Scambiare il problema per la soluzione. Provoca un effetto straniante il modo usato dalla stampa spagnola per presentare l'inatteso sblocco della crisi che per mesi ha colpito il Reus Deportiu. Il merito viene attribuito a Jorge Mendes, il super-agente portoghese. Secondo quanto anticipato nella giornata di ieri sul sito del quotidiano catalano Mundo Deportivo, il fondatore di Gestifute sarebbe lo stratega del prossimo cambio di proprietà che tirerebbe il club catalano fuori dallo stato di crisi (QUI). Inoltre l'improvviso pagamento degli stipendi arretrati, e il conseguente allontanamento della minaccia che i calciatori si svincolassero all'inizio di questa settimana, ha aggiunto materiale a un racconto in cui Mendes viene presentato come il salvatore del club. Come se fin qui non ci avesse avuto a che fare. Ma per meglio cogliere ogni aspetto di questa storia è necessario riprenderne alcuni dei passaggi precedenti,

Il dramma vissuto dai tesserati del Reus viene reso noto al mondo intero dal clamoroso gesto della scorsa settimana. Dopo il calcio d'inizio della gara contro l'Alcorcón, valida per la diciassettesima giornata della Liga 123 (la Serie B spagnola), i giocatori della squadra rossoneri rimangono un minuto fermi e abbracciati a metà campo, per protestare contro il ritardo di tre mesi nel pagamento degli stipendi. La società vive un passaggio drammatico, con la prospettiva che i calciatori si svincolino. Essi in ampia maggioranza rifiutano infatti il piano d'emergenza approntato dalla Liga spagnola (LEGGI), pronta a sopperire alla morosità del club. Il comunicato reso pubblico nella giornata di venerdì 14 dicembre attraverso il sito web dell'Asociación de Futbolistas Españoles (AFE) non lascia margini per la trattativa. Tanto che la gara casalinga contro il Cordoba in calendario per l'indomani, sabato 15 dicembre, viene presentata come l'ultima del Reus Deportiu prima della sua scomparsa.

E invece giusto poche ore prima della partita, terminata 1-1, arriva la soluzione che nessuno si aspetta. Alle 13.34 di ieri il sito ufficiale del club pubblica un comunicato ufficiale con cui si informa che sono state avviate le pratiche di pagamento degli stipendi arretrati (QUI). Rescissioni scongiurate. Ma rimane il mistero su questa improvvisa disponibilità di fondi che viene in soccorso alla SAD e al suo principale azionista. Che si chiama Joan Oliver i Fontanet (noto anche come Joan Olivé) possiede il 90% del pacchetto, e non è un uomo qualsiasi. Perché è proprio la figura di Oliver che fa capire quanto paradossale sia la rappresentazione di Jorge Mendes come salvatore della patria.

Una prima vita da giornalista e economista, Joan Oliver i Fontanet è stato importante dirigente del del Barcellona durante la presidenza di Joan Laporta, arrivando a ricoprire il ruolo di direttore generale del club blaugrana, Verrà travolto da uno scandalo legato allo spionaggio promosso dal club ai danni di alcuni suoi dirigenti (QUI). Quel Barcellona era in strettissimi legami con Jorge Mendes, allo stesso modo in cui lo è il Barcellona attuale. E non poteva fare eccezione Joan Oliver, che infatti quegli ottimi rapporti li ha mantenuti.

Come abbiamo abbondantemente illustrato nel libro sul super-agente portoghese (QUI), i due hanno agito in piena armonia per portare avanti un progetto. Quale? Quello di far crescere proprio il Reus Deportiu. Il web restituisce numerosi articoli che parlano di questo tema e risalgono al 2014 (QUI). Il piccolo club catalano diventa un approdo per i calciatori posti sotto la sfera d'influenza del super-agente. E quando a fine maggio 2016 (cioè soltanto due anni fa) il Reus conquista la promozione dalla Segunda B alla Segunda, la testata catalana El Nacional non esita a titolare che Joan Oliver e Jorge Mendes siano gli uomini-chiave di questo exploit. Giusto per rimanere all'attualità, la gara contro l'Alcorcón (la stessa che ha visto i giocatori rossoneri inscenare il gesto di protesta) è stata vinta 1-0 dal Reus grazie a un rigore messo a segno da Luis Gustavo Ledes, calciatore brasiliano targato Gestifute nonché transitato dal Rio Ave, uno dei club più mendesiani in circolazione.

Tutto quello che è stato appena raccontato permette di cogliere un paradosso: se il Reus colleziona successi e scala le categorie del calcio spagnolo, è anche merito di Jorge Mendes; se invece il Reus va in crisi finanziaria e non riesce a pagare gli stipendi, Jorge Mendes non ha alcuna colpa e anzi viene presentato come colui che aggiusta una situazione disperata. Chissà come farà quest'uomo a godere sempre di ottima stampa.

Ultimo dettaglio della vicenda. Il capo di Gestifute non potrà entrare nella proprietà del club, perché si creerebbe un pesante conflitto d'interessi. Il soggetto proprietario dovrebbe essere un altro. E in queste ore, così come nelle settimane passate, viene fatto il nome del miliardario singaporiano Peter Lim. Che oltre a essere il proprietario del Valencia, è anche partner di affari calcistici di Mendes nonché suo compare d'anello. Ne fu infatti testimone di nozze a agosto 2015, quando il capo di Gestifute convolò a nozze religiose con la moglie Sandra Barbosa (la coppia era già sposata da 10 anni con rito civile QUI).

Insomma, il giro è sempre quello e ha già destato parecchie perplessità a Valencia. I salvatori del Reus sono questi qui. Auguri.