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    L’Italia fa l’Olanda per un’ora e si candida per la final four. Europeo, la parola vittoria non è un tabù

    L’Italia fa l’Olanda per un’ora e si candida per la final four. Europeo, la parola vittoria non è un tabù

    • Giancarlo Padovan
      Giancarlo Padovan

    E’ tornata l’orchestra Italia. E ha suonato l’Olanda in casa propria, dominando per quasi un’ora, poi azionando il contropiede e, infine, soffrendo per i dieci minuti finali, quando le energie sono venute meno e gli azzurri non riuscivano a tenere neanche una palla. Vittoria che vale molto (primo posto del gruppo A con quattro punti, davanti a Olanda e Polonia a tre) e che - temo - costa moltissimo: Nicolò Zaniolo si è fatto di nuovo male, di nuovo il ginocchio, questa volta il sinistro. Per lui si teme il peggio, il che vorrebbe dire un altro problema al legamento crociato e, dunque, una nuova operazione. Vince l’Italia, dunque, ma rischiano di pagare sia il ragazzo che la Roma, quando al via della serie A mancano meno di due settimane. Non fosse per questo sarebbe stata una serata bellissima con il gol di Barella, di testa, lui così piccolo, ma così abile negli inserimenti, arrivato troppo tardi (46’ del primo tempo) rispetto alle occasioni costruite e all’eccellenza del gioco espresso.

    Tanto per capirci, ed essere più chiari, gli azzurri hanno subìto un solo tiro nel primo tempo (31’, Wijnaldum, parata in due tempi di Donnarumma) e uno nella ripresa (54’ van de Beek a botta sicura, miracolo del portiere milanista). Per il resto, cioè da metà secondo tempo in avanti, l’Olanda ha spinto di più e l’Italia è indietreggiata troppo, ma le ripartenze sono state pane per i nostri denti. Certo, avremmo dovuto azzannare meglio, almeno una volta con Insigne (bravo la sua parte) e nelle due occasioni procurate da Kean, sostituto di Zaniolo, ma non si può rimproverare nulla ad una squadra che ha giocato con umiltà e coraggio, sicurezza e serenità, smarrendosi solo alla fine, quando non ne aveva più.

    Eppure agli avversari non sono state concesse occasioni, solo qualche mischia convulsa, un paio di palloni alti e una serie di accerchiamenti laterali. Onestamente il pareggio sarebbe potuto arrivare senza che qualcuno dovesse gridare allo scandalo, ma altrettanto sinceramente l’Italia aveva fatto di più e un altro gol, come quello mancato da Kean nel recupero, sarebbe stato legittimo. Insomma, fino all’80’, l’Olanda siamo stati noi per la disinvoltura nel palleggio, l’aggressività sistematica del pressing e i puntuali cambi di gioco che ci hanno aperto la corsia di sinistra dove Spinazzola e Insigne hanno ridicolizzato Hateboer e prodotto un’infinità di situazioni favorevoli. Un’altra caratteristica è stata la posizione di Immobile che non si è limitato ad occupare l’area centralmente, ma assai spesso è andato a ricevere palla lateralmente. E in effetti il gol di Barella, nella sua preparazione, ha contenuto tutto questo. Il pressing con recupero palla di Spinazzola e Jorginho, lo smarcamento di Insigne, l’appoggio a Immobile che prima si è sottratto alla marcatura e poi ha crossato di destro per Barella tutto solo e, dunque, libero di colpire di testa.

    Ma l’Italia sarebbe potuta passare prima se lo stesso Barella, anziché tirare, avesse servito Immobile nella prima occasione propiziata o Zaniolo avesse azzeccato la rovesciata su cross di Spinazzola. O ancora prima Immobile e poi Insigne non avessero allargato un po’ troppo i loro destri a giro. Manuel Locatelli, venticinquesimo esordiente della gestione Mancini e cinquantacinquesimo giocatore impiegato dal c.t., ha giocato molto bene stando sulla stessa linea tattica e di qualità di Jorginho, estremamente positivo in tutte le sue iniziative. Bene la difesa sugli esterni (anche D’Ambrosio, oltre che Spinazzola) e benissimo i due centrali di difesa (il veterano Chiellini e il suo alter ego Bonucci), il che è consolante anche per le rispettive squadre di club. Su livelli alti pure Insigne (sua la conclusione ad inizio di ripresa per la parata più difficile di Cillesen), mentre Immobile non ha segnato, ma molto si è sacrificato servendo assist ai compagni (uno anche a Kean). Zaniolo stava facendo quel che da lui ci si aspetta, sulla destra di un attacco a tre, ma la sfortuna l’ha tolto di mezzo, speriamo non per troppo tempo.

    Così l’Italia ha cancellato la brutta prestazione di Firenze con la Bosnia (battuta in casa dalla Polonia), vola in testa al girone e si candida come autorevole pretendente alla final four cui accedono le quattro migliori. La luce è tornata e promette di restare accesa fino alla fine. Sia che si tratti di Nations League, sia che pensiamo all’Europeo. La parola vittoria non è certo tabù.

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