Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte ha dichiarato in un'intervista alla Gazzetta dello Sport: "Mi trasferii a Roma per gli studi universitari, ma i primi anni rimasi tiepido rispetto alle squadre romane. Mi portavo appresso il tifo per il Foggia dell’epopea zemaniana e ancora conservavo il ricordo della Fiorentina di Antognoni. Mi piaceva il suo modo di stare in campo, a testa alta, la sua visione di gioco, quei suoi lanci lunghi. Ricordo il Foggia di Pirazzini, capitano che coordinava la difesa da vecchio libero. Ma ricordo ancora di più la fabbrica di gol di Zemanlandia. Con lui il Foggia andò in A. Era la squadra di Baiano, Rambaudi, Signori. Durante la settimana vedevo pure qualche allenamento: i gradoni, ma anche quei tocchi di prima, chi sbagliava fuori, la palla scottava. E in mezzo al campo, Zeman e la sua flemma. Chi mi piacerebbe avere nella Roma? Stravedevo per Mahrez quando era al Leicester. Ora mi piace Ziyech, ma di esterni di attacco ne abbiamo parecchi… E nel passato della Roma, Totti a parte, mi ha entusiasmato Cafu. De Rossi? Un grande calciatore che ha segnato la storia della Roma degli anni Duemila: forte fisicamente, indomito, di grande intelligenza tattica. Da tifoso lo ringrazio". 

"Confido che il nuovo stadio della Roma possa essere realizzato. Comunque io sono un tifoso, ma sono un tifoso sportivo: auguro anche alla Lazio di avviare un progetto per la realizzazione del nuovo stadio. Gli episodi di intolleranza e razzismo non vanno mai minimizzati. E sarebbe un errore sostenere che in Italia il problema non esista. Bisogna far rispettare le regole e impegnarsi molto per contrastare il fenomeno, promuovendo nelle scuole la cultura del rispetto dell’avversario e la diffusione dei valori della lealtà e della correttezza sportiva. Mi rincuora constatare che in molti casi, a fronte di minoranze che intonano cori discriminatori, la stragrande maggioranza del pubblico li oscuri con gli applausi. La stupidità si può sempre seppellire con un sorriso o, se rumorosa, con gioiose manifestazioni di segno contrario".  "Ho forti perplessità sull’idea di introdurre una Super Champions che finisca per proporsi come circuito aristocratico, riservato ai 'soliti noti', club individuati per storia e blasone. Un sistema del genere finirebbe per penalizzare il merito sportivo, che invece va sempre premiato. Il fascino delle competizioni sportive è che anche i club più piccoli e meno blasonati possono ritrovarsi, di anno in anno, nel ruolo di outsider e affermarsi nella ribalta internazionale, capovolgendo tutti i pronostici. Se avessimo avuto già le nuove regole, l’Ajax, che quest’anno ha forse espresso il miglior calcio, avrebbe preso parte alla Champions? Sarebbe un errore far giocare le partite dei campionati nazionali solo nei giorni feriali. Il calcio è uno sport popolare e le persone devono poter andare allo stadio soprattutto nei giorni in cui non lavorano. Se i fine settimana fossero dedicati alle competizioni europee solo una parte dei tifosi avrebbe il privilegio di poter seguire la propria squadra. Insomma si acuirebbe il divario tra grandi squadre e cosiddette 'provinciali'".