Una chiamata a volte ti cambia la vita. E' successo a Raffaele Simone Quintieri, attaccante calabrese, che a 28 anni ha conosciuto la Serie A. Quella indonesiana, con la maglia del Semarang United Football Club, diventando il secondo calciatore italiano a giocare in Indonesia, dopo Beppe Accardi. A calciomercato.com "Simo" ci racconta la sua avventura.

Da dove è nata l'idea di andare a giocare in Indonesia?
Giocavo con l'Hinterreggio, dovevo dare una risposta alla Sangiovannese che aveva manifestato un interesse, ma mi ha chiamato il mio procuratore Alessandro Magni (gruppo AMSports) e mi ha detto di aspettare, che c'era questa offerta dall'Indonesia. Siamo volati a Jakarta, abbiamo incontrato il club che mi ha proposto un anno di contratto, con rinnovo automatico legato al numero di partite che giocherò. Sono rimasto colpito dalla serietà del presidente del Semarang e dal progetto della società. Ho accettato di cambiare vita, di provare una nuova avventura e sono convinto di aver fatto la scelta giusta. Anche Giorgio Chiellini, con cui ho giocato, mi ha chiamato per farmi l'in bocca al lupo. Qui è tutto fantastico. Ringrazio tanto il mio agente Alessandro, ha fatto tanto per me.

I tifosi come ti hanno accolto?
Sono rimasto stupito dall'accoglienza. All'aeroporto c'erano 400 tifosi ad aspettarmi, sembravo Ibrahimovic. Il calcio in Indonesia è molto seguito, ogni domenica gioco davanti a 25-30mila spettatori, è davvero fantastico. Se passeggio per strada tutti mi chiedono l'autografo, vogliono fare foto come me, cantano il mio nome. La gente non è invadente, rispetta la tua volontà e i tuoi spazi, ma ha grande entusiasmo. Il calcio sta crescendo molto.

Com'è giocare per il Semarang United?
E' davvero una grande esperienza. C'è una nuova Lega, un nuovo campionato con sponsor importanti, iniziato da poco. Ho giocato due partite, non ho ancora fatto gol, ma il mister è contento e sono soddisfatto di quello che ho fatto.

La rosa è competitiva, i giocatori locali sono buoni per la nostra C2,  mentre gli stranieri fanno la differenza. Oltre ai brasiliani, c'è un angolano (Amancio Fortes ndr), seguito dal Benfica. L'obiettivo del club è raggiungere i preliminari della Champions League asiatica, per il momento abbiamo 3 punti in due partite. Questo weekend riposiamo, poi giocheremo a Bali.

Sono cambiate le tue abitudini.
Qui è tutto diverso rispetto all'Italia. Ho tutto quello che mi serve, la società è sempre a disposizione, mantiene quello che promette e non ti fa mancare nulla. Ho una casa con il maggiordomo, un'autista mi viene a prendere a casa per portarmi all'allenamento. Prima di ogni allenamento ognuno di noi, per dieci minuti, prega il Dio in cui crede, poi c'è la seduta e al termine altri dieci minuti di preghiera. Poi l'autista mi porta a casa a fare la doccia. Una cosa che mi ha colpito molto è la grande allegria che c'è nella squadra, nel gruppo. L'allenatore vuole che si faccia tutto con il sorriso. Una volta sono stato "rimproverato" perchè in allenamento ho segnato un gol e non ho esultato.

Questa nuova avventura è una rivincita?
Si,è una rivincita personale. Quando ero nelle giovanili del Livorno Gianluca Signorini mi diceva che avevo le qualità per giocare in Serie A. Poi si è ammalato, sono cambiate tante cose ed io ho commesso degli errori. Mi sono perso un pò. E' arrivata l'opportunità di giocare da protagonista in Indonesia e ho detto di sì. Quando sono entrato in campo, con il Semarang, davanti a 30 mila spettatori, ho pensato a Gianluca (Signorini ndr). Sarebbe stato felice per me.