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Dalla seconda divisione alla testa della classifica nel massimo campionato nel giro di un anno. È fatta apposta per scatenare le iperboli la storia recente del Famalicão, la squadra che dopo sette giornate viaggia in testa alla classifica della Primera Liga portoghese. I bianchi guidati da João Pedro Sousa hanno accumulato 19 punti su 21, frutto di sei vittorie e un pareggio, e per il momento marciano un punto avanti a Benfica e Porto. Molto staccato lo Sporting Portugal, fermo a quota 11 punti e autore di un inizio di stagione fra i più tristi della propria storia, che fra l'altro ha registrato la sconfitta in casa proprio contro il Famalicão (1-2).

Ma lontane sono anche altre due squadre che per tradizione aspirano al ruolo di quarta forza dietro il terzetto delle grandi. Il Vitória Guimarães, autore di un discreto inizio di stagione, staziona a quota 12 punti. È invece drammatico il ritardo dello Sporting Braga, che soltanto un anno fa sbandierava propositi di vittoria della Liga e invece adesso è inchiodato a quota 8 punti, ben 11 in meno della capolista a sorpresa. E a proposito di Guimarães e Braga, protagoniste di una rivalità storica che mette al centro l'egemonia nella regione del Minho (Portogallo settentrionale), lo smacco è doppio. Perché la capolista è espressione di Vila Nova de Famalicão, cittadina che conta meno di 130 mila abitanti e fa parte della provincia di Braga. Mai i tifosi di Vitória e Sporting si sarebbero aspettati di veder scattare all'improvviso avanti a loro un tertius gaudens.

Tutte le cose illustrate fin qui sono gli elementi di una marcia trionfale, l'ascesa inarrestabile dall'anonimato ai vertici del calcio nazionale. Tanto che in queste settimane s'è fatto abuso di toni enfatici. L'appello al “miracolo” è stato pressoché di default, e qualcuno è voluto andare oltre e ha azzardato il paragone col Leicester. Ma in attesa di vedere fino a che punto il Famalicão sarà in grado di spingersi, e se sarà capace di arrivare fino in fondo, ci sono delle cose che possono essere dette già adesso e vanno controcorrente rispetto al mainstream superficiale.

La principale fra queste cose è che il Famalicão è una gigantesca menzogna. In quella squadra, in quella società, non c'è nulla di autentico. Non c'è radicamento, non c'è un disegno di sviluppo, non c'è un processo di continuità storica sfociato nelle glorie dell'oggi. Quanto all'identità e al rapporto con la comunità, manco a parlarne. Il Famalicão è una cosa a sé. Un OGM del calcio post-moderno, l'atto di forza del turbo-capitalismo finanziario applicato al pallone. La cittadina minhota è stata trasformata in banco di prova, e a utilizzarlo sono due fra i soggetti principali dell'Economia Parallela del Calcio Globale. Il primo è il magnate israeliano Idan Ofer, che nel molteplice portafoglio di asset economici (trasporti e logistica navale, attività estrattive e minerarie) comprende una quota del 32% dell'Atletico Madrid controllata attraverso Quantum Pacific. L'altro è Jorge Mendes, che dopo essersi visto chiudere le porte in faccia dalla gran parte dei club più ricchi d'Europa ha sperimentato una soluzione alternativa per mantenere attiva il proprio sistema della circolazione di calciatori e valori finanziari: controllare in modo indiretto club dalla seconda fascia in giù, meglio se in stretta alleanza coi proprietari.

Dall'alleanza tra Ofer e Mendes nasce il “miracolo” Famalicão. Un ultracorpo calcistico costruito in laboratorio, con risultati che stanno andando ben oltre le attese. E chissà che non siano i suoi stessi creatori, adesso, a chiedersi se per caso non sia stia dando troppo nell'occhio. Ma questa è una nostra speculazione. Meglio mantenere l'analisi sull'esame degli elementi certi di questa storia. E il primo fra questi è il passaggio che avviene la sera del 30 giugno 2017.
 
DA SDUQ A SAD - Nell'aula magna del polo locale dell'Universidade Lusiada si svolge l'assemblea annuale dei soci del Futebol Clube de Famalicão. E non si tratta di un'assemblea qualsiasi. Ci si trova sulla soglia di un passaggio storico, che deve consumarsi col cambio di forma giuridica del club. I presenti devono votare la proposta di passaggio da SDUQ (Sociedade Desportiva Unipessoal por Quota) a SAD (Sociedade Anonima Desportiva). Si tratta di un passaggio che nell'ultimo quarto di secolo è stato compiuto dalla quasi totalità dei club professionistici portoghesi, e consiste nella transizione da una governance retta dalla massa associativa (SDUQ) a un'altra in cui il potere decisionale passa agli investitori (SAD). Questi ultimi possono anche essere alcuni fra i soci più facoltosi, ma di norma sono soggetti esterni che decidono di entrare nel mondo del calcio per portare logiche aziendali orientate alla produzione di utili. Di fatto, i soci che votano per il loro club il passaggio da SDUQ a SAD decidono di alienare quasi totalmente il loro potere di controllo e sono costretti a trovare una coesistenza con un'entità (la proprietà) fin lì sconosciuta. Tale meccanismo pone le condizioni per un rapporto dialettico che a volte sfocia in conflitto aperto, come insegna il caso del Belenenses (LEGGI QUI). Ma al di là dei casi estremi, la trasformazione da SDUQ a SAD risponde sempre alle necessità di un processo di crescita che la massa associativa non riesce più a sostenere in termini finanziari. E per tale motivo, quel 30 giugno 2017, l'assemblea dei soci del Famalicão vota il passaggio alla SAD con 220 voti favorevoli, 34 contrari e 13 astensioni (QUI).

Tutto ciò è preceduto dalle voci sui manovratori che si muovono nell'ombra per pilotare la trasformazione del club in società di capitali. E quando il percorso per il varo della SAD è prossimo al completamento, il principale soggetto manovratore viene indicato in Jorge Mendes (LEGGI). Del resto, che la direzione sia quella viene confermato dalla scelta dell'uomo da mettere a capo della nuova SAD. Si tratta di Miguel Ribeiro, che nei sette anni precedenti è stato direttore generale del Rio Ave, uno dei club portoghesi di più stretta osservanza mendesiana (QUI). Il cerchio si chiude a fine giugno 2018, un anno esatto dopo il voto dell'assemblea che sancisce il passaggio da SDUQ a SAD, con l'annuncio che Quantum Pacific compra il 51% delle azioni (QUI).
 
CALCIOMERCATO? NO STAFF LEASING - L'obiettivo dichiarato del nuovo Famalicão è andare subito in Primera Liga. Obiettivo centrato. La squadra si piazza seconda alle spalle del Paços de Ferreira e riconquista la massima serie portoghese dopo un'assenza che durava dalla fine della stagione 1993-94. Quanto al metodo per allestire la squadra vincente, è presto detto: tutti o quasi sono calciatori in prestito o acquisiti gratuitamente. Il giro dei club che prestano giocatori al Famalicão ha caratteristiche ben individuabili, dato che si parla di club in rapporti buoni o ottimi con Gestifute: Wolverhampton, Reus (poi finito malissimo QUI), Rio Ave, Paços de Ferreira, Vitória Guimarães (dove un grande ascendente è esercitato da Deco, che da agente è un'altra creatura di Mendes), União Madeira. Tale logica per la formazione della rosa viene addirittura accentuata nella stagione in corso, quella del decollo. Adesso il giro dei calciatori comprende anche l'Atletico Madrid del socio forte Idan Ofer, che nel frattempo ha aumentato a quota 85% la partecipazione nella SAD del club minhoto (ne parleremo nella prossima puntata).

Dal versante colchonero giungono Gustavo Assunção, Nicholás Schiappacasse e Nehuén Pérez. A costoro si aggiungono i calciatori del giro Mendes: due dal Wolverhampton (Roderick Miranda e Pedro Gonçalves), due dallo Sporting Braga (João Neto e Fábio Martins), due dal Valencia del compare d'anello Peter Lim (Álex Centelles e Uros Racic), due dal Benfica (Diogo Gonçalves e Guga). Ci sono anche i calciatori di area Deco (Thibang Phete dal Vitória Guimarães B e Riccieli dal Mirassol, un piccolo club brasiliano legato mani e piedi all'ex Mágico) e Toni Martinez del West Ham, club che nei giri strani ci sguazza da anni. Tutti in prestito o in acquisizione gratuita, con investimento non più che modesto da parte del ricchissimo proprietario. Ciò che costituisce non già una campagna trasferimenti, bensì uno staff leasing. Un gruppo di mestieranti del calcio mandanti nel Minho a compiere una missione che avrebbero potuto svolgere altrove, e quasi senza accorgersi della differenza.

Cosa abbia da fare tutto ciò con Famalicão, si stenta a capire. Ma per adesso i risultati danno ragione all'esperimento e fanno sognare. E quando si vince, ci si fa andare tutto bene. Il tempo degli interrogativi arriva sempre dopo. E sempre tardi.

(1. continua)