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Sono oltre 50.000 le firme raccolte in tutta Italia, dall’iniziativa provocatoria “Io apro” il cui atto conclusivo è fissato per venerdì 15 gennaio, vigilia dell'entrata in vigore del nuovo Dpcm che dovrebbe prevedere misure ancora più restrittive per bar e ristoranti. “E' una questione di sopravvivenza, siamo al punto di non ritorno, ma ci proviamo lo stesso”, spiega Umberto Carriera, il ristoratore di Pesaro che nell’ultimo periodo ha collezionato multe e denunce per non aver rispettato le restrizioni anti-Covid.

Il grido d’aiuto dei ristoratori è stato, come al solito, accolto da Matteo Salvini che ha invitato lo stesso Carriera sulla sua pagina Facebook per un confronto il quale ha spiegato che: "Ci stanno contattando migliaia di persone, anche palestre, piscine e mondo dello spettacolo. E anche i cittadini ci sostengono, ci chiedono di riaprire".

La protesta finale sarà comunque svolta in maniera pacifica sfruttando la forza dei social e del web, una sorta di “disobbedienza civile” senza però trasgredire le norme: i clienti si siederanno ai tavoli senza poter consumare in loco, ma sarà l'occasione per scattarsi una foto e solidarizzare con una categoria allo stremo, pubblicando gli hashtag di protesta come #ioapro e #nonspengopiùlamiainsegna.
Sulle eventuali e molto probabili sanzioni, lo stesso Carriera ha dichiarato di non essere preoccupato: "Ci stiamo tutelando grazie ad una task force di 30 avvocati per i commercianti e anche per i clienti. Le loro multe le prendiamo noi, ci pensiamo noi a gestirle, e prepareremo centinaia di migliaia di ricorsi".

Questa sfida a colpi di nervi e di hashtag è solo all’inizio, il 15 gennaio è sempre più vicino e i ristoratori sul piede di guerra crescono di giorno in giorno, così come accaduto a Napoli dove il lungomare e la vicina via Chiatamone sono stati bloccati dai ristoratori che protestano contro la decisione del presidente della Campania, Vincenzo De Luca, di mantenere la Regione in fascia arancione anziché in quella gialla.