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  • Lazio: ogni parola di Lotito è un boomerang

    Lazio: ogni parola di Lotito è un boomerang

    • M. A.

    Poli opposti. Non si capiscono, non c’è attrazione: lui prevede il futuro, i laziali non dimenticano il passato. E guai a oltraggiarlo: 'Lo scudetto del 2000 è anche mio perché l’ho pagato', l’ultima provocazione di Lotito, in un gesto di pace. Il giorno dopo le arringhe presidenziali al “Processo del lunedì”, ogni acuto viene giustiziato dal popolo su radio e web. Il tentativo di riavvicinamento al momento fallisce - come spiega Il Messaggero - perché le parole di Lotito ricordano ritornelli decennali: 'Il mio più grande errore è amare troppo la Lazio'. Eppure sembra più possessività. Una gelosia morbosa che lo spinge più in alto di tutti col rischio di sprofondare. Fastidioso primo della classe, con la lezione scopiazzata a se stesso, il presidente è un “secchione” di lava: 'Ma non si accorge che più parla, più si fa odiare? E’ il suo atteggiamento arrogante e strafottente a irritare la gente più di quanto non sia già esasperata. Ma pensa veramente che i laziali siano così ingenui che basta ripetere lo stesso disco rotto?', è la sintesi estrema delle riflessioni laziali post Monday night. Dal tifoso più rabbioso a quello più diplomatico, nessuno è soddisfatto. La strada della riconciliazione si fa lunga e tortuosa. Con tante contestazioni di percorso.

    Ci sono novità nell’aria, si respira nelle mosse sotterranee dirigenziali. Lotito pensa ad una diversa strategia della comunicazione per provare a uscire un po’ dal guscio di Formello. Intanto sarà chiamato a rispondere alle 10 domande che il 23 marzo col Milan la Curva Nord gli proporrà con degli striscioni. Lunedì sera il presidente, per la prima volta, spiegava la sua reazione a un eventuale toc-toc imprenditoriale alla sua porta. Lasciava intendere che sarebbe inutile vendere, anche a un acquirente serio, perché non potrebbe immettere soldi suoi nel capitale sociale. Tutta colpa del Fair play finanziario. Autofinanziamento da dibattere a lungo, se davvero si presentasse mai l’occasione. Perché al momento si parla comunque del nulla, anche i “contestatori” devono capirlo. Nessuno rimprovera a Lotito i risultati ottenuti (e innegabili), ma la gestione della lazialità. E allora bisognerà lavorarci insieme, o almeno provarci. Partendo pure dal sarcasmo: 'Lotito dice d’aver comprato un pullman per il senso di appartenenza dei giocatori', ride un tifoso. Eppure una volta “attaccava” Pandev con chiodi e martello. Il miglioramento c’è.

    Non vende sogni, ma qualche “bufala”, sì. Basta annunciare grandi acquisti: 'Ci rinforzeremo in ogni reparto'. Passato vano gennaio, riecco la propaganda lotitiana prima dell’estate. In questo caso, la perseveranza è diabolica e masochista. Ora i laziali non lo aspettano più al varco. Non solo diffidano, s’imbestialiscono: «Non vogliamo più promesse – urla Marco in una radio – ma almeno sentirci padroni affettivi della nostra squadra, gestita in maniera dignitosa, trasparente e amorevole. Lazio meno vincenti della sua ci hanno fatto innamorare per lo spirito che c’era». Dall’anima dovrà sorgere dunque la rifondazione di giugno. E dalle “umili” – mica miserabili – possibilità delle casse. Basterà dirlo, senza ostentare ricchezze. Si ripartirà con Reja e con il “futuro” Bollini, molto più di un secondo. Sarà l’ex tecnico della Primavera a prendersi cura di uno-due centrali di spessore per il salto di qualità in difesa. In avanti è attesa solo la firma di Djordjevic, poi quella di Klose. Il rinnovo di Miro (in alternativa Quagliarella) rimane una priorità. Intanto si tratta quello dell’aquila Olympia. Non avrà un ulivo nel becco, ma almeno è il simbolo di tutti.

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