In una frase, un concetto: "Cerco un generale". A pronunciarla fu un mito del football britannico Herbert Chapman, l'uomo che ha inventato l'Arsenal. E anche l'allenatore che per primo insegnò ai suoi dirigenti e ai giocatori l'importanza di avere un alterego in campo, di poter parlare con un combattente di fiducia della tattica e della strategia da attuare, mentre la partita scorre e le azioni si susseguono. E gli avversari di là, vogliono vincere. 

Chapman sapeva che per batterli quegli avversari ci voleva, in mezzo al campo, una figura carismatica che trascinasse tutti oltre l'ostacolo. Il "suo" generale si chiamava Clem Stephenson, l'uomo che appunto avrebbe guidato gli altri di talento alla vittoria in campionato mettendo la squadra dell'Huddersfield davanti a tutti. E così fu come in una di quelle classiche storie inglesi, di re, di corsari e di generali. Oggi quella richiesta di Chapam dovrebbe essere fatta, ai loro dirigenti e anche a loro stessi, da Mourinho e Klopp i grandi rivali di domani nella partita manifesto del calcio inglese Manchester United-Liverpool. Le due storie più grandi d'Inghilterra giocano questo derby senza grandi generali, cioè senza  capitani che prendano in mano la situazione, che trascinino tutti oltre il muro, che rappresentino la bandiera e quindi l'idea, che siano il cuore che pulsa e che batta forte nelle zone del campo dove la battaglia infuria. 

Josè Mourinho e Jurgen Klopp che pur sono degli strateghi come lo era Chapman non hanno il loro capitano, non hanno in campo una figura carismatica, non hanno la guida che osserva lo schieramento dell'esercito nemico e nel farlo conduce i suoi al di là delle linee fino alla vittoria. Questo per Manchester United-Liverpool, per quello che ha rappresentato ed è ancora oggi, è una mancanza tecnica incredibile. Una menomazione al fascino di una rivalità storica. Un buco nero nell'universo di stelle della storia della capitaneria di una partita leggendaria. 

Incredibilmente, però, è l'unica cosa che unisce oggi, i due rivali diversi in tutto. Nella metà campo dei "diavoli rossi" Carrick non può essere Roy Keane
, l'irlandese alla "Blody Sunday" da indipendetismo isolano. E certo il duro Roy non voleva, col suo sguardo perennemente iracondo, "dipendere" da nessuno che non fosse lui. D'altronte il capitano che ha trasportato il Manchester United di Sir Alex dagli anni '90 a quelli 2000, non faceva prigionieri, niente trattive solo vittorie. Nel Manchester United oggi uno così non c'è. E oltre a non esserci il capitano più vincente manca anche quello dalla grande tecnica alla Bobby Charlton, altro Sir d'Inghilterra. 

Un'assenza quella di uno alla sir Bobby sottolineata dalla mancanza di un grande gioco d'attacco della squadra attuale, perchè un capitano vero ha il potere di condizionare e suggerire il gioco di tutti e soprattutto degli uomini del suo reparto. Il Manchester non ha più nemmeno un capitano idealista come lo fu Bryan Robson, la guida di uno United minore e nella prigionia del sogno com'era anche la nazionale inglese di allora, negli anni '80. Mancano anche i capitani alla Neville sintesi di un stagione, quelli tutto muscoli alla Vidic e, quelli pirotecnici e western alla Wayne Rooney. 

A Liverpool non stanno meglio. Il disciplinato Henderson non emoziona la Kop, e questo è il segno dell'assenza di carisma. Una data, un nome e una storia raccontano al meglio cosa deve essere il capitano del Liverpool: Steven Gerrard, maggio del 2014, Liverpool-Chelsea. Nella scivolata da ultimo uomo, nell'incompresione da campione con le sue idee, nella rincorsa disperata, nel gol subito e poi nell'assunzione di responsabilità, c'è tutta l'essenza di un campione grande che ha rappresentato magistralmente la capitaneria della "Red Army", con la fede incrollabile per la bandiera. 

Sembra un paradosso perchè viene da pensare alla Champions vinta con la più incredibile delle rimonte, viene da pensare ai tiri micidiali da fuori, viene da pensare al carisma e invece è in questa sfortunata azione che c'è tutta la grandezza del Gerrard capitano, la grandezza della devozione e del dare l'anima per la squadra. Il Liverpool, la ex squadra migliore del Regno Unito e ancora la più suggestiva, è monco e senza il suo capitano storico non ha bandiera.

Gli mancano anche altri tipi di capitano da quelli predestinati alla Emilyn Hughes che rappresentano, a partire dal 1973, l'ascesa al potere a quelli da "bravi di Don Rodrigo" alla Graeme Souness, l'orchestratore del Liverpool dominatore dell'Europa. Mancano gli imprevedibili come lo fu Matt Busby nel 1939-40, l'altro Sir della Manchester "rossa" inaspettatamente capitano dei rivali di sempre, a conferma della visione grande di Chapman.

Tra poche ore nel teatro dei sogni sarà un grande Manchester United-Liverpool per il secondo posto, grande ma non grandissimo. La ragione è semplice mancano gli incisivi, le bandiere di un'idea, i simboli degli stili di gioco, i generali, i capitani. Se negli spogliatoi di entrambe prima della partita, nel cerchio tra i giocatori, ci fosse uno che potesse dire "O capitano mio capitano" e potesse ricevere in risposta un semplice ma coraggioso "Si" allora questo Manchester United-Liverpool troverebbe il suo Professor Keating e non sarebbe incompiuto come invece è. 

@MQuaglini