscire una sola volta a trovare la via della rete.
Al termine di quella stagione anche Tomas Brolin deve arrendersi all’evidenza: la sua caviglia sinistra non gli permetterà più di essere il fantastico calciatore visto in azione tra il 1990 e il novembre del 1994.
Parma e la Svezia hanno però avuto la fortuna, e il merito, di godere di un grande calciatore e di un professionista esemplare che nonostante la chiusura anticipata della sua carriera calcistica non ha avuto alcuna remora a lanciarsi in svariate attività “alternative” compresa l’apertura di un locale a Stoccolma chiamato “11” (il suo numero di maglia nelle prime stagioni al Parma), nel campo immobiliare e addirittura socio in una ditta che produceva accessori per aspirapolvere !
… diventando nel frattempo anche un giocatore di poker di fama mondiale !