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Un piede e mezzo fuori dal Milan. Zlatan Ibrahimovic è consapevole che la sua seconda avventura in rossonero stia volgendo al termine: il contratto sottoscritto lo scorso gennaio e in scadenza a fine mese sarà prorogato fino al 31 agosto per consentirgli di concludere la stagione che riparte domani con la decisiva semifinali di Coppa Italia contro la Juventus. Salvo clamorosi colpi di scena. Quelli che non si attendono sul fronte del possibile prolungamento per un altro campionato. Il "nuovo" Milan targato Gazidis ha idee diverse, vuole puntare sui giovani per intraprendere un percorso differente, dal punto di vista sportivo ed economico, e il duro faccia a faccia tra i due di ieri a Milanello ha ribadito l'enorme distanza tra le parti.

NON E' IL MIO MILAN - Non solo la gestione di un tema delicato come la riduzione degli stipendi a causa dell'emergenza creata dal coronavirus. Non solo l'insolita tempistica adottata da Gazidis per ripresentarsi dopo diverse settimane al centro sportivo e comunicare ai calciatori che il loro piano di riduzione degli ingaggi (il 50% in meno per aprile spalmato su più mesi) fosse stato accettato dalla proprietà, a due giorni da una partita tanto importante. Ibrahimovic ha deciso di togliersi diversi sassolini dalle scarpe e ha puntato il dito contro il progetto portato avanti da Elliott e dal suo amministratore delegato: "Non è più il mio Milan", si sarebbe fatto scappare il calciatore svedese. Un segnale inequivocabile della totale incompatibilità tra due figure così centrali nel Milan di oggi.
LA RABBIA PER BOBAN - Quello andato in scena ieri mattina a Milanello è soltanto l'ultimo capitolo di una guerra fredda che si era accesa nei toni e nei contenuti poco prima dell'interruzione del campionato a causa del Covid-19. Lo scorso marzo, consumatosi il polemico addio di Zvonimir Boban, entrato in contrasto con Gazidis per i contatti avvenuti a sua insaputa e a quella di Maldini con Ralf Rangnick come successore sulla panchina di Pioli, Ibra aveva manifestato tutto il suo disappunto al dirigente sudafricano per la scelta di mandare via uno dei principali fautori del suo ritorno al Milan. Il vivace scambio di battute delle scorse 24 ore non fa altro che ribadire che il club rossonero sia convinto di poter andare avanti anche senza le qualità e il carisma di un giocatore come Ibrahimovic, che dal canto suo non crede nel nuovo corso portato avanti dalla figura sempre più centrale e decisionista di Ivan Gazidis. Ecco perché l'addio al termine della stagione sarà l'inevitabile conseguenza.