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Qualcuno già se lo starà chiedendo, se David Silva potrà giocare insieme a Luis Alberto e a Sergej Milinkovic-Savic nella Lazio di Simone Inzaghi. Sai com’è, potrebbero pestarsi i piedi, tutti ’sti rifinitori, mezze mezzali e mezzi trequartisti. Ebbene, a questo qualcuno vorrei dedicare un’immagine sacra. 



È la finale dell’Europeo 2012, la Spagna campione del mondo si supera e ce ne rifila quattro. Rispetto al 2010 Vicente del Bosque esagera. Estremo approdo di una filosofia di gioco? Una provocazione? Del parossismo? Un principio di maniera? Le Furie Rosse non giocano soltanto col falso nove, addirittura non c’è più l’ombra di un esterno puro (Pedrito è in panchina). Neanche un attaccante, solo trequartisti-mezzali in movimento, con Xabi Alonso e Busquets appena più bloccati davanti alla difesa. Aprì le danze proprio David Silva (nell’immagine sopra il riferimento più avanzato della Spagna, al momento del filtrante di Iniesta per Fabregas). Ricordate come? Il colmo, no? Un gol di testa tra i colossi della BBC.
La disposizione 4-2-3-1 era chiara solo in fase difensiva. Allora la Spagna si riordinava e David Silva andava sulla destra, Iniesta a sinistra, e Xavi stava sotto Fabregas. Appena riconquistata palla però, i ruoli non esistevano più, restavano solo posizioni da occupare e/o spazi da attaccare. Individuare un falso nove era già riduzionismo. Noi non abbiamo capito lì per lì. In tanti ancora oggi non capiscono. Pensavamo solo che fossero più bravi tecnicamente. Un’altra cultura, dicevamo... ma queste sono tutte balle, oggi, balle che la globalizzazione delle idee sta smascherando giorno dopo giorno. Allora eravamo accecati dai passaggini, non guardavamo le cose giuste. Siamo arrivati addirittura a sostenere che fosse noioso, quel calcio là. Quei piccoletti là, tutti uguali a un certo punto per noi. Vicente del Bosque no di certo, no che non se la farebbe oggi quella domanda su David Silva, Luis Alberto e Milinkovic-Savic. Lui che sapeva cogliere le differenti sfumature tra un piccoletto e l’altro, andando oltre la tirannia dei ruoli. Ebbene, probabilmente non se la farà nemmeno Simone Inzaghi; il tecnico della Lazio ha già risolto stupendamente la coesistenza tra Sergej e Luis, perché dovrebbe fermarsi lì? In fondo non ha importanza dove giocherà David Silva, importa soprattutto ciò che sa fare.         
 
GIOCATA TIPO – Arriva (se arriva) alla Lazio un giocatore superiore per tecnica e comprensione di gioco. Mezzala, trequartista, seconda punta, falso nove o esterno sono tutte parole. David Silva è semplicemente un mago della rifinitura e del fraseggio. Si muove sempre per ottenere dei vantaggi posizionali che poi è in grado di sfruttare come pochi, con quei passaggi rasoterra (e non) che sono un suo marchio di fabbrica. Ecco una giocata tipica nel recente City-Bournemouth. La giocata comprende ovviamente anche lo smarcamento.    



Dall’ appoggio di Fernandinho per Gundogan, Silva capisce quale sarà la posizione da occupare per permettere alla squadra di superare la linea dei centrocampisti avversari. Ci va. Il terzino Mendy è riferimento in ampiezza, G. Jesus fissa invece la linea dei difensori. Dei tre giocatori del Bournemouth cerchiati in blu, il primo è tagliato fuori dal passaggio di Gundogan, gli altri due sono come inchiodati da Mendy e Jesus. David Silva lo sa. È un gigante nell’ andare a sfruttare tutti questi piccoli vantaggi.  



Da lì infatti gli basta girarsi. Perché poi l’ultimo passaggio in parte lo vede per natura, in parte lo riconosce grazie alle competenze condivise coi compagni e trasmesse da Guardiola. È infatti un caso che Jesus sia lì, orientato in quel modo? Immobile si starà già fregando le mani; sono anche i suoi movimenti questi. 



ATTACCARE GLI SPAZIETTI- Però non pensate a un fantasista in pantofole, uno che va in giro per il campo col solo gusto di mettere in moto i compagni dall’alto della sua tecnica sopraffina. Silva è ottimo anche nell’individuare spazi e spazietti al di là dell’ultima linea. Guardate quest’esempio tratto dalla gara City-Newcastle (8 luglio). Il pallone arriva in fascia a Foden, che viene subito aggredito. Serve un appoggio interno immediato, e Silva che è il più vicino dei compagni glielo dà. Un giocatore lo segue (Lazaro). 



A quel punto Silva vede ridursi lo spazio per ricevere sui piedi, e attacca improvvisamente lo spazietto creatosi alle spalle del difensore attratto da Foden. Il giovane talento inglese lo servirà sulla corsa: assist di Silva per G. Jesus. Notate la corsa di Lazaro. Completamente sorpreso dal cambio di direzione dello spagnolo. E non stiamo parlando di un fulmine.  


Anche il gol contro il Crystal Palace, sempre in questa stagione, merita la nostra attenzione. Ma non solo per la conclusione al volo bella da vedere (la tecnica di D. Silva…). Il movimento che la precede è un qualcosa che Silva viene ad aggiungere alla Lazio. Luis Alberto infatti è raro che si butti dentro senza palla in questo modo. Silva invece può sorprendere tutti anche con un inserimento improvviso contro una difesa schierata. Gli avversari qui sono cinque dentro l’area, e stretti tra l’altro. La profondità è tolta, si direbbe.
 


Ma David Silva si butta ugualmente, confidando stavolta più sul tempo che sullo spazio a disposizione. Sterling scodella e lo premia.



Contro il Watford ha segnato persino così, su un cross di De Bruyne.



Ci va anche se è basso di statura su questi palloni, non resta a guardare dal limite. Dipende se scopre il buco.



SOTTO IMMOBILE – Per vederli in campo tutti assieme, lui, Sergej e Luis Alberto, si può pensare a un 3-5-1-1. Silva ‘sotto’ Immobile. Tre rifinitori per una Scarpa d’oro. A campo aperto, certo, verrebbe meno la velocità di Correa, ma poi chi glielo toglie il possesso alla Lazio? Con Luis Alberto e David Silva liberi di associarsi sul centro-sinistra, e David Silva che appunto può anche attaccare piccoli spazi. Contro squadre che si chiudono ad esempio può essere un’arma. Non c’è solo la palla alta per la torre. Puoi penetrare di fino con giocatori così. Il gioco diverrebbe allora incredibilmente fluido, faticheremmo a riconoscere un modulo preciso nello sviluppo offensivo. Anche perché una delle due mezzali potrebbe alzarsi benissimo al fianco di Silva, così da formare una sorta di 3-4-2-1. Niente panico: in fondo, dopo il 2012, tre trequartisti in campo sono ancora pochi.