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di Xavier Jacobelli
direttore quotidiano.net

Cinque anni dopo Calciopoli, la disintegrazione della Juve, lo scudetto 2006 assegnato a tavolino all'Inter, le penalizzazioni, le squalifiche e le radiazioni di Moggi, Giraudo e gli altri, il procuratore federale Stefano Palazzi riscrive lo scandalo, anzi, scrive il capitolo che interessa i nerazzurri e per il club di Moratti son dolori.  Nelle settantadue pagine consegnate al presidente Giancarlo Abete

http://media2.gazzetta.it/gazzetta/content/2011/pdf/Palazzi_su_scudetto_06.pdf

Palazzi motiva la prescrizione, scattata per gli addebiti mossi all'Inter in seguito alle nuove telefonate prodotte dalla difesa di Moggi durante il processo penale in corso a Napoli. Ma, al tempo stesso, il procuratore illustra quali sarebbero stati i provvedimenti da prendere se la prescrizione non fosse sopraggiunta. Severo il giudizio sul comportamento del tesserato Giacinto Facchetti, scomparso il 4 settembre 2006, ritenuto "colpevole di illecito sportivo". Riguardo la richiesta della Juve di revocare lo scudetto 2006 attribuito all'Inter, Palazzi aggiunge che la decisione spetta al consiglio federale, chiamato a pronunciarsi il 18 luglio.

Scrive il Procuratore Federale:  "Alla luce delle considerazioni svolte durante la presente disamina, anche con riferimento a tale problematica, questo Ufficio ritiene che sulla questione costituente oggetto dell'esposto possa, in ipotesi, pronunciarsi esclusivamente la Federazione, da una parte, in conseguenza della improcedibilità delle situazioni di rilievo disciplinare emerse e, dall'altra, in conformità a quanto affermato nel parere consultivo reso il 24 luglio 2006 dalla Commissione nominata dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio e composta dall'Avv. Gerhard Aigner, dal Prof. Massimo Coccia e dal Prof. Roberto Pardolesi. Ne consegue che, nella specie, appare fondato e ragionevole ritenere la sussistenza, nell'ambito dell'ordinamento di settore, di un interesse qualificato, facente capo alla Federazione, in ordine all'acquisizione di tutti gli atti del presente procedimento, al fine di poter più compiutamente valutare l'ammissibilità e, quindi, l'eventuale fondatezza della richiesta formulata dalla società Juventus F.c."..

Palazzi punta il dito contro "i gravi e reiterati comportamenti dell'Inter. In definitiva: la reiterazione delle telefonate; i rapporti di consolidata conoscenza fra gli interlocutori; l'affidamento insorto in questi ultimi sulle informazioni attese o ricevute; la reciprocità delle informazioni richieste; la assoluta inverosimiglianza o contraddittorietà delle giustificazioni fornite dai soggetti esaminati nel corso delle indagini; rappresentano tutti elementi gravi, precisi e concordanti, in ordine alla illiceità di molte delle condotte in esame e che consentono di escludere una qualsivoglia verosimile ricostruzione alternativa dei fatti oggetto di indagine.

Se non fosse intervenuta la prescrizione, il Procuratore avrebbe assolti dirigenti Zamparini (Palermo) e Zanzi (Atalanta) perché i loro colloqui con gli allora designatori - Bergamo e Pairetto - sono irrilevanti. Colpevoli di slealtà sportiva e quindi di violazione dell'articolo 1 sono Cellino (Cagliari), Campedelli (Chievo); Foschi (Palermo), Gasparin (Vicenza), Governato (Brescia), Corsi (Empoli), Spalletti (allenatore Udinese). Foti (Reggina) e Meani (Milan), erano già condannati per violazione dell'articolo 1.

Ricordato che cinque anni fa chiese la condanna del Milan per illecito sportivo (art. 6), Palazzi rileva che il tribunale sportivo decise diversamente, ma ora insiste: i nuovi elementi probatori emersi dalle altre intercettazioni configurerebbero l'illecito milanista come lui aveva sostenuto nel 2006. Già giudicati anche i designatori e gli arbitri: Bergamo, Pairetto, Lanese, Mazzei e De Santis.

L'illecito sportivo, secondo la procura federale è configurabile per il Livorno (Spinelli) e per l'Inter (Facchetti).  "Questo Ufficio ritiene che le condotte in parola siano tali da integrare la violazione, oltre che dei principi di cui all'art. 1, comma 1, CGS (codice di giustizia sportiva, ndr), anche dell'oggetto protetto dalla norma di cui all'art. 6, comma 1, CGS, in quanto certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in favore della società Internazionale F.c., mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale. Oltre alla responsabilità dei singoli tesserati, ne conseguirebbe, sempre ove non operasse il maturato termine prescrizionale, anche la responsabilità diretta e presunta della società ai sensi dei previgenti artt. 6, 9, comma 3, e 2, comma 4, CGS". Circa il tesserato Massimo Moratti, Palazzi scrive: "Comunque informato della circostanza che il Facchetti avesse contatti con i designatori, come emerge dalle telefonate commentate, nel corso delle quali è lo stesso Bergamo che rappresenta tale circostanza al suo interlocutore. (...) Ne consegue che la condotta del tesserato in esame, Moratti, in considerazione dei temi trattati con il designatore e della frequenza dei contatti intercorsi, appare in violazione dell'art. 1 CGS vigente all'epoca dei fatti, sotto i molteplici profili indicati".

Dai documenti ''e' emersa l'esistenza di una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare, diretti ad alterare i principi di terzieta', imparzialita' e indipendenza del settore arbitrale, instaurati, in particolare fra i designatori arbitrali Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto (ma anche, sia pur in forma minore, con altri esponenti del settore arbitrale) ed il Presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti''. ''Dalle carte in esame e, in particolare, dalle conversazioni oggetto di intercettazione telefonica, emerge l'esistenza di una fitta rete di rapporti, stabili e protratti nel tempo'' con l'obiettivo, tra l'altro 'dicondizionare il settore arbitrale''.

''La suddetta finalita' veniva perseguita sostanzialmente attraverso una frequente corrispondenza telefonica fra i soggetti menzionati, alla base della quale vi era un consolidato rapporto di amicizia, come evidenziato dal tenore particolarmente confidenziale delle conversazioni in atti'', afferma la procura. Secondo la relazione, ''assume una portata decisiva la circostanza che le conversazioni citate intervengono spesso in prossimita' delle gare che dovra' disputare l'Inter e che oggetto delle stesse sono proprio gli arbitri e gli assistenti impegnati con tale squadra'', si legge ancora.

''In relazione a tali gare il presidente Facchetti si pone quale interlocutore privilegiato nei confronti dei designatori arbitrali, parlando con essi delle griglie arbitrali delle gare che riguardano la propria squadra nonche' della stessa designazione della terna arbitrale ed interagendo con i designatori nelle procedure che conducono alla stessa individuazione dei nominativi degli arbitri da inserire in griglia e degli assistenti chiamati ad assistere i primi. In alcuni casi -osserva la procura- emerge anche l'assicurazione da parte dell'interlocutore di intervento diretto sul singolo direttore di gara, come rivelato da alcune rassicurazioni che il designatore arbitrale rivolge al proprio interlocutore, in cui si precisa che l'arbitro verra' 'predisposto a svolgere una buona gara' o, con eguale significato, che e' stato 'preparato a svolgere una bella gara'; o ancora, affermazioni del designatore volte a tranquillizzare il presidente Facchetti sulla prestazione dell'arbitro, nel senso che gli avrebbe parlato direttamente lui o che gia' gli aveva parlato''.

''In un caso, addirittura, il designatore arbitrale, nel tentativo di tranquillizzare il proprio interlocutore e sedare le preoccupazioni di quest'ultimo sulle tradizioni negative della propria squadra con un determinato arbitro, afferma che quest'ultimo e' stato avvertito e che sicuramente lo score dell'lnter sotto la sua direzione registrera' una vittoria in piu' in conseguenza della successiva gara di campionato'', afferma ancora il procuratore.

''Tale capacita' di interlocuzione in alcuni casi diventa una vera e propria manifestazione di consenso preventivo alla designazione di un arbitro e rappresenta un forte potere di condizionamento sui designatori arbitrali, fondato su rapporti di particolare amicizia e confidenza che il Presidente Facchetti puo' vantare nei confronti degli stessi designatori e che trovano la loro concretizzazione espressiva nella effettuazione anche di una cena privata con Bergamo e nello scambio di numerosi favori e cortesie (elargizione di biglietti e tessere per le gare dell'Internazionale, di gadget e borsoni contenenti materiale sportivo della squadra milanese, etc...) e non meglio precisati 'regalini'''.

Che cosa può accadere adesso? Alla luce del dossier Palazzi, è sempre più probabile che il 18 luglio la Figc revochi lo scudetto all'Inter. Dove si confermerebbe che il peccato originale commesso da Guido Rossi, ex membro del consiglio di amministrazione nerazzurro, che assegnò a tavolino lo scudetto 2006 proprio alla società di Moratti, si ritorce ora contro i beneficiari di quella decisione. Che secondo i tre saggi della Figc, Rossi avrebbe potuto prendere in forma diversa, non attribuendo il titolo a nessuno, alla luce della manifesta irregolarità del torneo. Dopo cinque anni, Palazzi dà ragione a Rossi.