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Il ritorno di Lukaku in nerazzurro, almeno tatticamente parlando, è stato salutato dai più come il ritorno di un re, un giocatore di assoluto valore. Eppure il flop incredibile ed emblematico con Tuchel, nel Chelsea ex campione d’Europa, avrebbe dovuto insegnarci qualcosa, a essere più cauti ad esempio, o per lo meno a non assolutizzare. Con ciò non vorrei mai finire intrappolato nel dualismo astuto di Conte, che una volta ironizzò sulle critiche mosse a Lukaku con la provocazione “Lukaku è una pippa”. Evidentemente esistono le sfumature, i contesti, i sistemi, esiste la scuola tedesca e quella italiana, ma anche le generazioni... Sono i fatti a dirlo, non sono io. Con un allenatore come Antonio Conte (e in Italia, sottolineo) Lukaku è stato (e continuerebbe a essere) devastante. Ma con Inzaghi? Perché a livello di principi di gioco, e andando al di là delle apparenti somiglianze o divergenze legate al modulo, forse l’attuale tecnico dell’Inter ha più cose da spartire con il tedesco che non con il suo predecessore Antonio Conte. E badate, non è soltanto una questione generazionale: avete per caso sentito i post-partita di Klopp nei rispettivi scontri diretti del Liverpool con Inter e Tottenham? Non vorrete certo credere alle ritrattazioni dovute al bon ton, al galateo tra allenatori.  
Torniamo a Lukaku. In questo articolo tenteremo di proiettare Big Rom nel calcio evoluto di Simone Inzaghi, senza ignorare le possibili criticità. Partiamo sempre dalla realtà dura e pura: chi ha giocato al posto di Romelu durante il primo anno di Inzaghi? Dzeko per lo più. Ecco, possiamo allora incominciare a tracciare delle differenze di funzioni, stili e contesti di gioco.

EDIN NEL MONDO DI INZAGHI - Dato che con l’attuale tecnico dell’Inter il trattamento collettivo del pallone era più ragionato e meno schematico e verticale, potevamo assistere a risalite più graduali, nelle quali venivano coinvolti i due attaccanti del 3-5-2 (a turno o insieme) in posizioni che definiremmo più o meno ‘strane’ e ‘fuori luogo’, se interpretassimo il calcio di oggi ancora con gli occhiali di ieri. Dzeko rompeva spesso il tandem per andare a formare e partecipare a gruppi associativi provvisori in zona palla. Perciò alle volte capitava che si defilasse come qui sotto nell’immagine tratta da Real-Inter, giusto per creare superiorità numeriche e facilitare i compagni nella gestione della palla.



ROMELU, IL PIVOT DI CONTE - Avete mai visto Lukaku nell’Inter di Conte ‘sganciarsi’ dal tandem stretto con Lautaro, per andare a palleggiare e fare rondos dinamici in fascia? Ma certo che no. Primo perché queste non sono propriamente le sue caratteristiche, in secondo luogo non lo voleva Conte. Il mitico Antonio, l’antipatico perché vince Antonio, alle punte chiede di essere innanzitutto dei finalizzatori. Superata la metà campo, e magari dopo un cambio di gioco, le vuole in area al più presto. La filosofia di fondo è sostanzialmente quella antica: come i portieri devono parare, così gli attaccanti devono segnare (perciò devono stare sempre vicino alla porta avversaria). Il resto è secondario, o addirittura superfluo (a seconda del grado di conservatorismo). Conte infatti, lato palla, in fascia preferiva mandarci la mezzala. E spesso utilizzava Lukaku da pivot, una sorta di perno, quando la difesa avversaria era ormai abbassata. 



Sempre fuori la mezzala, anche qui sotto contro il Lecce: Sensi in ampiezza, mentre Sanchez e Lukaku stanno vicini tra loro e pronti ad attaccare la porta dalla lunetta. Tutto ciò rendeva un po’ meno bello, meno armonioso il gioco di Conte, ma non certo meno efficace (in campionato). Il gioco era irrigidito proprio dagli schemi mandati a memoria. 



GIOCO LIBERO E DISINIBITO - Guardate invece qui sotto la fotografia perfetta del calcio di Inzaghi. Dalle rigidità degli schemi di Conte si passa al ‘vietato vietare’ di Inzaghi, dove il sistema di gioco si mostra quasi ‘sconvolto’ e ‘turbato’ dal caos apparente. Questo Big Bang dei ruoli tradizionali che è il calcio contemporaneo. In realtà i giocatori di Inzaghi hanno imparato a generare e gestire singolarità. Cosa ci fa Dzeko lì? Sta svolgendo la stessa funzione che svolgeva a Madrid, nell’immagine analizzata in precedenza. Solo che qui si trova in una zona centrale del campo.



Ora io non riesco a immaginare Lukaku altrettanto ‘slegato’ e ‘libero’ di associarsi con l’uno e con l’altro in giro per il campo. Penso che Inzaghi non glielo chiederà nemmeno, d’altra parte. Cercherà forse un compromesso tra se stesso e Conte, così da agevolare il ritorno al sorriso di Lukaku. Eccole ancora contro il Bologna le due punte di Inzaghi… capite cosa intendo?

LUKAKU IGNORATO: IL CHELSEA DI TUCHEL - Osservando tutti i gol del Chelsea 21/22 si ha la brutta e grottesca sensazione che i compagni di squadra del centravanti belga lo ignorassero quasi di proposito. È senz’altro un effetto privo di una causa diretta fondante, molto più semplicemente Lukaku faticava ad associarsi palla a terra nello stretto come sanno fare meravigliosamente i vari Havertz, Mount, Ziyech eccetera. Si sentiva quasi bloccato nel 3-4-2-1 di Tuchel. Ma non perché il gioco di Tuchel sia rigido o schematico (non lo è affatto, è molto più libero di quello di Conte, se è per questo). Piuttosto per due motivi fondamentali: primo, perché il Chelsea gioca sul dominio territoriale (nella metà campo avversaria, contro difese ‘schiacciate’) grazie a un palleggio ragionato e graduale (non codificato e ‘sbrigativo’ come quello dell’Inter di Conte), dunque Lukaku non poteva sfruttare la sua corsa a campo aperto; secondo, proprio perché quello del Chelsea è un gioco più libero, più essenzialmente associativo, fatto di combinazioni imprevedibili e non basato su schemi rigidi, Lukaku più che ingabbiato appariva ‘perso’, inadeguato. D’altra parte Tuchel non era quello del boccino negli allenamenti? Ve lo immaginate Romelu alle prese col boccino di Tuchel? Il suo flop al Chelsea era prevedibile.



ROMELU A CAMPO APERTO - Meno prevedibile è senz’altro l’impatto che avrà Lukaku in Italia, tornato all’Inter, ma questa volta alla corte di Inzaghi. Quanti difensori italiani abbiamo visto nel biennio contiano trascinati dalla linea di metà campo fino in area come Romagnoli in quel famoso derby?



È certo che queste corse di Lukaku con Dzeko sono andate perdute. Ora ritornano, perciò servirà assecondarle in un modo o nell’altro, tagliando qua e là le fasi di possesso. Si potrà accelerare, insomma, laddove prima era sconsigliato. 

GLI ASSIST DI DZEKO - Bisognerà anche fare i conti con i numeri di Dzeko, che riflettono molto bene la sua funzione nell’economia del gioco di Inzaghi: al di là dei gol  (17 in tutto, fra campionato e coppe), non vanno sottovalutati gli assist del bosniaco (10 in totale). Anche per la tipologia degli stessi, coerente allo stile di gioco mostrato dai nerazzurri. Ecco un esempio significativo contro il Torino. Intanto notate la postura e il posizionamento.



Poi la qualità e l’intelligenza del tocco di prima per Sanchez.



GLI ASSIST DI LUKAKU - Ora, è vero che Lukaku nella stagione appena trascorsa ha fatto solo 2 assist in tutto (uno solo in Premier). E per di più, come aggravante, in una squadra che ha tante soluzioni e partecipa con tanti uomini alla fase offensiva, sempre assediando la squadra avversaria. Però all’Inter, giusto l’anno prima, ne aveva fatti una decina pure lui… (spesso da pivot, come qua sotto a Crotone). Inzaghi dovrà perciò da un lato far tesoro della ‘lezione tedesca’ (il flop di Lukaku con Tuchel non può essere sottovalutato), dall’altro dovrà prendere spunto da Conte, senza tuttavia perdere per strada la propria mano.