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Le tradizioni sono belle, sono quelle che mantengono in vita il calcio. Fanno nascere storie che poi diventano di tutti. E quando i protagonisti di queste storie sono ragazzi che giocano con la loro maglia del cuore, allora lì si crea la vera magia. È il caso di Filippo Tripi romano e romanista che da capitano della sua Roma Primavera, ha contribuito a portare i giallorossi a giocarsi la finale del campionato, poi persa a Reggio Emilia contro l’Inter di Chivu.

LAVORO, SUDORE E CUORE GIALLOROSSO - Classe 2002 Filippo Tripi nasce a Roma nel quartiere Casal Palocco. Lì nel campetto di zona viene scoperto da Bruno Conti che in lui rivede caratteristiche simili a quelle di un calciatore che ha fatto la storia della Roma e che, come Tripi, ha iniziato lontano dal centro della Capitale diventandone poi uno dei simboli: Daniele De Rossi. Entrambi di Ostia, i due sembrano essere legati da un filo giallorosso. In Filippo emergono qualità da centrocampista moderno che sa dare ordine e leggere i tempi di gioco. Insomma un vero e proprio regista davanti la difesa come De Rossi. Approdato nel settore giovanile, Tripi parte in sordina. Tanto lavoro, sudore e voglia di migliorarsi. Non si direbbe un vero e proprio leader inizialmente. Ma come in ogni ambito della vita, ognuno ha i suoi tempi e nel calcio non potrebbe essere altrimenti. Nonostante la frenesia che spesso fa da sfondo a questo sport, dove tutto è vissuto a mille per raggiungere gli obiettivi sperati, quando un giovane esplode non resta che fermarsi e ammirare. Filippo fa suo questo tempo e con l’Under 17 cresce diventando un vero e proprio leader. Una trasformazione che viene coronata indossando la fascia da capitano che da quel giorno non si è più tolto. Nel 2019 passa nella Primavera di Alberto De Rossi che difficilmente rinuncia al classe 2002. La sua intelligenza calcistica e capacità di leggere ogni tipo di situazione, lo rende fondamentale davanti la difesa e in mezzo al campo. Tripi è una garanzia, sa far girare la squadra e dare solidità. La vita calcistica del ragazzo si incrocia con quella di due allenatori portoghesi che rispettivamente contribuiscono ad accrescere i sogni del giovane. In primis Paulo Fonseca che gli regala la gioia dell’esordio in serie A il 26/11/2020 durante la trasferta di Europa League della Roma contro il Cluj. “Il giorno più bello della mia vita” scrive Tripi sul suo account Instagram. E successivamente Josè Mourinho che lo porta con se nel ritiro di precampionato.
UNA FINALE DA CAPITANO - Nonostante le belle parole spese nei suoi confronti, lo Special One non impiegherà mai Tripi in gare ufficiali. La carriera di un calciatore è fatta di momenti, di occasioni e di incroci del destino. Non sempre una mancata chiamata equivale a una bocciatura, anzi ci si auspica che dia la spinta per fare sempre meglio. E Filippo questo lo sa. “Qui prima ti formano come uomo e poi come calciatore” così dichiara ai microfoni del club. E allora che si formi l’uomo capace di fare un passo indietro per poi farne cento in avanti. Con la sua Roma Primavera si comporta da capitano vero sempre pronto ad aiutare la squadra. Gioca ovunque e gioca sempre. Lo scorso campionato colleziona 31 presenze su 31 tutte da titolare. Suo il gol su punizione che porta in vantaggio i giallorossi nella semifinale contro la Juve, prima della finale con l'Inter. Il dopo, il futuro, lasciamolo al tempo. Quel tempo che in occasioni come questa diventa infinito.