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Nell'occhio del ciclone, al centro di critiche e accuse. L'inzio dell'avventura di Keisuke Honda con la maglia del Milan è tutt'altro che memorabile. Inghiottito dalla crisi rossonera, alla perenne ricerca di una posizione in campo e incapace di adattarsi in tempi rapidi ai ritmi del calcio italiano, il giapponese catapultato in serie A dalla lontana Russia in queste settimane è sembrato un pesce fuor d'acqua, un vero problema più che una risorsa. In due mesi è passato dagli applausi ai fischi, da idolo a bersaglio preferito. Come se fosse solo lui il colpevole di una delle stagioni più nere della storia del Milan.

HOLLY E BENJI - Per molti Honda è solo un prodotto commerciale, una macchina da soldi, un ariete per sfondare nel mercato asiatico. Un protagonista dei cartoni animati lontano da essere un vero giocatore di calcio. Eppure in Asia continua ad essere il migliore: nella classifica dei giocatori più forti del continente, secondo il prestigioso magazine Titan Sports,  il 10 del Milan è salito sul gradino più alto del podio, davanti a Conca ed Elkeson del Guangzhou Evergrande e a Son Heung-Min del Bayer Leverkusen. 
SERVE TEMPO - Secondo Zaccheroni "anche Zidane e Platini hanno avuto bisogno di 6 mesi per mostrare le loro potenzialità", ergo niente giudizi affrettati.  Un'esagerazione, Honda non può essere paragonato a mostri sacri del passato, ma merita più tempo prima di essere bocciato. Il suo esordio in serie A è datato 12 gennaio, nella sconfitta di Sassuolo, poco più di due mesi fa. Qualche altra occasione gli va concessa.