Meno complicata per la Juve che per il Napoli, ma non di tanto. Diciamo che in una scala di difficoltà (che non rappresenta le percentuali di qualificazione) da 1 a 100, la Juve arriva a 50 e il Napoli a 70. L’Ajax è una squadra straordinaria, l’Arsenal è una squadra con giocatori straordinari. In ogni caso, considerato lo schieramento delle possibili rivali, anche se alla Juve è andata bene e al Napoli decisamente meno, è bene chiarire che le possibilità di portare due squadre ai quarti di finale di Champions ed Europa League sono concrete. LA JUVE. Dopo aver eliminato il suo simile, adesso deve giocare contro il suo opposto. Per i bianconeri sarà davvero più facile contro l’Ajax rispetto a quanto non è stato con l’Atletico Madrid? Dubitiamo. Per far fuori i lancieri non può bastare una sola partita grande, anzi, grandiosa, ne servono due fatte bene. Allegri sapeva come avrebbe giocato Simeone, lo conosce da anni, si può perfino specchiare nel calcio del Cholo. L’Ajax di Ten Hag è una fantastica novità, con diversi punti deboli ma tanti punti di forza. Innanzitutto il gioco, l’occupazione del campo, il controllo della manovra, l’aggressività, il ritmo costante, l’intensità, l’universalità dei ruoli che, tanto per fare un esempio, consente ai due difensori centrali de Ligt e Blind di trasformarsi in registi. Le due partite contro il Real Madrid sono state le più belle di questa stagione di Champions per merito degli olandesi. La Juve non è il Real, ora Cristiano è bianconero non più bianco, e il grande allenatore è juventino non madridista. L’Ajax si troverà di fronte un blocco unico, non tanti giocatori sparsi per il campo, dovrà infilarsi in un muro di cemento armato per arrivare in semifinale. Se la Juve è quella di martedì scorso, passa il turno. Se sarà quella del Wanda Metropolitano, rischierà tanto, troppo.
   
DUELLO ANTICO. A cavallo fra le due sfide torneranno le discussioni sul calcio concreto di Allegri e il calcio totale di Ten Hag, proprio come per anni abbiamo fatto in Italia sempre con Allegri da una parte e Sarri dall’altra. La differenza fra l’Ajax e il Napoli è il taglio internazionale degli olandesi, più rimarcato rispetto a quello dei napoletani. La difesa è il punto debole. Il portiere Onana ogni tanto perde lucidità, i due terzini, Mazraoui e l’argentino Tagliafico, sono in realtà giocatori d’attacco (spesso spingono entrambi nella stessa azione), e la protezione del centrocampo non è sempre efficace. L’attacco, inteso come manovra, è il punto di forza. Cominciano de Ligt e Blind a impostare, Schöne, Van de Beek e Frenkie de Jong te li ritrovi a metà campo e un attimo dopo tutt’e tre (o quanto meno due dei tre) davanti all’area avversaria. E poi Tadic, un serbo esploso a trent’anni che al Bernabeu ha fatto una partita da Pallone d’Oro. La qualità del trio d’attacco è straordinaria, con Ziyech, Tadic e Neres. Del Tottenham o del Manchester City ci occuperemo più avanti. Ora non avrebbe senso.
   
IL NAPOLI. Ha preso il peggior avversario possibile. L’Arsenal ha tutto, a cominciare da un allenatore che, proprio grazie a questa coppa, vinta tre volte col Siviglia (è un record che divide con Trapattoni), si è imposto sulla scena europea. Emery guida una squadra forte, con individualità spiccate. Per eliminarla, il Napoli deve giocare come ha fatto nel girone di Champions, deve ripetere la partita del Parco dei Principi, non certo quella di Salisburgo. Ancelotti non avrà altri pensieri da qui alla fine della stagione che quello di arrivare alla finale di Baku. Emery invece deve stare attento anche al campionato: il Manchester United è a 2 punti dal suo quarto posto, il Chelsea a 3. Il Napoli vero è più forte (anche se di poco) dell’Arsenal vero. Se non altro il sorteggio ha fatto in modo che, eventualmente, il Napoli e Sarri si incontreranno solo a Baku, il giorno della finale. Sembra scritto...