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Quando di una vittoria salvi il risultato e poco altro significa che la prestazione, seppur contro un avversario modesto, non è stata di quelle da ricordare. Se poi, ad accompagnare la prima vittoria casalinga della Juventus, sono state per tutti i 90 e passa minuti  le urla e gli impropèri di Massimiliano Allegri conferma che la partita non è stata gestita col pilota automatico, come facevano altre Juventus allegriane, ma in altre vite. Troppi errori, troppi rischi, che il 3-2  sulla Samp maschera bene, ma che non può non fare mantenere alto il livello d’attenzione in casa bianconera. 

Da parte di tutti, tifosi compresi. Compresi quelli, e non sono pochi, ai quali danno tremendamente fastidio le troppe critiche alla squadra, ritenendole eccessive. Perché alla sesta giornata di campionato scoccia sentirsi dire che questa Juve è quasi – se non del tutto – già fuori dalla corsa al titolo, e forse non solo a quella. Chi lo pensa si becca del catastrofista, dello iettatore, financo dell’interista. Si, perché se al tifoso coi paraocchi provi a fotografargli in modo crudo la situazione reale, ti risponde che non sei degno di tifare Juventus, che devi cambiare squadra, o - peggio ancora  - che sei un interista infiltrato. Preferiscono dare retta all’imbonitore filo-aziendalista piuttosto a chi gli dice, con franchezza, che Madama è nuda.  

Dopo Spezia, si è rivinto con la Samp, ma la Juve resta brutta, senza gioco (come con Sarri prima e Pirlo poi) e con un’organizzazione difensiva saltata del tutto, mentre una volta era il must della casa. Subire gol da 21 gare consecutive è il sintomo di qualcosa che non va. E se incassi troppe reti, lo scudetto non lo vinci. Come tutto il resto. Su una cosa però gli juventini hanno  ragione: tutto, in teoria, si può ancora sistemare. Che si riesca a farlo, pure in tempi brevi, non è scontato, anche se ci si chiama Juventus. Anche se a guidare la squadra c’è un tecnico scafato come Allegri, considerato dai suoi sostenitori il taumaturgo in grado di rimettere a posto i cocci, per i suoi detrattori di lungo corso è invece il primo responsabile di questo pessimo avvio stagionale della Juve. 
Personalmente non sto né con gli uni né con gli altri. Non ritengo Allegri un mago, tanto meno la causa principale dei problemi attuali di Madama, al netto di qualche formazione azzardata e cambio strampalato. Alla fine a determinare i risultati sono i giocatori in campo, e quelli a disposizione del Max, diciamolo, non sono proprio tutti dei fenomeni. Esclusi Chiesa, Dybala, Cuadrado, un Locatelli in crescita e i soliti senatori, il livello medio della rosa tende più alla mediocrità che all’eccellenza. Aggiungici pure la sfortuna di perdere per infortunio la Joya dopo neanche 20 minuti di partita con la Sampdoria, e di sicuro col Chelsea e nel derby, a quel punto il tasso tecnico si abbassa ulteriormente, perché  le alternative si chiamano Kulusevski e Kean, due che  probabilmente lo stesso Max non avrebbe voluto trovarsi in rosa, perché prima della firma sul suo quadriennale gli era stato promesso qualcos’altro, che non è arrivato. 

Sostenere quindi che quella bianconera sia la rosa migliore della Serie A è una panzana, buona sola a illudere quella parte di  tifoseria juventina che non riesce, o non vuole, convincersi del contrario, e ad enfatizzare oltre misura i possibili successi altrui, considerando che li otterrebbero imponendosi sulla  squadra più forte. I fatti dimostrano che non lo è, altrimenti la scorsa stagione non sarebbe arrivata quarta in campionato, e in quella attuale non navigherebbe al 10°posto, a dieci punti di distacco dalla prima. Se Allegri si agita come un dannato in panchina, anche quando la squadra vince, significa che lo ha capito pure lui.