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Neanche il tempo di godersi l'aggancio al Napoli in vetta e per il Milan è già tempo di rituffarsi sul campionato. Martedì a San Siro arriva il Torino, match chiave per avvicinarsi al meglio al prossimo trittico di fuoco che vedrà i rossoneri impegnati contro Roma, Porto e Inter prima della sosta. Una gara fondamentale soprattutto per provare a risolvere uno dei problemi emersi nella prima fase della stagione: i troppi gol subiti, 9 in Serie A finora (a cui si aggiungono i 6 concessi in Champions League), di cui 6 nelle ultime tre giornate (2 di media), solo tre i clean sheet totalizzati finora in tutte le competizioni (Sampdoria, Lazio, Venezia). Stefano Pioli ne ha parlato in conferenza stampa, sottolineando come la capacità della sua squadra di realizzare sempre un gol in più degli avversari stia mascherando questo limite in campionato (non in Europa, viste le tre sconfitte su tre), ma cosa c'è dietro questa tendenza?
I NODI - Spiegare l'incremento dei gol subiti con l'infortunio di Mike Maignan e la promozione di Ciprian Tatarusanu sarebbe riduttivo. Vero che il portiere francese, soprattutto dopo un avvio di stagione ad alti livelli, era arrivato a garantire ai difensori rossoneri una sicurezza costante sia per quanto riguarda le parate sia per la costruzione dal basso, ma risulta difficile imputare colpe all'estremo difensore rumeno per i 5 gol incassati tra Verona, Porto e Bologna. Altri due fattori stanno avendo un'incidenza maggiore, a partire da quello atletico. Eccezion fatta per la trasferta di Porto, dove si sono viste evidenti difficoltà fisiche, la condizione del Milan appare sempre ottima e a tratti straripante, come visto nella trasferta di Bergamo, ma i tanti infortuni stanno avendo inevitabili ripercussioni sul rendimento collettivo: manca il Kessie uomo-ovunque e frangiflutti della scorsa stagione, ha pesato nelle ultime uscite lo stop causa Covid di Theo Hernandez (con Ballo-Touré rivelatosi non all'altezza) solo per fare alcuni esempi. In secondo luogo, un atteggiamento tattico più offensivo rispetto alla passata stagione: l'esplosione di Leao sulla corsia sinistra ha dato una nuova soluzione di gioco in fase di possesso ma lascia inevitabilmente più spazi alle sue spalle rispetto a quanto offerto da Rebic la scorsa stagione (spazio riempito dalle coperture preventive di Kessie); i centrocampisti centrali si spingono più in avanti sia in fase di possesso che di pressing (si veda il recupero con gol annesso di Tonali); Saelemaekers svaria maggiormente sul fronte offensivo e i suoi tagli spalancano la strada alle discese sempre più costanti di Calabria. Di conseguenza il Milan accetta più spesso duelli individuali in copertura e qui si innesta poi un terzo nodo dato dagli errori dei singoli, che hanno caratterizzato soprattutto nelle ultime due partite con Verona e Bologna. "Attenzione tattica e compattezza" sono proprio i due tasti su cui ha battuto Pioli, intenzionato a ricostruire quel fortino che nel finale della scorsa stagione ha permesso di chiudere il campionato con zero gol subiti nelle ultime cinque giornate, un dettaglio fondamentale nel raggiungimento del secondo posto in classifica. Il Toro, in questo senso, è un avversario insidioso: dopo due giornate a secco l'attacco si è sbloccato contro il Genoa, tre gol che non hanno guarito ma quanto meno rivitalizzato la squadra di Juric che già l'anno scorso a San Siro, con il suo Hellas, imbrigliò i rossoneri e li costrinse a un complicato 2-2 in rimonta. Blindare la porta prima della sosta, la missione del Milan è definita.